Diarrea neonatale nei piccoli ruminanti

Le malattie che causano la diarrea neonatale negli animali appena nati possono essere piuttosto pericolose. Primo per la facile trasmissione e secondo perché sono la causa della loro elevata mortalità.
Diarrea neonatale nei piccoli ruminanti

Ultimo aggiornamento: 01 marzo, 2021

La diarrea neonatale è una delle malattie più frequenti nelle prime settimane di vita degli agnelli e delle capre; senza contare l’alto tasso di mortalità ed i ritardi della crescita che provoca. Tra i numerosi agenti che possono causare questa sintomatologia, non possiamo non menzionare il Cryptosporidium parvum.

La criptosporidiosi è una malattia che colpisce la maggior parte degli animali vertebrati ed anche gli esseri umani. Diversi studi dimostrano che questa malattia è in continua crescita.

La criptosporidiosi come causa principale della diarrea neonatale nei piccoli ruminanti

Caprette neonate in una fattoria.

In questo articolo vi descriveremo le caratteristiche principali di questa malattia e come colpisce le pecore e le capre.

L’epidemiologia del Cryptosporidium parvum

Ci troviamo di fronte ad un protozoo che non è altro che un parassita microscopico che invade la mucosa intestinale provocando una gastroenterite acuta. I neonati dei ruminanti che rimangono con le loro madri e gli altri neonati che vivono nello stesso recinto fino al momento dello svezzamento ingeriscono questo parassita involontariamente.

Quando un esemplare è colpito da questo parassita, inevitabilmente contagia tutti gli altri. Ci sono diversi fattori che favoriscono la comparsa di questa infezione. Alcuni di essi sono:

  • Il Cryptosporidium parvum produce un numero molto elevato di oocisti che gli animali espellono con le loro feci.
  • La dose infettante, ovvero il numero di parassiti da ingerire per sviluppare la malattia, è minima.
  • Le oocisti sono infettive per parecchi mesi e riescono a vivere nel suolo degli allevamenti di bestiame per molto tempo.
  • Il numero elevato di agnelli e capre presente negli allevamenti intensivi favorisce la trasmissione del parassita.
  • Il sovraffollamento e la mancanza di igiene degli animali sono creano molti problemi. Se le condizioni igieniche e sanitarie dell’azienda in cui si allevano gli animali sono carenti, possono comparire più facilmente dei focolai di diarrea neonatale che causano un’elevata mortalità.
  • La presenza di animali adulti che hanno il parassita ma che sono asintomatici è un grande problema. Questi animali diventano dei vettori della malattia impossibili da identificare.

I sintomi della diarrea neonatale causata dal Cryptosporidium parvum

Gli agnellini e i capretti si infettano durante i primi giorni di vita e sono particolarmente ricettivi tra la prima e la terza settimana dopo la nascita. La condizione del loro sistema immunitario sembra essere un fattore determinante per la gravità e la durata della diarrea neonatale.

Probabilmente, la causa è che il sistema immunitario di questi animali non si è ancora sviluppato e non ha assimilato le difese immunitarie fornite dal colostro materno. I sintomi che gli allevatori rilevano con più frequenza negli animali infetti sono:

  • Un’improvvisa eliminazione di feci pastose e giallastre accompagnata da dolore addominale.
  • Apatia.
  • Disidratazione.
  • Anoressia. Responsabile del ritardo nella crescita e della perdita di peso negli animali infetti.

Questi sintomi, di solito, passano entro 3-5 giorni. Tuttavia, nei casi più gravi, questo quadro clinico può durare fino a due settimane compromettendo notevolmente il benessere dell’animale.

Diagnosi e trattamento

Nei vitelli appena nati sono diversi gli agenti infettivi che causano la diarrea. Pertanto, è necessario fare una diagnosi differenziale. Ad esempio, verificare la presenza o l’assenza di Escherichia coli o di Salmonella.

La diagnostica in vivo si effettua rilevando la presenza di oocisti attraverso l’analisi delle feci. In realtà, date le caratteristiche delle oocisti, ci sarebbe bisogno di tecniche più sofisticate rispetto a delle analisi di routine. Tuttavia, anche i test sierologici si sono dimostrati inefficaci per controllare la diffusione della malattia.

Per quanto riguarda il trattamento, sono stati presi in considerazione diversi farmaci. La maggior parte di essi è solo parzialmente efficacie perché riduce solo il numero di parassiti e la durata della diarrea.

In genere, questi farmaci si somministrano insieme a quelli che trattano i sintomi della disidratazione e della perdita di peso.

Controllo e prevenzione della diarrea neonatale causata dal Cryptosporidium parvum

In assenza di farmaci specifici contro il Cryptosporidium parvum, si ricorre a tecniche di controllo e prevenzione. Una di queste è la vaccinazione. Tuttavia, non sono stati registrati dei miglioramenti per i piccoli ruminanti. Per questo motivo, bisogna utilizzare le misure profilattiche legate all’igiene e alla biosicurezza:

  • Si raccomanda di separare gli animali infetti da quelli sani. Inoltre, bisogna fornire loro degli alloggi puliti rinnovando frequentemente la paglia per evitare l’accumulo di feci.
  • Bisogna evitare il sovraffollamento riducendo la presenza di animali neonati nelle aree di parto e dividendo gli animali in lotti.
  • Inoltre, si raccomanda di pulire i recinti e le gabbie utilizzando dei disinfettanti. Gli esemplari femmine che stanno per partorire dovrebbero farlo in aree dove non ci sono stati dei neonati infetti.
  • Bisogna somministrare agli agnelli ed ai capretti una sufficiente quantità di colostro di qualità durante le prime sei ore di vita.
Veterinario che vaccina una capra insieme ad un allevatore.

La diarrea neonatale nei piccoli ruminanti

Il Cryptosporidium parvum è il principale agente eziologico che causa la sindrome da diarrea neonatale negli ovini e nei caprini. Nonostante la sua elevata incidenza, non si è ancora trovato un trattamento specifico o un vaccino efficace da mettere a disposizione di tutti gli allevatori di bestiame.

Pertanto, per contrastare questa malattia, negli allevamenti di bestiame si utilizzano solo le misure di igiene e biosicurezza. Infine, bisogna tener conto della natura zoonotica di questa malattia e della possibile trasmissione agli umani che entrano in contatto con gli animali infetti.

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