Costa Rica è il primo paese a chiudere gli zoo e proibire la caccia sportiva

Costa Rica è un piccolo stato, ma compensato da una grande biodiversità. Nelle sue foreste lussureggianti vivono oltre 500 mila specie viventi, circa il 5% di tutte le specie classificate del pianeta. Costa Rica ora è il primo paese ad aver preso una decisione coraggiosa: chiudere tutti i giardini zoologici e proibire la caccia sportiva.

Fino a poco tempo fa erano molti gli animali chiusi in gabbia nei diversi zoo del paese. Il governo ha cominciato a pianificare la chiusura progressiva dei suoi giardini zoologici e la liberazione degli animali.

Ricordate uno dei più tristi simboli della cattività, l’orso polare Arturo, chiuso in uno spazio angusto, nello zoo argentino di Mendoza?

Chiusura degli zoo e trasformazione degli spazi

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Autore della foto: Gustavo Garza Ont

La chiusura annunciata entrerà in vigore al termine dei contratti stipulati tra il governo e le società che gestiscono gli zoo. Le strutture che attualmente ospitano gli animali, diventeranno parchi urbani dove alcune specie potranno vivere in libertà. È il caso del giardino zoologico Simón Bolívar e del centro conservativo di Santa Ana.

Uccelli, mammiferi, rettili e insetti verranno trasportati nei luoghi più idonei. Il governo, al momento, sta raccogliendo tutte le proposte. La maggior parte di questi animali potrà essere reinserita nelle riserve forestali del paese. Gli esemplari che non potranno essere rimessi in libertà, saranno inviati alle oasi protette o nei centri di recupero.

Questo programma sarà accompagnato da una legislazione adeguata, che servirà a proteggere gli animali da una vita di schiavitù.

Per quanto la chiusura di tutti gli zoo del mondo e la liberazione degli animali sia ancora lontana, molti paesi stanno adottando buone iniziative. Ad esempio, l’India ha recentemente vietato gli spettacoli con i delfini, allineandosi a Costa Rica, Ungheria e Cile.

Costa Rica vieta la caccia sportiva

Questa proposta di legge è stata approvata all’unanimità dal Congresso di Costa Rica e proibisce anche la caccia sportiva. L’obiettivo principale è proteggere la fauna selvatica, tra cui diverse specie di grandi felini a rischio di estinzione.

I cacciatori che non rispetteranno la legge andranno incontro a pene detentive e pesanti sanzioni.

Cacciatori da tutto il mondo da sempre considerano la Costa Rica come una riserva per la caccia di giaguari e puma. Per alcuni di loro si tratta di un passatempo o uno sport, per altri di un’attività lucrativa; i cuccioli di questi felini vengono catturati e venduti sul mercato nero come animali da compagnia. Stessa sorte per numerose varietà di pappagalli, catturati e spediti in tutto il mondo.

Un’iniziativa popolare

La tutela giuridica degli animali, già attiva da adesso, è nata da un’iniziativa spontanea degli abitanti della Costa Rica; da diverso tempo era sorta una mobilitazione popolare per la tutela degli animali autoctoni. Nell’ultima campagna sono state raccolte quasi 200.000 firme.

Adesso, chi trasgredisce questa legge sarà punito con un massimo di quattro mesi di carcere e multe fino a 3.000 dollari.

Panorama attuale e animali a rischio di estinzione

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Aumentano ogni anno le specie in via di estinzione; molte di esse stanno scomparendo a causa dei cambiamenti climatici, le grandi opere e la caccia. In una stima a brevissimo termine, è stato calcolato che più di dieci specie potrebbero scomparire entro il 2016, soprattutto per colpa del commercio e della caccia sportiva.

La legge della Costa Rica per la protezione degli animali rappresenta un passo avanti unico ed esemplare nel campo della tutela ambientale. Più in generale, l’America Latina sta cominciando a prendere misure importanti volte a proteggere la biodiversità e il benessere degli animali. Ricordiamo che sul continente americano si concentra gran parte della flora e della fauna del pianeta.

Il governo di Costa Rica si è fatto garante di un corretto inserimento nella natura di tutti gli animali attualmente chiusi nei giardini zoologici, soprattutto gli esemplari nati già in cattività. A questo fine sono stati pensati centri di recupero e oasi protette, senza esposizione al pubblico, che potrebbe causare ansia e stress agli animali.