Il gigantesco “scarafaggio” scoperto in fondo al mare

Nelle profondità dei mari possiamo trovare le creature più strane. In questo articolo vi mostriamo una specie scoperta recentemente.
Il gigantesco “scarafaggio” scoperto in fondo al mare
Sara González Juárez

Scritto e verificato da lo psicologo Sara González Juárez.

Ultimo aggiornamento: 12 ottobre, 2022

Da ormai diversi anni, gli animali degli abissi sono diventati popolari, soprattutto per le loro caratteristiche particolari. È questo il caso di questo crostaceo, simile a uno scarafaggio, che vive in fondo al mare. Le sorprese che ci riservano gli abissi non finiscono mai.

In questo articolo vi mostreremo di più su questo ritrovamento, la specie e le sue caratteristiche. Non perdetevi le prossime righe, perché è solo un assaggio di ciò che il pianeta ancora ci riserva. Cominciamo.

La scoperta dello “scarafaggio” in fondo al mare

Bathynomus raksasa
Bathynomus raksasa.

È difficile trovare animali belli (secondo i nostri canoni umani) nelle profondità dell’oceano. Nel luglio del 2020 ne abbiamo avuto ulteriori prove: un enorme crostaceo, lungo quasi mezzo metro, che somiglia molto a uno scarafaggio.

La scoperta è stata fatta nelle acque indonesiane, a sud di Giava, da un gruppo di scienziati che esploravano quella zona. In questo studio, la profondità dell’acqua era in media di 800 metri, ma il punto più profondo raggiunto è stato di 2100 metri.

Questa specie è stata identificata all’interno del genere Bathynomus, che comprende 19 specie di grandi crostacei con una struttura simile a quella del nostro scarafaggio abissale. Vediamolo nel dettaglio.

Il genere Bathynomus, cocciniglie giganti

Il genere Bathynomus è composto da isopodi, creature che vivono nelle profondità del mare (per la maggior parte) e hanno corpi piatti che si sono adattati alle condizioni di questo habitat. Il loro aspetto è simile a quello dei pidocchi o delle cocciniglie, nome con cui sono conosciute popolarmente. O, in questo caso particolare, a quello degli scarafaggi.

Delle 19 specie esistenti, 16 vivono nell’Indo-Pacifico. Di queste 16, 7 sono state classificate come “supergiganti”, poiché quando raggiungono la maturità superano i 150 millimetri di lunghezza, e possono arrivare fino a 500 millimetri. Questa nuova specie è stata chiamata Bathynomus raksasa ed è stata aggiunta all’elenco delle specie supergiganti. Nel prossimo paragrafo ve la mostriamo.

Bathynomus raksasa, una specie abissale gigante

Questo crostaceo appartiene all’ordine degli isopodi, il più grande e diversificato tra quelli esistenti. Si possono trovare in tutti i tipi di ambiente e comprendono più di 10.000 specie. Il corpo degli isopodi è formato da testa, torace e addome. Il torace, a sua volta, è suddiviso in 8 segmenti, ciascuno con un paio di zampe corrispondente.

Il nome scientifico di questa specie deriva dalla parola indonesiana per “gigante”, raksasa.

Ebbene, il Bathynomus raksasa presenta tutte le caratteristiche sopracitate, in aggiunta alle sue dimensioni enormi. Tuttavia, non è la specie più grande conosciuta, ma si trova al secondo posto dopo il Bathynomus giganteus.

Questo animale, simile a uno scarafaggio che vive in fondo al mare, ha sviluppato alcune caratteristiche specifiche per resistere alle condizioni del mare profondo. Non perdetevi le prossime righe, perché è un animale affascinante.

Adattamenti del Bathynomus raksasa all’ecosistema abissale

La vita sul fondo del mare è dura. La pressione è estremamente elevata, la luce è scarsa o inesistente e il cibo scarseggia per molte specie. Ecco perché spesso gli animali che ci vivono hanno fatto di questi ambienti estremi un loro vantaggio, come nel caso del Bathynomus raksasa:

  • Il suo corpo appiattito gli permette di resistere meglio all’alta pressione delle zone abissali: inoltre questo animale si muove lungo il fondale marino, pertanto la sua morfologia lo aiuta a muoversi più facilmente.
  • Ha una dieta necrofaga: si nutre dei resti di animali morti sul fondo del mare o sprofondati dalla superficie. Questo lo rende un prezioso pulitore per l’ecosistema. Inoltre, questo tipo di dieta garantisce la sua sopravvivenza.
  • Occhi grandi e antenne lunghe: negli ambienti in cui si muove, la luce è scarsa o inesistente, quindi questi adattamenti ne facilitano il movimento.

Perché è così grande?

Le sue dimensioni sono oggetto di discussione da parte degli scienziati, dal momento che i suoi congeneri, al contrario, si sono rimpiccioliti nel corso dell’evoluzione. Esistono 3 teorie a riguardo:

  • Questi isopodi hanno bisogno di trasportare maggiori quantità di ossigeno poiché questo scarseggia sul fondo del mare. Ricordate che gran parte dell’ossigeno presente nell’acqua viene prodotto dalle microalghe, che senza la luce solare non sono in grado di fare la fotosintesi e dunque di proliferare.
  • Non hanno molti predatori: a differenza di altre specie del genere Bathynomus, questa non ha avuto bisogno di ridurre le dimensioni per sopravvivere.
  • Il loro metabolismo è incredibilmente lento per ottimizzare l’energia in un ambiente povero di risorse. Ciò richiede un corpo più grande della media.

Come potete vedere, questo “scarafaggio” scoperto in fondo al mare non è il primo del suo genere e delle sue dimensioni. Tuttavia, ogni nuovo pezzo del puzzle è un passo in più verso una comprensione più esaustiva di questo grande ecosistema chiamato Terra.

Potrebbe interessarti ...
La super vista dei pesci abissali
I Miei Animali
Leggi in I Miei Animali
La super vista dei pesci abissali

Recentemente è stato scoperto che i pesci abissali hanno occhi più sensibili e possono vedere, in condizioni di scarsa illuminazione, molto meglio ...



  • Sidabalok, C. M., Wong, H. P. S., & Ng, P. K. (2020). Description of the supergiant isopod Bathynomus raksasa sp. nov.(Crustacea, Isopoda, Cirolanidae) from southern Java, the first record of the genus from Indonesia. ZooKeys947, 39.
  • Briones-Fourzán, P., & Lozano-Alvarez, E. (1991). Aspects of the biology of the giant isopod Bathynomus giganteus A. Milne Edwards, 1879 (Flabellifera: Cirolanidae), off the Yucatan Peninsula. Journal of Crustacean Biology11(3), 375-385.