Akashinga, l’unità antibracconaggio formata da sole donne

Il traffico illegale di animali selvatici è una delle attività commerciali più redditizie al mondo. In molti paesi si continua a uccidere esseri viventi innocenti in nome del business. Ma ci sono donne che hanno deciso di impugnare le armi per difendere la loro terra. Queste eroine si sono raccolte sotto il nome Akashinga.

In alcuni paesi africani la conservazione delle specie è diventata una questione di vita o di morte. Da un lato c’è chi combatte per proteggere la biodiversità e fermare il traffico illegale di animali. Dall’altro, persone con pochi scrupoli che annientano la natura, in cambio di qualche migliaio di dollari. In questo articolo vi parleremo dell’unità antibracconaggio Akashinga, un corpo d’élite formato da sole donne.

Donne coraggiose contro il traffico illegale di animali

Stiamo parlando dell’unità antibracconaggio di Akashinga, che per molti africani è un termine molto speciale: significa “i coraggiosi”. Questa unità d’élite formata da donne mira a difendere gli elefanti dal traffico illegale nello Zimbabwe.

L’Akashinga è stata creata dall’IAPF, la Fondazione Internazionale contro il bracconaggio. Questo modello di conservazione faunistica è aggressivo, ma molto efficace contro il traffico illegale. E dà anche potere alle donne in un paese ancora fortemente maschilista.

Sono donne addestrate a combattere contro il traffico illegale di animali e per perseguire altri crimini contro la fauna selvatica. Armate di fucili, indossano tute mimetiche e sfruttano le ultime tecnologie: le eroine di Akashinga stanno dando filo da torcere ai bracconieri.

La storia dell’unità antibracconaggio Akashinga

Gli elefanti nella regione dello Zambesi hanno visto le loro popolazioni ridotte del 40% dal 2001, a causa del bracconaggio. Questi allarmanti numeri hanno reso necessario un intervento drastico per la difesa dell’elefante africano.

mamma elefante cammina col suo cucciolo

Sterminati per via dal commercio illegale di avorio, i pachidermi in questo settore stanno continuando a diminuire. L’intervento delle donne di Akashinga è la drastica contromisura messa in campo dalla IAPF.

Sono state selezionate ragazze madri, vittime di abusi sessuali, le vedove dei soldati, ex prostitute e le stesse mogli dei bracconieri arrestati, per dare una seconda possibilità alle donne più vulnerabili della zona.

Se si vuole fermare il bracconaggio, bisogna cercare un’alternativa per le popolazioni rurali: è incredibile pensare che molti loro mariti erano cacciatori di elefanti e che ora, le loro stesse mogli, lottano per difendere questi splendidi e innocenti animali.

Vale comunque ricordare che il bracconaggio “povero” è solo una parte del traffico illegale di avorio. Se, da un lato, ci sono molti cacciatori illegali africani, in un secondo momento le zanne di elefante vengono prenotate e pagate da compratori occidentali.

Elefante cammina su erba secca

Le donne che difendono gli elefanti africani

Il progetto cerca di proteggere questa popolazione di pachidermi così gravemente minacciata. Allo stesso tempo, offre una seconda chance alle donne del posto. Anche in Africa, l’emancipazione delle donne rappresenta uno dei maggiori motori di cambiamento nel XXI secolo. Tenete presente che, nell’Africa rurale, mogli e madri partecipano all’economia familiare contribuendo 3 volte di più rispetto agli uomini.

La Fondazione ha in programma di reclutare oltre 2.000 donne entro il 2030 e addestrarle contro il bracconaggio. Sia da un punto di vista legale che nell’uso delle armi e nella difesa personale. Attualmente l’unità Akashinga protegge quasi 350.000 ettari, ma si prevede di raggiungere i 12 milioni entro quella data.

Pertanto, è possibile che in futuro vaste zone di savana africana vengano gestite e difese da donne. Questo sarà anche il principale mezzo di sostentamento per le loro famiglie: un cambiamento fondamentale per dare sostegno alle zone rurali dell’Africa e alle foreste limitrofe.

È importante sottolineare che la conservazione degli animali selvatici è impossibile senza il sostegno delle popolazioni rurali. Sono loro che convivono con questi esseri viventi. Ci sono sempre meno riserve vergini e solamente le persone che vivono a stretto contatto con gli animali sono in grado di proteggerli per davvero.

Il mondo rurale e la partecipazione delle donne sono necessari per conservare le ultime specie rimaste sul pianeta. Questo vale per qualsiasi paese e habitat: dai lupi nel nord della Spagna, al leopardo delle nevi nell’Himalaya, fino ai rinoceronti dell’India.

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