Micotossine e produzione animale: quello che c'è da sapere

Le sostanze che possono svilupparsi sul mangime a volte possono essere dannose per l'animale che lo consuma. Scoprite quali sono.
Micotossine e produzione animale: quello che c'è da sapere

Ultimo aggiornamento: 28 maggio, 2021

Molti funghi hanno la capacità di produrre metaboliti secondari tossici, noti come micotossine. Queste sostanze possono crescere sugli alimenti e rappresentano un serio rischio per la salute. Le più pericolose possono mettere in pericolo anche la vita degli animali e degli esseri umani.

Parliamo di micotossine e produzione animale. Alcune di esse hanno effetti negativi sulla riproduzione? Ecco alcune delle micotossine più importanti per la salute pubblica e animale e i loro effetti sulla buona riuscita del processo riproduttivo del bestiame.

Micotossine e micotossicosi

Innanzitutto, definiamo il termine micotossicosi. Questo termine si riferisce all’avvelenamento per inalazione o ingestione di alimenti contaminati da micotossine. Nel regno animale, questo avvelenamento può avvenire in due modi:

  • Direttamente, negli erbivori, consumando un ortaggio contaminato dal fungo.
  • Indirettamente, nei carnivori, consumando carne di un animale precedentemente intossicato.

Le micotossine secrete dai funghi colonizzano tutti i tipi di cibi e foraggi immagazzinati in cattive condizioni. I tre generi fungini più spesso segnalati come produttori di micotossine sono:

  • Aspergillus spp.
  • Penicillium spp.
  • Fusarium spp.

La capacità di un fungo di produrre micotossine dipende da molti fattori come l’umidità, la temperatura, il substrato alimentare o l’ossigeno. Quindi, l’aspetto di una micotossicosi può variare a seconda delle condizioni climatiche o geografiche.

Un fungo produttore di micotossine al microscopio.
Un fungo produttore di micotossine al microscopio.

Micotossine e produzione animale

Le micotossine che danno più problemi nella produzione animale sono le seguenti:

  • Le aflatossine, prodotte da diverse specie di Aspergillus flavus e A. parasiticus.
  • La ocratossina A, prodotta da diverse specie di Aspergillus e Penicillium.
  • I tricoteni, le zearalenone e le fumonisine, prodotte da funghi del genere Fusarium.

La tossicità di questi metaboliti negli animali può interessare tutti i tipi di organi, sviluppare effetti cancerogeni, teratogeni o mutageni, provocare alterazioni del fegato, dei reni e dell’apparato digerente, provocare disturbi ormonali o immunosoppressivi.

I suoi effetti possono compromettere il successo riproduttivo di un allevamento di animali?

È possibile rispondere a questa domanda utilizzando l’esempio di un allevamento di scrofe riproduttrici e analizzando l’effetto di diverse micotossine su di esse. Di seguito sviluppiamo l’argomento in base al tipo di micotossina studiata.

Zearalenona

Si tratta di una tossina iperestrogenica. Ciò significa che attiva il metabolismo degli estrogeni causando l’alterazione del normale funzionamento del sistema riproduttivo femminile.

Un apporto alimentare costante di questo composto porta a sintomi come vulvovaginite, mastite, disturbi del ciclo mestruale, false gravidanze, aborti e sterilità.

In altre parole, il normale corso della riproduzione nell’allevamento risentirà notevolmente dell’azione di questa tossina e questo si tradurrà in numerose perdite economiche. Tuttavia, è anche vero che i suoi effetti sono transitori e scompaiono cambiando dieta.

Aflatossine

Queste micotossine, nei suini, deprimono il sistema immunitario e hanno effetti cancerogeni e mutageni. Inoltre sono epatotossiche (dannose per il fegato), causano anemia, nefrosi, emorragie sistemiche e morte. Ovverosia, sono con ogni probabilità le micotossine più problematiche e pericolose.

A livello riproduttivo, possono causare aborti e agalassia, cioè mancanza di latte durante l’allattamento. D’altra parte, possono essere trasferite ai lattonzoli, colpendo la loro risposta immunitaria.

Esiste un metodo per controllare la comparsa di micotossicosi negli animali?

Al giorno d’oggi non è possibile eliminare completamente gli alimenti e i mangimi contaminati da micotossine. Esistono tuttavia diversi modi per ridurne i livelli ed evitare esposizioni prolungate nel tempo. In effetti, sono questi tipi di consumi cronici che di solito aggravano gli effetti della micotossicosi.

Uno dei metodi più efficaci per ridurre i livelli di micotossine nei mangimi è l’applicazione di quelle che sono note come “buone pratiche agricole”. Pertanto, durante la coltivazione, la raccolta e il trasporto, i livelli di igiene devono essere mantenuti al massimo.

Queste pratiche sono diventate fondamentali poiché considerano la filiera agroalimentare come un insieme integrato, dove l’alimentazione animale è il primo anello.

Quindi, durante la trasformazione delle materie prime in mangimi nell’industria dei mangimi per animali, è importante applicare le “buone pratiche igieniche”. In questo modo verranno ridotti al massimo i livelli di micotossine nel prodotto finale.

È a questo punto che aumenta, ad esempio, il pericolo di contaminazione crociata, divenendo possibile infettare altri alimenti, anche quelli destinati al consumo umano.

Un gruppo di maialini in un allevamento.

Un problema per il successo riproduttivo

È necessario un discreto successo riproduttivo affinché uno sfruttamento animale possa mantenersi nel tempo, senza contare quelli che si dedicano esclusivamente all’ottenimento di nuove generazioni di animali o a sfruttare il latte delle femmine dopo il parto. Pertanto, è essenziale raggiungere uno stato fisiologico ottimale affinché la riproduzione avvenga con successo.

Il fatto che il cibo possa veicolare determinate sostanze dannose per la riproduzione è un problema, perché normalmente le quantità sono così piccole che i sintomi non sono così evidenti da poter essere trattati.