Capodoglio, il re degli abissi

La dimensione del suo cervello supera quella di qualsiasi altra creatura su questo pianeta. È in grado di scendere fino a quasi mille metri di profondità e di trattenere il respiro per un massimo di 90 minuti. Indubbiamente, il capodoglio è una delle creature più affascinanti che esistano e in questo articolo vi aiuteremo a conoscerlo più da vicino.

Caratteristiche del Capodoglio

Il nome scientifico di questo mammifero marino è Physeter macrocephalus, e appartiene all’ordine dei cetacei. Le dimensioni di questa specie sono davvero sorprendenti. Tener presente che un maschio adulto può raggiungere i 20,5 metri di lunghezza e pesare fino a 57.000 chilogrammi.

Alla nascita, il capodoglio misura quattro metri e pesa già 1000 kg. L’unico predatore di questa imponente creatura è l’orca marina, ai cui attacchi di solito non sopravvive.

Il capodoglio è facilmente riconoscibile per il suo colore grigiastro e la sua enorme testa. La sua stazza considerevole è dovuta al fatto che, al suo interno, il cranio di questi cetacei nasconde una sostanza cerosa, chiamato appunto spermaceti. All’inizio il colore e la consistenza del liquido hanno portato a pensare che si trattasse di sperma, sebbene la funzione di questo fluido non sia ancora nota.

Una delle teorie più accettate riguarda la capacità di galleggiamento del cetaceo. Grazie alla sua consistenza, le basse temperature solidificano il liquido, che può pesare fino a 40 chilogrammi.

In questo modo, il capodoglio è in grado di nutrirsi anche a 1000 metri di profondità. Sfruttando la potente capacità dei suoi quattro stomaci, è in grado di mangiare giganteschi calamari vivi.

Comportamento

È comune che il capodoglio si muova in branchi di circa 15-20 individui. Le femmine sono accompagnate dalla loro prole e sono più sedentarie, mentre i maschi si spostano e possono unirsi a più gruppi sociali. Per quanto riguarda la riproduzione di questi mammiferi, il periodo di gestazione oscilla tra i 14 e i 16 mesi e la madre può continuare ad allattare fino a dopo tre anni.

Le femmine preferiscono nuotare in acque tropicali o subtropicali. I maschi, d’altra parte, migrano solitamente a latitudini più alte con altri esemplari, spesso muovendosi anche da soli. Il capodoglio è solitamente avvistato in zone di acque profonde e con abbondante biodiversità.

un esemplare di capodoglio in immersione

Quando arriva la stagione degli amori, i maschi si dirigono verso l’equatore per riprodursi. I capodogli, quindi, trascorrono la maggior parte della loro vita in due gruppi diversi: in primo luogo, nei vivai che improvvisano le femmine con i loro piccoli. Successivamente, i maschi formano “gruppi di scapoli”, che si dedicano alla migrazione per cacciare e riprodursi.

Un particolare senso dell’orientamento

Le affascinanti abitudini del capodoglio includono un intricato sistema di onde sonore. Questi cetacei emettono una specie di “clic”, che usano sia per comunicare che per orientarsi. Praticamente emettono dei particolari suoni nell’acqua che vengono riflessi da altri corpi creando una vera e propria mappatura topografica. Hanno, insomma, una specie di sonar installato internamente.

In questa fase dovrebbero intervenire gli spermaceti, il fluido ceroso a cui accennavamo prima. Questo liquido consente di dirigere e proiettare le onde prodotte. Si ritiene inoltre che giochino un ruolo importante per quanto riguarda la caccia, dal momento che le alte frequenze a cui sono rilasciati possono servire a stordire le prede.

Il capodoglio nella cultura popolare

Durante il XVIII e XIX secolo, il capodoglio era il pilastro dell’industria baleniera per il valore del suo olio e la cosiddetta ambra grigia, una secrezione infiammabile e cerosa.

L’intestino dell’animale lo segrega per facilitare il transito di alimenti difficili da digerire, come i calamari. Principalmente, questa sostanza era usata come fissante nelle profumerie, anche se al giorno d’oggi è sostituita da composti sintetici.

Nonostante il duro colpo sofferto dalla caccia alle balene, il capodoglio non è considerato una specie in via di estinzione. Tuttavia, l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) lo considera vulnerabile.

Il capodoglio occupa un ruolo importante anche nel mondo della letteratura. Ricordate il famoso romanzo Moby Dick? Nel capolavoro di Herman Melville, il capitano Acab della baleniera Pequod trascorre le sue giornate inseguendo il capodoglio che gli ha strappato una gamba, accecato dall’ossessione per la vendetta.

Apparentemente, il famoso esemplare albino di cui l’autore parla, esisteva sotto il nome di Mocha Dick e viveva sull’isola di Mocha, in Cile. Le feroci lotte tra questo capodoglio aggressivo e i suoi cacciatori sono state spesso documentate dai giornali statunitensi, specialmente a New York. Partendo da queste fonti nel 1851 Herman Melville immortalò la figura affascinante del capodoglio proprio con il suo libro.

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