Dall’Argentina all’Africa: storia del dottore degli elefanti

Questa è la storia di Nicolás Davio, un giovane veterinario argentino che andò in Africa per curare gli elefanti. Nato a Baradero, un paese della provincia di Buenos Aires, e laureato in Scienze Veterinarie, con medaglia d’oro al miglior voto, all’Universidad de La Plata, a trentasette anni lasciò la sala operatoria dove operava cani e gatti e prese un volo con destinazione Kenya.

Leoni ed elefanti: dal sogno alla realtà

elefante

Davio racconta che, da bambino, sognava di curare i leoni nel continente africano. Alla fine si è ritrovato a prendersi cura di elefanti vittime della caccia furtiva e del commercio di avorio.

Per riuscire a compiere il suo sogno, Davio dovette aspettare cinque ore al giorno, per due lunghe settimane, davanti all’ufficio del direttore dell’Area di Veterinaria del Servizio di Fauna del Kenya, il quale non si fidava delle intenzioni di un argentino bianco e, per di più, biondo.

Alla fine, il direttore decise di dargli un’opportunità e Davio ebbe così la possibilità di trascorrere due mesi nel Parco Nazionale di Tsavo, che copre una superficie pari a  250.000 ettari, in cui vivono 12.000 elefanti.

Nicolás Davio, un giovane veterinario argentino che andò in Africa per prendersi cura degli elefanti vittime della caccia furtiva e del commercio di avorio.

Curare gli elefanti: un’esperienza

Davio svolse le mansioni di veterinario “di campagna”, e si occupò anche del servizio di accoglienza per quegli esemplari che, a causa della caccia furtiva, restano feriti oppure orfani.

A causa del commercio illegale di avorio, questi animali subiscono una morte violenta e crudele, generalmente per mano di persone del posto che, in cambio di un compenso spesso misero, si sbarazzano volentieri di questi pachidermi, che di solito distruggono i loro raccolti.

Le conseguenze più drammatiche toccano proprio ai cuccioli di elefante, dal momento che restano traumatizzati e sconsolati, dopo aver assistito alle violenti morti delle loro madri.

Proprio su di loro si concentrarono gli sforzi del giovane veterinario argentino. Grazie allo zelo dimostrato nel suo lavoro, Davio ricevette una raccomandazione dal direttore generale del Servizio di Fauna, che gli permise di continuare a collaborare definitivamente con il Kenya Wildlife Service, l’ente statale responsabile della gestione dei parchi e della protezione di fauna e flora selvatica.

Gli elefanti, vittime di un commercio crudele

Secondo i dati delle statistiche, ogni quarto d’ora, nel continente africano, viene ucciso un elefante, per ottenere il prezioso avorio dei suoi incisivi, erroneamente chiamate zanne. E nonostante questi animali siano presenti sulla terra da più di 60 milioni di anni, corrono il pericolo di estinguersi nel 2025, se non viene messo un freno a questo massacro.

Gli elefanti sono vittime di cacciatori furtivi che si dedicano a rifornire un mercato in continuo aumento, che richiede avorio per soddisfare la nuova borghesia asiatica, nonostante la severa proibizione a livello mondiale di utilizzare questo tipo di materiale.

Si stima che l’avorio illegale che si riesce a requisire è soltanto una parte di tutto il volume coinvolto nel contrabbando. Inoltre, negli ultimi tempi, è stato registrato un aumento di materiale requisito.

Usi dell’avorio

L’avorio è un materiale molto apprezzato in paesi come la Cina. Viene utilizzato, in genere, nell’elaborazione di:

  • Braccialetti
  • Portagioie
  • Utensili da tavolo
  • Figure ornamentali
  • Tasti per pianoforti
  • Tessere del domino e pezzi degli scacchi
  • Statuine
  • Manici di spazzole

In difesa degli elefanti

elefanti nella savana

Anno dopo anno, governi e associazioni, sia pubbliche che private, si mobilitano, mettendo a disposizione fondi e promuovendo campagne per cercare di porre fine al massacro degli elefanti e tentare di sensibilizzare, in particolar modo, la società cinese e vietnamita, le maggiori responsabili della ingente richiesta di avorio.

Tuttavia, nonostante gli sforzi di tali istituzioni, uniti al lavoro di diversi professionisti e volontari, questi  giganti di sette tonnellate e dalla memoria di ferro, continuano ad essere vittime della vanità umana, un destino che condividono con altre specie, ugualmente a rischio.

È così che queste creature innocenti vengono assassinate, per poter sfruttare le loro pelli o le loro corna, che avrebbero delle proprietà afrodisiache. O magari per essere esposte come trofei, da cacciatori che uccidono impunemente e poi dicono che si tratta di uno sport.

In contrapposizione, esiste il lavoro silenzioso di molti amanti degli animali che, come Davio, danno il meglio di loro per cercare di frenare e cambiare questa situazione davvero penosa.