Il cercocebo moro: il primate "testarossa" in via di estinzione

21 novembre, 2020
Il cercocebo moro è un primate che non lascia di certo indifferenti, con il suo sguardo intelligente e l'inconfondibile "cappello" rosso che lo contraddistingue da tutti gli altri.

Più passano gli anni più sembra affievolirsi la speranza che il cercocebo moro sparisca dalla lista degli animali in pericolo di estinzione. Il suo habitat naturale è ormai ridotto a una piccola estensione in Nigeria, Camerun e Gabon, in prossimità della costa dell’Oceano Atlantico.

In generale, la selva e le paludi di mangrovie sono l’habitat preferito da questo primate, dove vive con tutta la famiglia e trova riparo tra le fronde della fitta vegetazione. I gruppi di cercocebo moro sono molto numerosi e possono ospitare fino a 70 esemplari. Scopriamo di più.

Pelliccia inconfondibile

La famiglia dei primati della classe mammalia è molto ampia, ma pochi tra i suoi membri sono così facili da identificare come il cercocebo moro, grazie all’inconfondibile colore rosso che circonda la parte alta della sua testa.

I colori predominanti nella sua pelliccia sono il grigio, presente sul dorso, e il bianco principalmente sul ventre; questa colorazione lo porta ad avere una simpatica testa nera dalle guance bianche.

Esemplare di cercocebo moro in cerca di cibo su un ramo.

La corporatura atletica e magra lo rende particolarmente abile nel muoversi tra le chiome degli alberi, e la sua enorme coda lo aiuta ad equilibrare il peso del corpo, che va dai 5 ai 13 chili. A differenza della maggior parte dei primati, i maschi e le femmine di cercocebo moro hanno peso e dimensioni simili.

La sua lunghezza media, tra i 50 ai 75 centimetri, e le sue lunghe braccia e gambe, gli conferiscono un’agilità notevole per muoversi tra i rami più sottili. Proprio grazie a questa caratteristica non è preda facile per nessuno.

Alimentazione e comportamento del cercocebo moro

Il fatto che sia onnivoro lo rende un autentico opportunista, pronto a cibarsi di qualsiasi cosa gli capiti a tiro. La sua dieta è basata principalmente su frutta e arbusti teneri, ma ama anche i semini, le uova di uccelli e i piccoli invertebrati come le lumache.

Femmina di cercocebo in cerca di cibo con il suo cucciolo.

La sua potente mandibola gli permette di ingerire i frutti dalla buccia più dura, cosa che altri animali non riescono a fare e che gli garantisce l’esclusiva su una grande varietà di cibo.

All’interno dei numerosi gruppi in cui vive comandano le femmine. Sono loro le incaricate di stabilire le gerarchie tra esemplari adulti e cuccioli, e sono pronte ad affrontare chiunque non sia disposto ad occupare il posto assegnato.

I maschi sono più dinamici e possono allontanarsi dal gruppo percorrendo lunghi tratti. Un gruppo di maschi rimane invece sempre attaccato alla tribù, per difenderla prontamente. Di norma marcano il territorio con potenti grida che intimoriscono chiunque si accinga ad occuparlo.

Hanno una capacità vocale ricca e varia, dimostrazione di grande intelligenza. Sono capaci di comunicare tra loro anche a 100 metri di distanza, anche se talvolta è inevitabile lo scontro tra gruppi diversi.

Programma attuale per prevenirne l’estinzione

La perdita di habitat dovuta alla deforestazione è il principale motivo della riduzione delle popolazioni di cercocebo moro. Un altro problema è il consumo in costante aumento della loro carne da parte delle popolazioni locali, fomentato da un fenomeno di caccia non controllato che minaccia ancora di più la loro popolazione.

Cercocebo moro vocalizza in cima a dei rami.

La bassa natalità non migliora di certo la situazione; le femmine danno alla luce un cucciolo alla volta e richiedono una gestazione di 170 giorni. I cuccioli di cercocebo moro nascono senza peli e sono pressocché indistinguibili rispetto ad altre specie. L’indistinguibile “cappello” rosso comincia a spuntare una volta adulti.

L’età media di queste scimmie giocherellone va dai 25 ai 30 anni, come la media di altri primati, anche se in cattività possono superare facilmente questa cifra. Attualmente, lo Zoo di Barcellona è uno dei siti principali per la conservazione della specie: qui la situazione è controllata per evitarne l’estinzione.

Contrastare la caccia illegale di questo tipo di primati e ridurre l’abbattimento degli alberi nel loro habitat significherebbe salvare una delle specie di scimmia più minacciate al giorno d’oggi. Purtroppo, la loro situazione non è affatto promettente.