Il nemico numero uno delle specie a rischio di estinzione

Una preoccupazione che serpeggia ormai da molto tempo nel mondo scientifico è stabilire se ci stiamo avvicinando pericolosamente a una nuova estinzione di massa. Le estinzioni di massa altro non sono che eventi che hanno causato un imponente sovvertimento dell’ecosistema con la scomparsa dell’oltre il 75% delle specie di animali e botaniche come avvenne nel Cretaceo-Terziario con la scomparsa dei dinosauri.

La situazione è preoccupante se consideriamo che attualmente esistono ben 2448 specie a rischio di estinzione, delle quali 1665 vertono in uno stato critico.

Per determinare che una specie è a rischio di estinzione, si ricorre a un indicatore chiamato “stato di conservazione” che tiene conto della popolazione attuale, in cattività e in libertà, e la possibilità reale che una specie possa esistere a breve o medio termine. 

I fattori che sono presi in considerazione in queste ricerche sono le tendenze di riproduzione, in un intervallo lungo di tempo, la presenza di predatori e i cambiamenti dell’habitat.

Senza dubbio l’intervento dell’uomo ha influito negativamente su migliaia di specie: molte sono in pericolo e a rischio di estinzione. Ciò è dovuto a due fattori che ancora non sono riusciti a controllare, nemmeno dopo l’introduzione delle politiche di conservazione. Questi due fattori sono: la depredazione selvaggia delle specie e la perdita dell’habitat naturale. 

La depredazione delle specie

tartaruga

La specie a cui apparteniamo, l’uomo, dovrebbe vergognarsi di essere l’unico animale che uccide per divertimento, saccheggia e razzia senza nessun bisogno e spreca le risorse senza criterio. Nonostante ci vantiamo di essere animali razionali. Questi tipi di comportamenti fanno sì che l’uomo non sia altro che una piaga per il pianeta.

Alcuni comportamenti che rientrano nella depredazione sono:

La caccia indiscriminata: Dato che non si segue un processo di selezione delle prede, accade che moltissimi animali si feriscano o che muoiano. Si caccia senza pensare se le prede siano commerciabili o meno. Spesso gli animali abbattuti vengono scartati semplicemente perché non erano l’obbiettivo della caccia, come accade per esempio con le reti da pesca a strascico.

Bracconaggio: Per esempio la pesca con esplosivi.

La caccia eccessiva: Questa è la pratica che più ha minacciato gli animali, in special modo le specie cacciate per la pelle, le ossa o perché i collezionisti ritengono che gli animali sono trofei e non esseri viventi.

Domanda eccessiva: È ciò che ha portato al limite dell’estinzione animali come le balene, le foche e i delfini. Questi animali vengono usati per l’elaborazione di prodotti che usiamo quotidianamente. Vengono realizzate vere e proprie razzie con il fine di soddisfare la richiesta esorbitante dei consumatori.

Perdita dell’habitat naturale

orso-panda

È sempre più frequente sentir parlare di incontri ravvicinati con gli animali selvatici (orsi, tigri, leoni, ecc.), cosa che nel passato era abbastanza inusuale. Questo accade perché l’essere umano si espande sempre di più. Vivendo in un pianeta sovrappopolato, l’espansione delle città, le industrie, il commercio, l’agricoltura, gli allevamenti intensivi e i disboscamenti, hanno ridotto drasticamente lo spazio vitale di migliaia di specie.

Gli ecosistemi sono estremamente delicati e anche il minimo cambiamento altera la catena alimentare e i cicli riproduttivi, portando alla morte diretta di molti animali e alla scomparsa di altri. Gli ecosistemi sono delle vere e proprie catene che coinvolgono tutte le specie, animali e vegetali, il clima e le altre condizioni vitali di determinate categorie.

Cosa fare per porvi rimedio

Dobbiamo renderci conto che sono proprio i gesti quotidiani legati al consumo, la principale causa del problema. Riciclare, comprare case già costruite, evitare di acquistare oggetti o prodotti che contengono sostanze ricavate dagli animali a rischio di estinzione (per esempio la maggior parte dei cosmetici sono a base di grasso di balena, ce ne sono moltissimi a base di grassi minerali, trovarli non è difficile), non comprare animali esotici per tenerli come animali da compagnia, denunciare ogni comportamento che possa nuocere al pianeta (cattiva manipolazione dei rifiuti, contaminazione di falde acquifere, ecc.) sono solo alcune delle azioni che potrebbero portarci ad una soluzione. Bisogna parlarne e appoggiare, anche se solo attraverso le reti sociali, le istituzioni e le associazioni che lottano per la conservazione delle specie.