Tutto sulla leishmaniosi canina

2 Ottobre 2015

La leishmaniosi canina è una malattia provocata dal protozoo parassita Leishmania. Nei cani esistono due forme: la prima a reazione cutanea (pelle) e la seconda a reazione viscerale (organi addominali). L’infezione viene acquisita quando le “zanzare della sabbia” (flebotomi) trasmettono i parassiti alla pelle degli animali. Il periodo di incubazione, dalla comparsa dei sintomi fino all’infezione, può variare da un mese a diversi anni.

Nei cani la malattia si diffonde in tutto il corpo e alla maggior parte degli organi. I principali sistemi di organi colpiti sono la pelle, i reni, la milza, il fegato, gli occhi e le articolazioni. L’insufficienza renale è la causa più comune di morte. Molti degli animali infetti (fino al 90%) presentano anche alcune manifestazioni cutanee della malattia.

Tutti i soggetti possono contrarre questa malattia, indipendentemente da razza, sesso o età. Tuttavia, i maschi sono maggiormente predisposti a manifestare una reazione viscerale.

Alcuni dati sulla leishmaniosi canina

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Nello specifico, il parassita della leishmaniosi canina si trova nel bacino del Mediterraneo, in Portogallo e in Spagna. Si sono verificati anche casi sporadici confermati in Svizzera, Francia settentrionale e Paesi Bassi. Le aree endemiche si trovano in Sud America, America centrale e nella parte meridionale del Messico.

È importante considerare che la leishmaniosi è una zoonosi e i microrganismi che vivono nelle lesioni possono essere trasmessi agli esseri umani. Tali microrganismi non saranno mai completamente eliminati e la recidiva, che richiede una cura, è inevitabile.

Alcuni dei sintomi comprendono: perdita di peso e di appetito, diarrea, vomito, sangue dal naso o intolleranza all’attività fisica. Questa malattia provoca anche ipercheratosi, ovvero l’eccessiva desquamazione epidermica con ispessimento, depigmentazione (perdita di colore della pelle) e lesioni su muso e cuscinetti.

La leishmaniosi può provocare noduli della superficie della pelle. Spesso le unghie dei cani affetti da questa malattia sono lunghe e fragili. Altri sintomi associati sono la linfoadenopatia, malattia dei gangli linfatici, con lesioni cutanee nel 90% dei casi, deperimento, segni di insufficienza renale, eccessiva minzione e sete, nevralgie, dolori articolari , infiammazione dei muscoli, delle ossa e febbre.

Viaggiare verso le zone endemiche, quali il Mediterraneo, in cui il cane potrebbe essere esposto alle punture delle zanzare, è il modo più comune di contrarre l’infezione. Tuttavia, la malattia può essere contratta anche in seguito alla ricezione di una trasfusione di sangue da un altro animale infetto.

Diagnosi

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Per diagnosticare la leishmaniosi canina il veterinario sottoporrà l’animale ad un esame fisico completo, tenendo conto della storia clinica dell’animale, dei sintomi e delle possibili cause che potrebbero aver determinato questa condizione. Verranno effettuate le analisi complete del sangue, compreso un esame emocromocitometrico completo. e le analisi delle urine. Il professionista cercherà la presenza di eventuali tracce di malattie quali lupus, cancro e cimurro, tra le possibili cause dei sintomi. Verranno prelevati campioni di tessuto cutaneo, milza, midollo osseo e linfonodi, per la coltura in laboratorio. Inoltre verrà eseguita una biopsia cutanea, sulla superficie della pelle.

Per gli animali che contraggono la malattia, di solito, il trattamento prevede medicinali per l’uso esterno, a meno che il cane non sia molto malato. Nel caso in cui appaia smunto e con un’infezione cronica, è probabile che si debba prendere in considerazione l’eutanasia, perché la prognosi non è favorevole.

Se il vostro cane non sembra gravemente infettato, il veterinario prescriverà una dieta ricca di proteine ​​di alta qualità, appositamente studiata per trattare l’insufficienza renale.

D’altra parte, esistono farmaci che possono essere utili nel trattamento dei sintomi e della malattia. Il veterinario vi consiglierà il programma più adatto.

Si noti che i cani affetti da leishmaniosi devono essere tenuti regolarmente sotto controllo, fino a quando mostreranno un miglioramento clinico. A tale scopo, potrebbero essere effettuate ripetute biopsie.

Probabilmente dopo qualche mese, oppure un anno, l’animale potrebbe sperimentare una ricaduta. Pertanto, per avere successo nella cura, la procedura dovrebbe essere estremamente controllata. Ecco perché, almeno ogni due mesi dopo il completamento del trattamento iniziale, il veterinario dovrà controllare lo stato di salute dell’animale.