Il gorilla di montagna, un primate unico

Sono molte le specie di animali di cui vale la pena parlare. Ma alcune hanno una storia naturale e un rapporto con l’uomo unici. Richiamano con forza la nostra attenzione. Senza dubbio, il gorilla di montagna è uno di queste.

Il gorilla di montagna: l’origine

Prima di iniziare a scoprire assieme questo incredibile primate (Gorilla beringei beringei), è giusto spendere qualche parola sulla sua tassonomia. Il termine “gorilla” comprende due specie animali:

  • il gorilla occidentale, con le due sottospecie gorilla delle pianure e gorilla di Cross River;
  • il gorilla orientale, con le sottospecie gorilla delle pianure e gorilla di montagna.

Proprio di quest’ultimo ci occuperemo nel nostro articolo. Il gorilla di montagna è dunque una sottospecie del gorilla orientale. Attualmente ne esistono solo due popolazioni selvatiche. Una si trova sulle antiche montagne Virunga mentre l’altra è localizzabile nella foresta di Bwindi, in Uganda.

Dopo l’arrivo in Europa di molti teschi che hanno permesso la loro classificazione, alla fine del XVIII secolo, il naturalista Carl Akeley convinse Alberto, Re del Belgio, a costruire un accampamento sulle Montagne del Virunga. George Schaller avviò quindi i primi studi dedicate a questa specie, aprendo la strada alla leggendaria Dian Fossey. Grazie all’estremo sacrificio di questa zoologa statunitense, i gorilla di montagna vennero salvati dall’estinzione.

Perché il gorilla di montagna è unico?

Per il fatto di avere una pelliccia più spessa e lunga, di maggiore densità rispetto agli altri gorilla, questo primate è realmente particolare. Gli scritti della Fossey dimostrano che questi animali vivevano all’interno di giungle impenetrabili, circondati da una fitta nebbia. Per millenni sono riusciti a sfuggire al minaccioso sguardo della civiltà occidentale.

Questa specie, totalmente isolata, ha sofferto di consanguineità per migliaia di generazioni, un aspetto spesso molto dannoso per le popolazioni di animali selvatici. L’incrocio costante con esemplari aventi geni simili, può rendere le nuove generazioni più deboli di fronte a cambiamenti repentini del clima o particolarmente inclini ad alcune malattie.

Mamma di Gorilla di montagna col suo piccolo sul dorso

Inoltre, l’endogamia produce la comparsa di patologie genetiche e persino malformazioni. Dian Fossey stessa registrò, nei suoi quaderni, che distinguevano i lignaggi dei gorilla dalle deformazioni. Come la presenza di sei dita nelle mani, un chiaro segno del costo genetico di questa vita trascorsa in pieno isolamento.

Il prezzo della fama dei gorilla di montagna

Questa specie era sull’orlo dell’estinzione, ma gli sforzi ambientalisti di Dian Fossey e di altri scienziati hanno portato le popolazioni a raddoppiare. Nonostante ciò, il pericolo è ancora molto alto, e una squadra veterinaria, nota come i medici dei gorilla, si prende cura di questi animali, costantemente.

La vita di Dian Fossey e la sua coraggiosa storia ha fatto sì che i gorilla di montagna finissero sotto i riflettori del mondo. Oggi esiste un certo mercato turistico a loro dedicato, il che significa che i gorilla non hanno solo cure veterinarie, ma anche molte telecamere che li riprendono e testimoniano la loro importanza. Con i maggiori proventi è possibile proteggerli in modo più completo. L’unico problema sono le possibili malattie umane a cui i gorilla sono vulnerabili. Il contatto con i turisti aumenta questa possibilità, per via del forte desiderio di conoscere questi incredibili gorilla.

Alcuni virus e malattie respiratorie di origine umana hanno causato la morte di diversi esemplari. Oggi, l’habitat dei gorilla si riduce costantemente per l’aumento delle zone abitate. Per evitare possibili contagi, i turisti sono spesso costretti a indossare una maschera e mantenere una certa distanza da questi animali.

Gorilla di montagna adulto

Questo peculiare modo di preservare la natura ha fatto si che alcuni turisti rifiutino con violenza le misure previste. Ad ogni modo, i gorilla adottano un atteggiamento assolutamente pacifico e raramente si sentono minacciati dagli uomini. Anche se si tratta di decine di occhi curiosi, armati di ogni genere di macchina fotografica, cinepresa e telefonini. Le guardie del parco sono addestrate per coadiuvare i gruppi ed intervenire, se necessario.

L’eredità di Dian Fossey

Quando la zoologa statunitense iniziò a studiare questi animali, si rese conto che erano sull’orlo dell’estinzione. Il bracconaggio, la caccia da esposizione (di moda in America e in Europa), scontri con le popolazioni locali e la perdita di habitat rischiavano di far scomparire dalla faccia della Terra questi affascinanti gorilla di montagna.

Per questo motivo, non si limitò a studiare la specie. Creò un corpo di guardia che si occupa di pattugliare, controllare e difendere questi primati dagli uomini crudeli. Quelli che li cacciano per la loro carne o per esporli come trofei. Sono anche impegnati nella rimozione di trappole e veleni. Oggi possono, per fortuna, contare su una quota maggiore di habitat, internazionalmente protetto. Ma questa donna, che fu uccisa da chi odia i gorilla e la natura, ha avuto sopratutto la capacità e la forza di insegnare al mondo l’importanza della salvaguardia dell’ambiente.

Quasi sicuramente, senza l’instancabile lavoro di Dian Fossey e il suo immane sacrificio, questa specie si sarebbe estinta. Oggi vivono in Africa Centrale più di 800 esemplari. Sopravvivono nelle giungle impenetrabili e si spera che la loro popolazione, poco a poco, possa iniziare a crescere.

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