Pet sitting: 6 regole per badare al cane di un altro

11 giugno, 2020
Che abbiate studiato come veterinari o se quella per i cani è una semplice passione, avete mai pensato di diventare pet sitter? Scoprite qualche consiglio in quest'articolo!
 

Così come esiste il termine baby sitting per riferirsi a chi si prende cura dei bambini di altre persone in cambio di una paga, mentre i genitori o i tutor sono fuori per impegni, così esiste il lavoro del pet sitting.

L’unica differenza è che anziché badare a bambini o neonati, ci si prende cura di animali domestici. Gli animali più comuni sono cani e gatti, ma c’è anche chi ha bisogno di un pet sitter per i suoi conigli, roditori, uccellini, tartarughe o pesci.

Di solito l’incaricato si trasferisce nella casa dove vive l’animale, ma esiste anche la possibilità di trasferire l’animale in casa propria. Questa può essere una residenza personale se il pet sitter è un privato, o una struttura pubblica se ci si affida a una pensione per animali.

Per prendersi cura dell’animale di un’altra persona, non basta essere ben disposti e avere tempo. Per svolgere bene il lavoro di pet sitting bisogna avere una conoscenza di base in veterinaria, etologia ed educazione canina.

Bisogna ricordare che ogni animale ha un carattere e dei bisogni specifici, oltre ad essere cresciuto in un ambiente diverso. Inoltre, è importante che l’incaricato sia legalmente tutelato, visto che esistono aspetti legati al pet sitting da non sottovalutare.

Pet sitting: le nozioni di etologia sono ben accette

ragazza con il suo cane in un bosco
 

Anche se potremmo pensare che chiunque possa badare a un cane, purché gli faccia compagnia e gli dia acqua e cibo, la questione in realtà non è così semplice.

Il pet sitter deve sapere che, a differenza del padrone, non conosce alla perfezione l’animale e dovrà quindi trovare dei metodi per entrare in relazione con lui in maniera efficace. Deve essere in grado di rendere l’esperienza positiva.

Facciamo l’esempio con un cane.

I suoi padroni lo conoscono bene e sanno come comunicare con lui in qualsiasi occasione. Conoscono le sue reazioni e sanno come gestirlo. Inoltre, sanno in quali tipi di circostanze possono venir fuori determinati problemi. Sanno, per esempio, se durante le passeggiate il cane fiuta il terreno, se tira il guinzaglio o se non è in grado di relazionarsi con altri cani o persone.

I padroni possono informare il pet sitter in modo che sappia cosa aspettarsi dal cane, ma in ogni caso saranno necessarie certe nozioni di etologia degli animali per evitare problemi. Un buon pet sitter dovrebbe anche aver svolto dei corsi di base sull’educazione canina basata sul rinforzo positivo e sull’addestramento canino cognitivo ed emozionale.

Esistono piattaforme online dedicate al pet sitting che permettono ai proprietari di inserire annunci e agli interessati di candidarsi per prendersi cura degli animali altrui. Quando si crea il proprio profilo, è valutata molto positivamente la conoscenza di base in etologia e aree affini.

 

Il compito del pet sitter

Oltre a richiedere di prendersi cura dell’animale in casa propria (dandogli da bere, mangiare, giocando con lui, spazzolandolo e portandolo a spasso), i proprietari potrebbero richiedere altri servizi. Ad esempio:

  • Portare l’animale dal veterinario (di solito viene concordato in anticipo, visto che il tutor deve assicurarsi che il pet sitter abbia un veicolo e dia la sua disponibilità);
  • Dare medicinali all’animale.

Nel primo caso, la persona dovrà sapere come aiutare l’animale a restare tranquillo e a comportarsi in modo educato nel tragitto e durante l’appuntamento. Nel secondo caso, i medicinali potranno essere delle pastiglie da mescolare semplicemente al mangime dell’animale; ad ogni modo, la difficoltà dipenderà da come l’animale è stato educato. Per questo è fondamentale che il pet sitter abbia un certo tipo di informazioni e conoscenze.

Gli animali diabetici devono ricevere la loro dose di insulina tramite una piccola iniezione, proprio come i pazienti umani. Il pet sitter deve essere in grado di farlo. Se l’animale soffre di epilessia, chi se ne prende cura deve sapere come agire correttamente nel caso in cui abbia una crisi.

Per questi motivi non tutti possono dedicarsi al pet sitting, per tutta la buona volontà e l’amore per gli animali che ci mettano.

Giocare con l’animale è parte del servizio di pet sitting

gatto che gioca in casa: pet sitting
 

Dedicarsi al pet sitting non implica solamente andare a casa dell’animale, dargli da mangiare e portarlo a spasso. I cani sono animali estremamente complessi, e in quanto tali hanno tantissime necessità. È fondamentale che il pet sitter dedichi del tempo a giocare con l’animale, a seconda della sua età e delle sue abitudini.

Fra i giochi più utili da fare con un cane troviamo quelli di abilità olfattiva. Creare labirinti di odori con del cibo appetitoso per stimolare la sua attenzione, usare giocattoli che attivano il suo olfatto… in questo modo il cane sarà più tranquillo e rilassato quando il pet sitter dovrà andare via.

Tutelarsi da un punto di vista legale

Un pet sitter deve tutelarsi legalmente per una ragione molto semplice: non si sta prendendo cura del proprio animale e spesso dovrà trasferirsi da un posto all’altro per svolgere il suo servizio.

È importante realizzare un contratto con il tutor del cane e acquistare un’assicurazione di responsabilità civile e professionale, soprattutto se si intende svolgere il pet sitting come lavoro a tempo pieno.

Per evitare qualsiasi inconveniente che può insorgere durante il pet sitting, è fondamentale proteggersi adeguatamente.

Alcune considerazioni

Quando si lavora con gli animali bisogna sapere che per loro non esiste la domenica. Possono ammalarsi in qualsiasi momento. Oltre a questo, i loro padroni potrebbero ammalarsi da un momento all’altro e richiedere l’aiuto del pet sitter improvvisamente.

 

Se create un profilo come pet sitter su un portale di lavoro apposito, è probabile che più clienti richiedano il vostro servizio lo stesso giorno. Assicuratevi di organizzare al meglio il vostro tempo per non creare malintesi. Ricordate che più animali accudirete più dovrete spostarvi da un posto all’altro.

  • Edwards, R. (2006). Pet Sitting: Is It For Me?.
  • Marçal, A. F. B. A. (2013). Business plan for a pet sitting and dog walking company (Doctoral dissertation).
  • Missoni, J., Cvitković, D., Pavlak, M., Konjević, D., & Marošinac, V. (2015). Pet sitting: keeping and caring for pets as a means of employment. Veterinarska Stanica, 46(1), 19-26.