Il valore della vita di un animale è quantificabile?

12 Febbraio 2020
Si può valutare la vita di un animale in termini economici? Come si quantificano le sensazioni che ogni padrone prova verso il suo animale domestico? In questo articolo vi parliamo di questo argomento tanto dibattuto. 

Il mero fatto di quantificare o monetizzare il valore della vita di un animale in genere ci provoca un certo rifiuto, soprattutto quando si tratta dei nostri animali domestici. E sì, abbiamo ragione a stare male alla sola idea, poiché il valore di una esistenza, a prescindere dalla specie, non dovrebbe essere calcolata in termini economici.

Nonostante ciò, questa pratica è presente in molti paesi, prevede numerose circostanze e non solo nel momento di compravendita degli animali. Ciò vale soprattutto nell’ambito dell’industria alimentare o se diamo un’occhiata alla legislazione vigente nei nostri paesi.

Qui di seguito vi invitiamo a realizzare un esercizio riflessivo che, come accade in genere, non sempre risulta gradevole.

Come vedremo, tuttavia, discutere sul valore della vita di un animale rappresenta un passaggio necessario per proseguire nel percorso verso una società più giusta ed egualitaria, con leggi che riconoscano i diritti degli animali.

Animali come beni mobili: una vita può essere equiparata a un oggetto?

Per molti anni le leggi italiane, e più precisamente il Codice Civile, hanno inteso gli animali come “beni mobili” che appartengono a un proprietario.

Tra le varie conseguenze, ciò rende gli animali soggetti, per esempio, a contratti di comproprietà, ipoteche e vincoli di natura giudiziaria. In questo modo, la vita di un animale può essere monetizzata secondo la stessa legislazione.

Al momento attuale, invece, assistiamo a una situazione di gran lunga più favorevole, che concede agli animali una speciale condizione giuridica per cui li si riconosce legalmente come esseri senzienti, dunque dotati di sensibilità.

Uno dei problemi principali, però, è che si contemplano soprattutto gli animali domestici, trascurando quelli selvatici.

Lo status di beni mobili, infatti, privava gli animali di qualsiasi facoltà cognitiva o emotiva, attribuendo alla loro integrità e al loro benessere scarsa o nulla rilevanza a livello giuridico.

Fattore che munge una mucca

Indennizzi per incidenti o negligenze: come determinare il valore della vita di un animale?

Un altro aspetto delle normative relative agli animali riguarda il diritto di un padrone di esigere legalmente un risarcimento in caso di sinistro nei confronti del proprio animale o di negligenza in una clinica veterinaria, per esempio. In questi casi è sempre importante avere un’assicurazione per animali domestici.

Per godere del suo diritto di reclamo, il padrone, è logico, deve rispettare alcune condizioni minime stabilite legalmente. La prima di queste consiste nel verificare se l’animale portava il collare ed era accompagnato dal suo padrone al momento dell’incidente.

Ma attenzione, il nostro scopo non è elencare i requisiti per richiedere un risarcimento, bensì i parametri per assegnargli un valore. Quando parliamo di un animale che probabilmente riporterà dei postumi per il resto della vita, come si calcola una somma sufficiente per “compensare” la perdita della sua qualità della vita?

In questi casi, in genere, si richiede un risarcimento per coprire tutte le spese per i trattamenti e la riabilitazione dell’animale; quantità, questa, che includerà le spese delle visite veterinarie, dei farmaci e delle cure che l’animale dovrà ricevere.

E se succede il peggio? Quando un animale muore in seguito all’imprudenza di un automobilista o alla negligenza di un professionista, qual è il valore di questa vita portata via in modo così improvviso e brutale? In termini amministrativi e legali, il risarcimento deve corrispondere al prezzo abbonato per l’acquisizione dell’animale.

Cane abbandonato per strada

Sanzioni per il maltrattamento animale: le multe sono sufficienti per compensare il danno?

In Europa il maltrattamento animale è riconosciuto legalmente come un delitto punibile con la galera dai quindici giorni ai due anni, a seconda del paese. In Italia l’art. 544-ter del Codice Penale prevede la possibilità di reclusione da 3 mesi a 18 mesi per chi commette atti di crudeltà, abusi o sfruttamento contro gli animali.

Nella pratica, tuttavia, difficilmente una persona sconta la pena in galera per una denuncia di maltrattamento animale. La maggior parte degli aggressori paga solo una multa o realizza servizi comunitari sostitutivi, soprattutto se la loro fedina penale risulta pulita.

Davvero una semplice multa risulta minimamente efficace per combattere il maltrattamento animale? A prescindere dal valore, un risarcimento economico non potrà mai rimediare ai danni fisici ed emotivi provocati all’organismo e alla vita di un animale.

L’aspetto più allarmante, però, è che le multe non presentano una funzione educativa. In altre parole: non generano un reale impatto affinché l’individuo che ferisce deliberatamente un altro essere vivente capisca e si penta dell’azione compiuta. Al tempo stesso, non rappresentano nemmeno un valido contributo per poter sensibilizzare la popolazione sull’importanza del rispetto della vita, in tutte le sue forme e specie.

  • Universidad de Barcelona. 2019. LA DESCOSIFICACIÓN DE LOS ANIMALES Y SU NUEVO ESTATUTO JURÍDICO EN EL CÓDIGO CIVIL ESPAÑOL. Extraído de: https://ddd.uab.cat/pub/tfg/2019/210954/TFG_icasadoestepa.pdf
  • Arribas Atienza, Patricio. Parlamento de Cantabria. 2018. El nuevo tratamiento civil de los animales. Extraído de: https://parlamento-cantabria.es/sites/default/files/dossieres-legislativos/Arribas%20Atienza_0.pdf