Come dormono i delfini?

14 Marzo 2019
Per dormire, i delfini hanno bisogno di salire in superficie a respirare. Sembra strano vero? 

Questi mammiferi passano tutto il tempo in acqua, ma ogni tanto devono raggiungere la superficie per poter respirare. Come dormono i delfini?

In questo articolo vi raccontiamo tutto sulle curiose abitudini notturne di cetacei e altri mammiferi marini. Scoprite con noi come dormono i delfini.

Come dormono i delfini?

I delfini, così come le balene e le orche, dormono con un occhio aperto e metà cervello sveglio. No, non stiamo affatto scherzando.

Questi mammiferi marini attivano il “sonno a onde lente”, così chiamato perché, durante il riposo, solo uno dei due emisferi del cervello perde coscienza.

La stessa cosa accade per gli occhi, visto che uno si chiude – quello opposto alla metà del cervello che si “spegne” – mentre l’altro resta aperto.

L’emisfero cerebrale che non riposa si occupa di monitorare la respirazione, oltre che di salire in superficie per la respirazione.

In un arco di tempo di 24 ore, ogni emisfero cerebrale riposa quattro ore. Quindi, il delfino dorme in tutto otto ore ogni giorno.

A volte, durante il sonno, i delfini galleggiano immobili a pelo d’acqua, altre volte nuotano molto lentamente.

Può anche capitare che scendano nelle profondità dell’oceano per tornare a respirare solo ogni tanto (poiché non compiono attività particolari durante il sonno, non hanno necessità di respirare tanto spesso).delfini

Generalmente, i delfini dormono di notte due ore con l’emisfero destro e altrettante con quello sinistro. Durante il resto della giornata ripetono questa operazione per altre quattro ore.

Perché i delfini dormono in questo modo?

C’è un vecchio proverbio che recita: “la natura è saggia”. Nulla viene lasciato al caso e tutte le specie sono dotate di quanto necessario alla sopravvivenza. Tra queste ovviamente, non può mancare il delfino, in grado per l’appunto di dormire senza abbandonarsi totalmente al sonno.

A differenza di ciò che accade ai mammiferi terrestri, quelli marini non “disattivano” totalmente il cervello quando riposano, né tantomeno i muscoli. Non possono concedersi il lusso di rilassarsi e dormire profondamente, dato che hanno bisogno di salire in superficie per respirare ogni tanto, cosa impossibile in caso di sonno profondo.

Oltre a questo, quando i delfini dormono non disattivano nessuno dei loro sensi. Mentre gli animali terresti in fase di riposo spengono vista e olfatto, loro no.

Uno dei motivi per i quali i delfini dormono con un occhio e mezzo cervello allerta è per poter prestare attenzione ad eventuali pericoli, come una barca di pescatori, uno squalo o un’orca.

Delfino che nuota

Allo stesso tempo riescono a mantenere attivi alcuni processi fisiologici di cui hanno bisogno, come il movimento muscolare necessario per conservare la temperatura corporea in acqua.

Sebbene siano animali a sangue caldo che vivono solitamente in clima tropicali, abbandonarsi totalmente al sonno vorrebbe dire ridurre il loro calore corporeo, con conseguenti rischi per la salute.

E le balene?

Qualcosa di simile ai delfini accade anche ai grandi animali marini come balene o orche, che hanno lo stesso bisogno di risalire in superficie per respirare. Grazie alla metà sveglia dei loro cervelli, infatti, nuotano lentamente e a pelo d’acqua.

Un altro dato interessante sul ciclo del sonno delle balene è che quando sono piccole – balenottere – riposano, mangiano e dormono accanto alla loro madre, che non smette di nuotare un minuto.

Il piccolo si colloca in una posizione tale per cui i movimenti in acqua prodotti dalla madre gli danno la giusta spinta. In questo modo, mentre dorme, riesce a stare la maggior parte del tempo senza affondare.

È davvero affascinante scoprire come dormono delfini e altri animali marini. Con questa tecnica del mezzo cervello sveglio si assicurano la sopravvivenza ed evitano i pericoli.

Heckel, G., Ladrón-de-Guevara, P., & Rojas–Bracho, L. (2005). Ballenas y delfines. In Bahía de los Ángeles: recursos naturales y comunidad. Línea base 2007. https://doi.org/10.4067/S0718-22442005000100002