La storia dell’estinzione dell’alca impenne

· 10 aprile 2018

L’alca impenne (nota anche come Grande Alca) è una specie poco conosciuta di uccelli marini. La sua scarsa fama è dovuta all’estinzione, avvenuta all’inizio del XIX secolo, per colpa dell’uomo. E’ importante conoscere la sua storia per comprendere la situazione di tutti quegli animali che si trovano a un passo dalla definitiva scomparsa. Questo uccello era il più grande membro degli alcidi, un gruppo di specie di uccelli acquatici, che ha ancora rappresentanti, come l’alca comune.

Le alche e il resto degli alcidi sono simili ai pinguini, ma questo perché si sono evoluti in modo convergente. Cioè, sono parenti lontani la cui somiglianza è dovuta al fatto di convivere in un ecosistema similare. In realtà, però, i pinguini non si trovano mai nell’emisfero settentrionale, dove invece abitano gli alcidi.

La grande alca era un animale che si avvicinava al metro di altezza e aveva un peso di cinque chilogrammi. Come i pinguini, la sua pelliccia era bianca e nera. Inoltre, le sue zampe erano palmate e il becco molto robusto e veniva usato come arma per cacciare i pesci. Non erano in grado di volare, praticavano la monogamia e depositavano le loro uova tra gli scogli.

La grande alca, una facile preda per l’uomo

Quando l’alca impenne fu scoperta, fu scambiata per un pinguino dagli inglesi. Questo uccello era presente in gran parte dell’emisfero settentrionale e viveva in molti paesi europei e nel Nord America. Addirittura abitava in regioni come la Florida o Gibilterra.

Sebbene l’alca sia un animale molto abile nell’acqua, è molto maldestro sulla terra. Ciò ha causato che durante i millenni si estinguesse in quei luoghi dove arrivava l’attività umana. Pensate che sia per i Neanderthal (100 mila anni fa) che per i nativi americani e le popolazioni eschimesi, questo uccello rappresentava la base dell’alimentazione.

Numerosi resti sono stati trovati riguardanti la loro caccia nel Paleolitico, tra cui tombe con oltre un centinaio di becchi. Si ritiene che questo animale si sia estinto in Europa intorno al XVI secolo e in America alla fine del XVIII secolo. Negli ultimi anni, la specie venne relegata alla sola Islanda.

Sebbene l’alca fosse un animale molto abile nell’acqua, non poteva volare ed era assai maldestra sulla terra. Ciò ha facilitato il compito dell’uomo, che ha cacciato questo animale fino a farlo scomparire.

L’Islanda, l’ultima casa dell’alca

Fu allora che divenne una preda ambita dai pescatori dell’isola, specialmente durante le guerre napoleoniche. Erano sufficienti poche barche per cacciare centinaia di esemplari di queste gazze marine. Inoltre, nella prima metà del 1800, un terribile terremoto distrusse uno dei loro santuari naturali: l’isola di Geirfuglasker, che addirittura finì per sprofondare nell’oceano.

I sopravvissuti al disastro sismico del Geirfuglasker migrarono disorientati. Un esemplare di Grande alca addirittura apparve, morente, sulla costa dell’Irlanda. L’isola di Eldey, un pezzo di roccia inerte famosa per le sue colonie di uccelli marini, divenne l’ultima dimora di questa specie. Ma questo finissimo equilibrio non durò a lungo e ben presto, per la sua eccezionalità, l’alca divenne un animale da collezione.

L’alca impenne, un oggetto da collezione

I collezionisti di pelli, ossa e altre parti di animali provenienti da paesi lontani cominciarono ad interessarsi dell’alca. Le sue uova cominciarono a diventare souvenir di lusso, e il loro prezzo arrivò a eguagliare il salario di un anno di lavoro. Questa strana moda portò alla fine del bracconaggio nel 1840, dato che, per anni, non si videro più esemplari.

Quattro anni dopo, Carl Siemsen mandò tre uomini a Eldey per verificare l’avvenuta estinzione dell’animale, dal momento che in Danimarca venivano ancora offerti ingenti somme per la sua pelle. Questi tre uomini catturarono l’ultima coppia ancora viva e scoprirono che avevano deposto un ultimo uovo su una scogliera.

Oggi è possibile osservare uova e alche imbalsamate in centinaia di musei. Ma, purtroppo, non ne vedrete mai più nessuna viva. Alcuni gruppi di ricerca sostengono che sia possibile la rinascita di animali estinti, inclusa l’alca. Senza dubbio, questa sarebbe una grande notizia per l’ecosistema artico, che si è visto strappare uno dei suoi animali più unici.

L’alca impenne si estinse ufficialmente nel 1852. La caccia incontrollata, il bracconaggio e la compravendita della pelle e delle uova di questo animale furono le cause della scomparsa di uno degli uccelli marini più unici ed emblematici dell’ecosistema artico.