La Corea del Sud chiude il più grande mercato di carne di cane

23 gennaio, 2017

Se c’è qualcosa che fatichiamo ad associare alle persone, sono le abitudini di altri popoli che hanno poco a che vedere con la nostra idiosincrasia. Per questo motivo è una buona notizia il fatto che la Corea del Sud abbia deciso di chiudere le bancarelle di vendita di carne di cane al mercato di Morán.

Le bancarelle per la vendita di carne di cane del mercato di Morán dovranno riconvertirsi

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Situata nella città di Seongnam, circa 26 chilometri a sud della capitale coreana, questa fiera opera dall’inizio degli anni ‘60 del secolo scorso. È famosa perché si dice che lì si trovi tutto ciò che si cerca. Addirittura, e purtroppo, carne di cane.

Si stima che nel mercato si vendessero, morti o vivi, circa 80 mila cani all’anno. Non per nulla Morán era considerato il primo fornitore di questo “prodotto” in Corea.

Ma ora i 22 commercianti dedicati a questo “settore” dovranno smontare le loro gabbie e i loro macelli prima del maggio del 2017. Per risarcirli, il comune fornirà loro una sovvenzione. L’idea è di indirizzarli verso altre attività.

Nel mercato di Morán, in Corea del Sud, le bancarelle dedicate alla vendita di carne di cane dovranno cambiare attività prima del maggio 2017.

Una lunga lotta in difesa dei diritti degli animali

Le organizzazioni che si battono per i diritti degli animali denunciano questo tema già da diverso tempo. Una di esse è la KAWA (Associazione Coreana per il Benessere degli Animali).

I cani erano ammassati. Inoltre, venivano esposti, per consentire ai clienti di scegliere liberamente, letteralmente, quale desideravano mangiare. Poi, se l’acquirente non si portava via vivo il cane scelto, l’animale veniva macellato. Ciò accadeva sotto gli occhi di tutti. Ed è ben documentato l’uso di metodi crudeli per ucciderli (elettrocuzione, impiccagione, percosse, etc.).

Ma nonostante la soddisfazione degli animalisti per questa misura a favore dei cani, essi sanno che il loro compito non finisce qui. Ora dovranno vigilare più che mai affinché la pratica non continui in maniera clandestina, sia sul mercato che nei suoi dintorni. Inoltre, devono continuare ad adoperarsi affinché il divieto di commercializzare carne di cane si estenda in tutto il paese.

Una misura opportunista?

La decisione di chiudere queste bancarelle del mercato di Morán è emersa anche dopo la grande quantità di reclami di alcuni turisti. Inoltre, si sono detti contrari i residenti di quella zona. Erano infastiditi dal rumore e dagli odori prodotti da questo tipo di “business”.

Tuttavia, alcuni sospettano che la misura sia più opportunista. Avrebbe a che vedere con il fatto che la Corea del Sud è l’organizzatrice dei Giochi Olimpici Invernali del 2018.

E’ la frase pronunciata dal sindaco di Seongnam a far pensare a tale conclusione. Lee Jae-myung non ha avuto problemi, addirittura, nel citare Gandhi: “La città prenderà l’iniziativa di trasformare l’immagine della Corea del Sud, poiché la grandezza di una nazione si può giudicare dal modo in cui i suoi animali sono trattati”, ha detto.

Il difficile cammino per smettere di essere cibo e diventare animali domestici

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Come in altri paesi asiatici, la carne di cane è considerata una tradizione culinaria in Corea. Ma il suo consumo è diminuito drasticamente negli ultimi anni. Cala a mano a mano che i cani si stanno trasformando in animali domestici. Ne è prova il fatto che, nello stesso mercato di Morán, nel 2001, c’erano 54 bancarelle dedicate a quel “business”. Ora restano solo le 22 che hanno già cominciato ad essere smantellate.

Tuttavia, esiste un limbo legale che fa sì che queste pratiche continuino a svolgersi.  La Corea del Sud non ha una normativa che vieti la vendita e il consumo di carne di cane. Ma l’attività non è regolamentata.

E benché la legislazione legata alla macellazione e alla distribuzione del bestiame non comprenda i cani, esistono tuttavia allevamenti commerciali in cui si allevano questi animali per soddisfare la domanda di carne.

Quindi, anche se si può festeggiare questo grande passo, è chiaro che resta ancora molto da fare per il benessere dei nostri amici a 4 zampe in questo paese. E anche nel resto del mondo.