Agroecologia: possiamo ancora salvare il pianeta?

30 ottobre, 2020
L'agroecologia promuove la biodiversità globale e la conservazione degli ecosistemi, senza trascurare i bisogni umani e il nostro modo di vivere.

Di fronte alla sovrappopolazione del pianeta, i sistemi agricoli a coltivazione intensiva riescono a garantire cibo a miliardi di persone in tutto il mondo. Tuttavia il prezzo da pagare è fin troppo alto: deforestazione, contaminazione delle falde acquifere, perdita della biodiversità e desertificazione. L’agroecologia nasce per contrastare questi effetti e salvare l’ambiente.

Un nuovo approccio ecosostenibile

Si potrebbe pensare che questa disciplina sia nata di recente, in seguito agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico. Invece, la teorizzazione delle prime procedure e delle prime tecniche agroeconomiche come una nuova forma di fare agricoltura risalgono al 1920.

Da allora, questa branca dell’agraria propone un approccio verso lo sviluppo sostenibile, offrendo soluzioni reali ai problemi locali e dando più potere ai produttori. Continuate a leggere per approfondire l’argomento.

Gregge di pecore al pascolo.


La biodiversità delle risorse naturali

Oggi, sono tre i tipi di colture che coprono il 50% del fabbisogno della popolazione mondiale: riso, grano e mais. Nel frattempo, la diversità genetica degli altri tipi di colture, del bestiame, nonché di milioni di specie animali e vegetali selvatiche sta rapidamente scomparendo.

I sistemi agroecologici, al contrario, promuovono la biodiversità. Da una prospettiva biologica, si può affermare che l’agroecologia migliora la varietà delle specie in un ambiente specifico.

Pertanto, le colture vengono sviluppate dove c’è un maggior numero di specie, inclusi arbusti e alberi. Altre azioni intraprese per aumentare la biodiversità locale sono:

  • Colture a rotazione, soprattutto dei legumi, che aumentano naturalmente l’azoto nel terreno grazie alla loro simbiosi con i batteri.
  • Sistemi di allevamento del bestiame che migliorano il benessere delle specie e delle razze locali, piuttosto che di quelle da importazione.
  • Per quanto riguarda la piscicoltura, deve seguire lo stesso modello dell’allevamento del bestiame.

Condivisione della conoscenza: le basi dell’agroecologia

Le pratiche agroecologiche non seguono un unico modello, ma dipendono dal contesto ambientale, sociale, economico, culturale e politico della singola regione.

Lo scambio di conoscenze tra agricoltori, ad esempio, è una delle basi che sostiene questo tipo di sistema. In questo modo, la realizzazione delle innovazioni si basa sull’esperienza e la conoscenza delle persone coinvolte in prima persona, cioè di chi lavora la terra, oltre al supporto scientifico.

Una sinergia e un’azione congiunta che rafforza tutti

Insomma, la sinergia dell’agroecologia fa sì che tutte le azioni svolte affrontino un problema comune: un clima sempre più mutevole, al fine di contrastare gli effetti dell’accelerazione del cambiamento climatico.

Pertanto, i sistemi agroecologici sono progettati per combinare colture perenni e annuali, bestiame, animali acquatici, suolo, risorse forestali, acqua e altre componenti del paesaggio agricolo. Ognuno, quindi, il suo posto e tra loro c’è un rapporto di intercambio positivo che favorisce la lotta al cambiamento climatico.

L’agroecologia come sistema più efficiente e di riciclaggio

Uno dei maggiori problemi che nasce dall’agricoltura tradizionale è l’eccesso di composti azotati usati come fertilizzanti nelle colture. Il 50% di questo azoto viene assorbito dalle piante, ma il resto si perde nella terra e finisce per contaminare le acque.

Le coltivazioni a rotazione che includono i legumi risolverebbero questo problema, poiché usano una quantità sufficiente di azoto e lo rendono disponibile per le colture successive. Qui entrerebbe in gioco la capacità di riciclo dell’agroecologia.

I fertilizzanti chimici ricchi di azoto hanno costi economici e ambientali elevati. Implementando l’uso della rotazione, si possono ridurre questi sprechi in modo esponenziale. In natura, il termine rifiuti non esiste, poiché tutto serve o è benefico per determinate specie.

L’agroecologia rafforza i valori umani e sociali

L’agroecologia protegge e migliora lo stile di vita rurale, l’uguaglianza tra le persone e il benessere sociale. Questi fattori sono essenziali per un sistema agricolo sostenibile.

Donna in un campo.

Tuttavia, se gli agricoltori vengono maltrattati, specialmente quelli dei paesi in via di sviluppo, un sistema del genere non può funzionare. Bisogna cambiare il modo di pensare e smetterla di considerare i contadini solo come un mezzo per produrre per altri che non valorizzano il loro lavoro o il loro tempo, tanto meno la biodiversità.

Qui entrano in gioco i governi, che dovrebbero trovare un modo efficace per proteggere i propri cittadini. Le leggi internazionali che difendono la natura e i diritti umani sono assolutamente necessarie per mettere in atto i principi dell’agroecologia.

Solo così possiamo seguire una dieta sana e diversificata culturalmente appropriata. In altre parole, incoraggiare il consumo di prodotti locali che arricchiscono le persone e la cultura, oltre a tutelare la biodiversità delle specie.

Questo crea anche una rete di commercio locale, circolare e solidale.

Agroecologia, la transizione verso un’agricoltura sostenibile

L’agroecologia sta diventando una necessità nella maggior parte dei paesi sviluppati, così come nei paesi in via di sviluppo. Il cambiamento climatico è inarrestabile, così come l’aumento della temperatura globale, la mancanza di terre coltivabili e l’aumento della popolazione mondiale.

Un sistema agricolo sostenibile si configura come una tregua per il pianeta, e non è altro che un modo per insegnare alla popolazione mondiale che è possibile vivere in modo più sano, sia per noi che per la Terra.

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