È etico addestrare le scimmie a scopi terapeutici?

26 maggio, 2020
Anche se i metodi per addestrare le scimmie a scopi terapeutici sono sempre meno aggressivi, i primati possono sviluppare problemi comportamentali perché vengono prelevati dal loro habitat naturale e allontanati dalle madri.
 

La cura delle persone che non sono indipendenti è fonte di preoccupazione in molti paesi del pianeta. Negli Stati Uniti alcuni studiosi hanno trovato una soluzione che, sebbene efficace, potrebbe non essere etica: addestrare le scimmie a scopi terapeutici.

Che significa addestrare le scimmie a scopi terapeutici?

L’organizzazione Helping Hands si dedica all’addestramento delle scimmie a scopi terapeutici. Ciò significa che queste scimmie saranno in grado di svolgere compiti di base e aiutare le persone con paralisi o altri tipi di patologie che limitano le capacità motorie. Per fare questo, le scimmie vengono addestrate a spegnere o accendere le luci, portare oggetti o persino pulire.

Agli occhi di molti americani, le scimmie addestrate a scopi terapeutici sono un intervento utile e persino positivo. Sostengono questa tesi dicendo che questi primati vivono una vita migliore rispetto a quelli allevati nei circhi o agli esemplari usati nei laboratori. Tuttavia, è lecito chiedersi se le scimmie beneficino o meno di questo tipo di trattamento.

Scimmie per scopi terapeutici


È etico addestrare le scimmie a scopi terapeutici?

 

Per fortuna oggi in molti paesi è proibito avere una scimmia come animale domestico. Sebbene negli Stati Uniti questa pratica sia ancora diffusa, ci sono sempre meno persone che tengono una scimmia in casa. Purtroppo, però, sempre più animali vengono portati nei santuari di animali perché provengono da storie terribili di abusi e violenza.

L’infanzia delle scimmie, come quella del resto dei primati, è molto simile a quello dell’essere umano, per cui instaurano una relazione molto stretta con la madre. Per addestrare una scimmia a scopi terapeutici bisogna rompere quel legame ed addestrarla in un ambiente estraneo.

Ciò provoca dipendenza e problemi comportamentali che si svilupperanno durante la fase adulta. Questi animali diventano aggressivi, soprattutto perché non sono stati educati da quelli della loro specie. Succede anche che sviluppino dei linguaggi diversi che si trasformano presto in incomprensioni e queste a loro volta in attacchi violenti.

Terapia con gli animali


Le pratiche di addestramento usate

All’inizio, l’associazione Helping Hands strappava le zanne ai cuccioli e li separava ad appena 10 settimane dalle loro madri. Sebbene attualmente neghi queste pratiche, Helping Hands ha subito serie critiche per la gestione dell’addestramento delle scimmie cappuccine, la specie con cui lavorano.

 

Attualmente, le pratiche usate sono meno aggressive, ma comportano comunque delle fasi molto dolorose per i primati: la separazione delle loro madri, il processo di addestramento in una casa dove imparano a comportarsi come gli umani, l’arrivo nella casa adottiva. Si tratta comunque di processi traumatici.

Sebbene abbiano le stesse capacità delle scimmie, l’uso dei cani come animali a scopi terapeutici è molto più etico rispetto ai primati. Infatti, gli animali domestici possono aiutare molto le persone con mobilità ridotta senza generare un conflitto etico così grande.

Le scimmie sono l’animale più simile all’uomo, è vero, ma non bisogna mai dimenticare che si tratta pur sempre di animali e che non vanno umanizzati.

Naturalmente, le scimmie addestrate a scopi terapeutici vengono premiate con carezze e cibo. Tuttavia, il pericolo di avere una scimmia a casa rimane grande, senza togliere il fatto che l’abbiamo privato della vita nel suo habitat naturale con quelli della sua specie.