Cani alla catena: maltrattamento nascosto

Vedere la situazione dei cani in alcuni paesi dell’America Centrale può essere uno shock per chi viene dall’Europa. Chi di noi ha un cane, lo considera alla stregua di un familiare che può girare liberamente per casa; un amico a cui si fa il bagno, si dà il cibo, si prestano cure mediche. È difficile accettare la consuetudine della catena per i cani.

In alcuni paesi del Centro America, invece, gli animali, in questo caso i cani, sono visti come un soprammobile o parte dell’arredamento. Ci sono persone che hanno a stento i mezzi per mantenere la famiglia, ma possiedono vari cani. Cani denutriti, che non possono entrare in casa e che spesso sono tenuti continuamente alla catena.

Viene da chiedersi perché non vengano puniti dalla legge: non si tratta forse di maltrattamento? Senza contare che insegnano già ai bambini a colpire i cani con il bastone e permettono loro mille barbarie. Purtroppo, in questi paesi pare che non esistano leggi specifiche oppure, se esistono, non vengono applicate.

Conseguenze della catena sui cani

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Autore della foto: Jon Hurd

I padroni che mettono in atto questa forma di maltrattamento non capiscono che un cane alla catena soffre dal punto di vista fisico, psichico ed emotivo.

Il cane, innanzitutto, può arrivare a ferirsi nel tentativo di raggiungere una distanza maggiore di quella consentita dalla catena. La catena, difatti, può lasciare segni indelebili sul corpo dell’animale, come il diradamento del pelo nella zona di contatto, senza possibilità di ricrescita.

Un cane incatenato può soffrire di depressione, diventare aggressivo o cadere in uno stato di tristezza profondo che lo porta a rifiutare il cibo o addirittura a morire.

Non sarà mai un animale socievole: viene privato del calore umano e di quello dei suoi simili. Il cane, invece, è una creatura che ha bisogno di amore, amicizia e attenzione.

Si tratta, senza dubbio, di una forma di maltrattamento sommerso che bisogna denunciare.

Cani alla catena? Denunciate il maltrattamento

In Spagna esiste un’organizzazione chiamata “Sen Cadeas”, che in galiziano significa senza catene. Si occupa di raccogliere casi di maltrattamento animale e di portarli davanti al giudice. L’intento è quello di far sì che l’animale venga liberato e dato in adozione ad un’altra famiglia. E fare in modo che il padrone che si comporta male venga punito dalla legge.

Le denunce possono essere fatte attraverso Internet, in modo molto semplice. Vengono chiesti unicamente il nome, cognome, indirizzo e email. I dati di chi sporge denuncia restano confidenziali e si può decidere che restino nascosti anche in caso di  processo.

Esiste una sezione in cui è possibile allegare fotografie del cane vittima del maltrattamento. Si tratta di una buona idea, dal momento che le immagini diventano una prova sicura che aiuta l’organizzazione a intervenire rapidamente e in seguito il giudice a emettere una sentenza.

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Autore della foto: Jan Truter

L’organizzazione Sen Cadeas è aperta al dialogo. Il primo passo è quello di inviare a casa della persona denunciata forze dell’ordine o esperti sul maltrattamento degli animali. In questa fase si spiega al padrone perché l’animale soffre e gli si consiglia di cambiare atteggiamento. Se il maltrattamento del cane prosegue, viene fatta una denuncia formale che porta il padrone davanti al giudice.

L’obiettivo principale è far capire a queste persone che i cani sono esseri viventi con necessità fisiche ed emotive specifiche. Legare un cane alla catena significa privarlo della possibilità di soddisfare tali bisogni.

In Spagna il lavoro di questa associazione è facilitato dal fatto che esiste una legge specifica contro questo tipo di maltrattamento. Speriamo e desideriamo che tutti i paesi del mondo in cui ancora non esistono tali leggi o non vengono applicate, si attivino al più presto.

Dobbiamo arrivare a condividere il pianeta con il resto degli animali, come amici e non come padroni.