I cavalli dormono in piedi o sdraiati?

· 30 Marzo 2019
I cavalli dormono in un modo o nell'altro a seconda delle circostanze, poiché il loro istinto li mantiene sempre all'erta e pronti a difendersi da eventuali pericoli

Tutti gli animali hanno bisogno di riposarsi e lo fanno in molti modi diversi. Volete sapere se i cavalli dormono in piedi o sdraiati?

In questo articolo risponderemo alla domanda: i cavalli dormono in piedi o sdraiati?

Caratteristiche del riposo equino

Prima di spiegare se i cavalli dormono in piedi o sdraiati, è necessario fare una breve premessa sul loro riposo. A differenza di ciò che accade ad esempio con i felini, che possono dormire profondamente per un giorno intero dopo aver mangiato, i cavalli non godono di questo “lusso” e rimangono sempre all’erta per evitare eventuali pericoli.

Non importa se l’animale è in piedi o sdraiato, con gli occhi aperti o chiusi: presterà sempre attenzione a ciò che accade intorno a lui e sarà sempre pronto a sfuggire ai pericoli.

Per questo motivo è un po’ difficile determinare quante ore al giorno dormono i cavalli. In generale, si stima che i puledri riposino 30 minuti ogni ora (cioè 12 ore al giorno), che gli esemplari giovani dormano 15 minuti ogni ora (sarebbero 6 ore al giorno) mentre gli adulti dormono 3 ore al giorno.

È bene sapere anche che i cavalli dormono di più quando fa caldo, se sono malati o se sono puledri o anziani. Inoltre, il fattore ambientale è determinante per il loro riposo, poiché la luce e l’oscurità sono correlate rispettivamente ai periodi di veglia e sonno.

Altri motivi per cui gli equini possono dormire più o meno sono: il periodo dell’anno, l’arrivo del caldo, la gravidanza o l’allattamento.

Cavallo riposa

Ma come fanno a dormire in piedi? Grazie a ciò che è noto come “apparato passivo statico”, che è presente nelle zampe posteriori e li mantiene in equilibrio.

Per fare questo, la rotula si blocca sopra il femore e blocca il garretto, che a sua volta alleggerisce il peso sugli arti. Questo apparato funziona anche quando l’animale è sveglio, quindi non si stanca come una persona che è stata in piedi tutto il giorno.

Quindi, i cavalli dormono in piedi o sdraiati?

In realtà, lo fanno in entrambi i modi, ma ciò che fa la differenzia è la “profondità” del sonno. In pratica, il cavallo può dormire in piedi senza perdere l’equilibrio, ma il suo sonno si trova nella fase REM (Rapid Eye Movements in inglese).

In questa fase gli occhi si muovono molto velocemente e alcuni esemplari possono muovere le gambe come se stessero trotterellando sul prato. Quando si sdraiano, i cavalli lo fanno su un lato o appoggiando il petto a terra, con lo scopo di rilassare completamente i muscoli.

Durante i loro periodi di riposo giornalieri, i cavalli possono avere tra due e quattro cicli di sonno e svegliarsi tra di loro per continuare a rimanere all’erta per sopravvivere. Vale anche la pena notare che questi animali possono svegliarsi molto più velocemente di altri dal loro “pisolino” e avere la possibilità di scappare dal pericolo in pochi secondi.

Fase REM cavallo

Si ritiene che i cavalli dormano profondamente per risparmiare energia, ricordare qualcosa che hanno imparato o purificare il cervello da determinate sostanze chimiche, come succede con altri esseri viventi, inclusi gli esseri umani.

Altri animali che dormono in piedi

Non solo i cavalli dormono in piedi: ci sono diverse specie di mammiferi che hanno la stessa abitudine. Tra questi possiamo menzionare mucche, asini, bisonti, bufali, alci, cervi, gnu, renne, gazzelle, elefanti, rinoceronti e giraffe.

Anche alcuni uccelli possono riposare senza dover sdraiarsi. Ad esempio, anatre, galline, fenicotteri, passeri, piccioni, canarini, gabbiani, cicogne, rondoni e tortore.

Se volevate sapere se i cavalli dormono in piedi o seduti, ecco qui la risposta: possono farlo in entrambi i modi, anche se con una diversa intensità.

Carson, K., & Wood-Gush, D. G. M. (1983). Equine behaviour: II. A review of the literature on feeding, eliminative and resting behaviour. Applied Animal Ethology. https://doi.org/10.1016/0304-3762(83)90139-6