Mare nostrum: perché è importante prendersi cura dei mari

17 Settembre 2019
Attualmente gli oceani ricevono niente meno di 12 milioni di tonnellate di plastica ogni anno, fattore che danneggia gravemente l'ecosistema marino. Dobbiamo imparare a prenderci cura dei mari, o li renderemo un deserto.

Secondo una stima di Greenpeace è emerso che solamente il 3% delle specie che popolano i nostri oceani è protetto, un dato impressionante considerando che le diverse specie presenti sono più di 700.000. La normativa internazionale è in parte responsabile di questo disastro ecologico, anche se è a livello locale che si dovrebbe iniziare a prendersi cura dei mari.

Scopriamo in che modo possiamo imparare a prendersi cura dei mari.

Il preoccupante stato attuale dell’ecosistema marino

Secondo Greenpeace, il 97% dell’habitat vivibile del nostro pianeta si trova sotto il livello dell’oceano. Le acque marine non soltanto danno casa a più di 700.000 specie di creature viventi, bensì svolgono un ruolo fondamentale per la vita umana sulla Terra.

Attualmente, si stima che i nostri oceani vengano invasi ogni anno da ben 12 milioni di tonnellate di plastica. Questa cifra astronomica inonda i mari di sacchetti, bottiglie e microparticelle che minacciano sempre di più la qualità della vita delle specie marine, mettendo a rischio la loro sopravvivenza in quello che dovrebbe essere un ambiente naturale e sicuro.

Perché bisogna prendersi cura del mare

Le correnti marine, per di più, diffondono la plastica in tutti gli angoli del pianeta, portando quello che potrebbe essere un sacchetto della Sicilia fino al Pacifico. Ogni singolo livello della catena trofica marina si sta riempiendo sempre più di plastica, senza che nessuno cerchi un reale rimedio per evitarlo.

La lotta per difendere la vita marina

La Global Ocean Commission, iniziativa internazionale nata per sensibilizzare la popolazione e promuovere piani di azione volti a migliorare la salute dei nostri oceani, nel 2015 ha emesso un report in cui stimava che lo smaltimento di plastica raggiungerà la bellezza di 500 milioni di tonnellate per il 2020.

Prima di questi dati occorre focalizzarsi sulla conservazione e l’utilizzo sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse che ci offrono. Per Green Peace il modo più efficace di preservare gli ecosistemi più vulnerabili è la creazione di una rete di santuari marini.

Nave di Greenpeace

I santuari marini permettono la creazione di una riserva per la protezione delle specie all’interno della quale si consente loro di riprodursi e svilupparsi, lontane dalle industrie, dall’inquinamento e dagli effetti del cambio climatico.

Sebbene ancora non esistano trattati internazionali mirati esclusivamente a prendersi cura dei nostri oceani, Green Peace sta lavorando per far sì che la consapevolezza dei cittadini arrivi alle istituzioni.

Cosa possiamo fare noi per prenderci cura dei nostri mari?

Anche se su scala mondiale è necessario un accordo istituzionale per la protezione dell’ambiente, anche noi possiamo compiere dei piccoli gesti che possono aiutare a ridurre il carico di residui che produciamo.

Ragazza pulisce una spiaggia

  • Se consumate del pesce, assicuratevi che sia di stagione e che provenga da allevamenti sostenibili o dal commercio locale.
  • Utilizzate sacchetti di tela, carrelli o zaini anziché le tradizionali borse di plastica.
  • Quando siete fuori casa, cercate di portarvi le vostre posate anziché usare quelle di plastica.
  • Esistono prodotti cosmetici che utilizzano microsfere di plastica, normalmente fatte di polietilene, polipropilene e nylon, che spesso si trovano nei prodotti esfolianti. Potete scegliere di farli voi a casa mescolando miele, zucchero e aloe vera, ottenendo una soluzione molto più economica e meno dannosa per l’ambiente.