25 anni dopo, la scienza risolve il mistero della moria di aquile calve

Sono state condotte diverse indagini dal primo caso di moria di aquile calve nel 1994. Sebbene siano stati individuati nuovi indizi, la causa esatta era sconosciuta, fino ad ora.
25 anni dopo, la scienza risolve il mistero della moria di aquile calve

Ultimo aggiornamento: 23 febbraio, 2022

Diversi anni fa, nel 1994, si è registrato un evento insolito presso il lago DeGray in Arkansas negli Stati Uniti: la morte di massa di aquile calve (Haliaeetus leucocephalus). I decessi sono stati attribuiti a una malattia del cervello chiamata mielopatia vacuolare. Da allora si è diffusa in altri laghi del paese e la sua causa è rimasta a lungo un mistero.

I fattori scatenanti della catastrofe sembravano essere una pianta invasiva proveniente dall’Africa e un cianobatterio che la colonizza, ma l’esatto meccanismo che avrebbe causato la malattia era sconosciuto. Oggi, quasi 3 decenni dopo, la scienza è riuscita a risolvere l’enigma. Volete conoscerne la causa? Di seguito vi presentiamo tutti i dettagli di questo tragico evento. Continuate a leggere!

Cos’è la mielopatia vacuolare?

La mielopatia vacuolare (abbreviata in VM, dal suo acronimo in inglese) è una malattia neurologica, che intacca quindi il sistema nervoso. Colpisce il cervello delle aquile calve, alterandone le funzioni motorie.

Le aquile acquisiscono uno strano comportamento, sembrano disorientate, hanno difficoltà a coordinare i movimenti, quindi non riescono a camminare né a volare, inciampano e cadono. Inoltre, presentano anche cecità, convulsioni e tremori prima di morire, una morte davvero raccapricciante.

La malattia è stata scoperta nell’anno 1994 in Arkansas. Nel corso di due anni, si è registrata la morte di più di 70 aquile per questa causa. Da allora si è diffusa in altre regioni del Paese, motivo per cui destava una grande preoccupazione. La diagnosi corretta comporta una revisione della lesione cerebrale.

Cosa sta uccidendo le aquile calve?

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La risposta non è così semplice, poiché la moria di aquile calve è causata da una combinazione di diversi fattori. I primi indizi individuati dagli scienziati sono stati una pianta invasiva e un cianobatterio:

  • La pianta appartiene alla specie Hydrilla verticillata, originaria dell’Africa centrale e rinvenuta per la prima volta nel paese nordamericano nel 1960 in Florida. Ha un’elevata capacità invasiva, poiché si riproduce facilmente e rapidamente per via asessuata. Per questo sono necessari solo pochi frammenti, della pianta o dei suoi tuberi.
  • I cianobatteri sono microrganismi precedentemente non identificati. Colonizzano senza alcun problema la pianta invasiva (fino al 95% delle sue foglie). Il loro nome scientifico è Aetokthonos hydrillicola.

I cianobatteri sono entità primitive molto importanti per gli ecosistemi, ma alcune specie possono produrre tossine che hanno effetti negativi sugli esseri viventi, compreso l’uomo.

Il vero colpevole dietro la moria di aquile calve

La pianta ed i cianobatteri da soli non rappresentano un pericolo per le aquile calve, hanno bisogno di un altro elemento come fattore scatenante: il bromuro. Un composto che si trova naturalmente nei laghi, ma in quantità molto piccole. Tuttavia, l’attività umana può causare l’introduzione di questo composto in questo tipo di ecosistemi in quantità maggiori. Ciò include: l’uso di erbicidi chimici, trattamento delle acque e centrali elettriche, tra gli altri.

Quando la pianta e i cianobatteri si mescolano all’interno di un ambiente con il bromuro, si produce una sostanza molto tossica. Una neurotossina chiamata aetokthonotoxin, che viene sintetizzata dal microrganismo. Pertanto, il bromuro funge da precursore nella formazione della tossina.

Lo studio che ha svelato il mistero è stato pubblicato sulla rivista Science nel marzo 2021. Condotto da Breinlinger e collaboratori, scienziati dell’Università di Halle e Wittenberg e altre istituzioni della Germania, degli Stati Uniti e della Repubblica Ceca.

Questa malattia ha colpito altri animali?

Sebbene le aquile calve siano stati i primi animali ai quali è stata diagnosticata la mielopatia vacuolare, non sono gli unici. Altre specie possono soffrire della malattia. Tra queste vi sono: pesci, anfibi, rettili e uccelli, come folaghe, gufi e alcuni uccelli acquatici.

Nello studio di Breinlinger e collaboratori sono inoltre stati testati gli effetti della neurotossina sul nematode Caenorhabditis elegans, sul pesce zebra (Danio rerio) e sui polli (Gallus gallus). In tutti i casi, la tossina è risultata essere estremamente tossica, il che conferma il suo effetto letale in diversi gruppi di animali.

Resta molto da scoprire

Aquila calva: caratteristiche

Sebbene il mistero della moria di aquile calve abbia trovato una soluzione, gli scienziati non possono ancora fermarsi: ci sono molte altre domande a cui rispondere. La cosa più preoccupante è che la tossina si accumula nei tessuti degli animali, quindi non possiamo scartare la possibilità di trasmissione attraverso la catena alimentare . Pertanto, ha il potenziale di causare ulteriori danni.

Per questo motivo, è necessario sapere: quali altre specie potrebbero essere colpite? Potrebbe colpire i mammiferi? O peggio ancora, l’uomo? Avrà degli effetti sulla nostra salute? Ora che abbiamo informazioni su questa tossina, è necessario utilizzarle per prevenire altre morti di questa maestosa specie di aquila e di altri animali.

È importante individuare tutti i luoghi in cui la pianta invasiva e i cianobatteri convivono. Inoltre, è necessario controllare la quantità di bromuro presente, cercare di ridurre l’emissione antropica, tra gli altri aspetti da approfondire. Per questo è necessario un piano d’azione congiunto, tra cittadini, scienziati ed enti governativi. E voi? Vi unireste a questa nobile causa?

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  • Breinlinger, S., Phillips, T. J., Haram, B., Mareš, J., Martínez, J., Hrouzek, P., … & Wilde, S. (2021). Hunting the eagle killer: A cyanobacterial neurotoxin causes vacuolar myelinopathy. Science, 371(6536). https://www.science.org/doi/pdf/10.1126/science.aax9050
  • Wilde, S., Johansen, J., Wilde, H., Jiang, P., Bartelme, B., & Smith, R. (2014). Aetokthonos hydrillicola gen. et sp. nov.: Epiphytic cyanobacteria on invasive aquatic plants implicated in Avian Vacuolar Myelinopathy. Phytotaxa, 181(5), 243-260. https://www.biotaxa.org/Phytotaxa/article/view/phytotaxa.181.5.1
  • Wiley, F., Wilde, S., Birrenkott, A., Williams, S., Murphy, T., Hope, C., Bowerman, W., & Fischer, J. (2007). Investigation of the link between avian vacuolar myelinopathy and a novel species of cyanobacteria through laboratory feeding trials. Journal of wildlife diseases, 43(3), 337–344. https://doi.org/10.7589/0090-3558-43.3.337