L’utilizzo degli animali nello spettacolo

· 28 novembre 2015

In genere, quando si fa allusione al maltrattamento degli animali, ci si riferisce sempre ai tori delle corride. Purtroppo però anche l’impiego di altri animali nello spettacolo, specialmente quando si tratta di esemplari selvatici, finisce per trasformarsi in una macchina infernale che causa loro solo sofferenze.

Anche se certi settori del mondo dello spettacolo, come ad esempio gli show televisivi o il cinema, sono fortemente regolati dalle leggi stabilite da certi paesi riguardanti l’impiego degli animali nello spettacolo, esistono tuttavia dei vuoti legislativi che permettono l’esistenza e la sopravvivenza di certe pratiche che ledono l’integrità degli animali.

È appunto il caso degli animali selvatici utilizzati nell’industria dello spettacolo, dal momento che la maggior parte di questi esemplari viene catturata in tenera età nel proprio habitat naturale e obbligata poi a vivere in un ambiente che difficilmente riesce a simulare quello da cui provengono.

I danni ambientali

Uno dei problemi che possono sorgere quando si toglie una specie animale dal suo habitat naturale per introdurla in un ambiente totalmente diverso, è che che gli esemplari di tale specie possano scappare e causare dei danni gravi a livello ecologico: quando questo accade, tali specie vengono chiamate naturalizzate.

Nonostante tutto ciò, il traffico di specie selvatiche continua a rappresentare una delle principali cause dell’estinzione di certi animali, che ultimamente ha raggiunto livelli davvero critici.

Un triste esempio di quanto appena detto viene fornito da uno studio che mostra come le specie marine in quarant’anni hanno visto la propria popolazione ridotta di un 75%.

La tortura della cattività

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Oltre al trauma che suppone il fatto di dover vivere in un ambiente a cui non sono abituati, gli animali che non sono nati in cattività sono vittime di continui maltrattamenti e torture e vengono obbligati a realizzare delle attività totalmente estranee alla propria condotta naturale.

Migliaia di animali perdono la vita ogni anno durante questi allenamenti volti ad ammaestrarli, sia a causa di incedenti, sia per colpa delle vessazioni che sono costretti a sopportare.

Per quanto riguarda le condizioni in cui vivono, la situazione non è certo migliore: questi poveri animali, infatti, sono costretti a passare la maggior parte del tempo chiusi nei trailer o in gabbie buie e anguste, talvolta calpestando i propri escrementi o quelli dei loro compagni di gabbia.

Allo stesso modo, i metodi di addestramento non sono certo i più adeguati, dal momento che ciò che più importa in questi casi è che questi animali imparino il più in fretta possibile e che sviluppino un sentimento di timore verso il proprio domatore, ragion per cui vengono usati punzoni, scariche elettriche e percosse.

I metodi usati con maggior frequenza per castigare sono le amputazioni (denti, canini, artigli), l’isolamento totale e la privazione di cibo e acqua.

Infine, quando raggiungo l’età adulta, dopo aver dovuto sopportare per anni tutte queste angherie e aver dovuto lavorare per ore senza un riposo adeguato, questi animali vengono abbandonati al loro destino in una buia gabbia, in cui vengono scarsamente alimentati e dove non ricevono le dovute attenzioni veterinarie, per poi morire, vittime della solitudine e delle malattie.

Il problema di fondo

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Il nocciolo di questo problema risiede, oltre che nella piaga della caccia di frodo, soprattutto nel fatto che il pubblico non è consapevole della sofferenza che viene causata a queste povere bestie durante la loro vita in cattività.

Proprio perché non sono a conoscenza di questo vergognoso retroscena, gli spettatori assistono in massa a questi spettacoli, fomentando e finanziando indirettamente le terribili pratiche inflitte a questi animali.

L’ignoranza rispetto a quanto succede agli animali prima e dopo lo spettacolo è un fattore determinante: l’industria dello spettacolo di fatto vende un’immagine diametralmente opposta alla realtà, mostrando una situazione paradisiaca in cui gli animali possono finalmente vivere felici.

Eppure, dietro le quinte, i postumi fisici e emozionali di questi trattamenti disumani e della reclusione sono ben visibili negli animali, ed è assolutamente necessario portare avanti delle iniziative in grado di fermare questo tipo di attività, nel tentativo di creare un modo che sia più giusto e rispettoso con tutti.

A questo proposito vi invitiamo a riflettere e a guardare oltre le apparenze, per poter creare, tutti insieme, un precedente e dare voce a tutti coloro che non possono raccontare le proprie sofferenze.