Il mondo attraverso gli occhi del gatto

· 21 settembre 2015

Se siete padroni di un gatto, saprete che gode di una eccellente visione notturna. Ma, oltre a questo, vi sarete di certo chiesti in che modo il vostro amico vede e percepisce il mondo. Siccome l’uomo non smette mai di studiare ciò che lo circonda, ha fatto delle ricerche anche in questo senso, per cercare di capire in che modo i felini vedono il mondo: è in questo modo che hanno scoperto che gli occhi di questo animale hanno molte cose in comune con i nostri, ma anche alcune differenze.

Particolarità degli occhi del gatto

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Gli occhi del gatto sono fatti in modo tale da permettergli di vedere bene specialmente in situazioni di penombra o in semioscurità. Questa capacità è l’eredità di una caratteristica che svilupparono i suoi antenati, i quali dovevano necessariamente dedicar più tempo alla caccia, per la loro sopravvivenza: il fatto di dover cacciare anche durante le ore notturne fece sì che gli occhi dei felini si adattassero a queste condizioni, fino al punto di permettergli di vedere da sei a otto volte meglio che le persone.

Eccovi alcune particolarità riguardo alla vista del gatto:

  • Sebbene le persone e i gatti condividano gli stessi tipi di cellule coinvolte nel processo di visione (coni e bastoncelli), queste sono distribuite in modo differente. Negli occhi del gatto per esempio, sono più numerosi i bastoncelli, che sono in grado di captare più luminosità e sono sensibili al colore. Inoltre, si saturano quando ricevono troppa luce. Questo è uno dei motivi per cui il gatto vede meglio quando è buio, ma è anche la ragione per cui, di giorno, vede tutto troppo chiaro, come se il mondo fosse avvolto da una pellicola bianca. I nostri occhi, invece, hanno un numero maggiore di coni, che ci permettono di distinguere i colori brillanti.
  • I bastoncelli del gatto non sono direttamente collegati al nervo ottico: sono, prima di tutto, collegati tra loro, formando così piccoli gruppi di cellule. Questo rende i suoi occhi capaci di vedere bene anche in penombra o semioscurità, condizioni in cui l’occhio umano è praticamente inservibile.
  • In compenso, durante il giorno, gli occhi del gatto non mandano informazioni specifiche su quali bastoncelli vengono stimolati, ragion per cui il gatto possiede una visione diurna più annebbiata.
  • Inoltre, la predominanza dei bastoncelli rispetto ai coni fa sì che il gatto riesca a vedere con molta precisione i movimenti rapidi, che ai suoi occhi appaiono più lenti di come in realtà sono. Però, allo stesso tempo, percepiscono con maggior difficoltà i movimenti lenti, al punto che ciò che si sta muovendo può sembrargli addirittura immobile.

Colore e messa a fuoco

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I nostri amici felini non nutrono grande interesse per i colori, così come succede alla maggior parte dei mammiferi: l’eccezione alla regola sembra proprio che siamo noi, e i primati.

Gli occhi degli esseri umani, infatti, posseggono tre coni che funzionano da recettori del colore: rosso, verde e blu. Ai gatti e ai cani, invece, manca il cono rosso. Per quanto riguarda i felini, possiamo dire che sono dicromatici: i loro coni sono in grado di distinguere solo lunghezze d’onda che vanno da 450 a 454 nanometri (blu violetto) e da 550 a 561 nanometri (giallo verde). Di recente sono stati condotti degli studi che indicherebbero la presenza di un terzo cono, capace di accentuare il colore verde. In ogni caso la visione dei gatti manca del colore rosso e, in generale, le tonalità che vengono percepite da questi animali sono meno accese di quelle percepite da noi.

In rapporto alle dimensioni della testa, gli occhi del gatto sono molto più grandi dei nostri, un’ulteriore fattore che contribuisce ad una miglior visione notturna. Nonostante ciò, questa caratteristica compromette la capacità del gatto di mettere a fuoco da vicino: non sono in grado, infatti, di mettere a fuoco oggetti che si trovino a meno di 30 cm da loro. Per fortuna in questi casi entrano in gioco i baffi e tutto si compensa: questi infatti funzionano come dei radar e gli permettono di individuare gli oggetti che lo circondano.

L’ultimo aspetto in cui si differenziano la vista felina e quella umana è che il gatto possiede un campo visivo di 200 gradi, mentre noi ne possediamo uno di soli 180, e per quanto riguarda la visione periferica, i nostri amici pelosi ne vantano una di 30 gradi mentre noi ci accontentiamo di 20.

Tuttavia, dati tecnici a parte, scienziati e studiosi non sono ancora riusciti a “entrare” nella testa di un gatto, per poter capire come questo animale decodifica le informazioni che gli arrivano attraverso i suoi sensi e spiegarci, così, in che modo vede e concepisce il modo.