Come lo stress indotto dalla cattività cambia la fisiologia di diverse specie

Gli effetti dello stress dovuto alla cattività sugli animali sono scientificamente documentati e rappresentano un grave problema di natura etica per alcuni gruppi di esseri umani.
Come lo stress indotto dalla cattività cambia la fisiologia di diverse specie

Ultimo aggiornamento: 22 agosto, 2022

Imitare il più possibile l’habitat naturale, questo è il consiglio principale per chi tiene in cattività animali selvatici per diversi motivi. Tuttavia, lo stress indotto dalla cattività mostra che si tratta di una raccomandazione più facile a dirsi che a farsi, dal momento che a nessuno piace vivere rinchiuso in una gabbia.

Sono diversi gli studi che si sono posti come obiettivo dimostrare questo aspetto: in questo articolo vi mostreremo i risultati più significativi in termini di fisiologia. Conoscerli non è solo un’informazione utile per chi ha bisogno di tenere degli animali in cattività prima di reintrodurli nel loro habitat; serve anche per essere consapevoli della realtà che vivono tutti gli animali che non potranno più vivere in libertà.

Come il lockdown ha danneggiato gli animali

Alcuni uccelli domestici sono in grave pericolo.

Il pensiero generale e tipico dell’uomo è che ad ogni essere vivente basti avere acqua, cibo e un luogo dove riposare per vivere felicemente. Tuttavia, la pandemia scoppiata nel 2020 ci ha mostrato qualcosa di decisivo: il lockdown, anche se soddisfiamo tutti i nostri bisogni e abbiamo a disposizione infinite forme di intrattenimento, incide negativamente sulla salute fisica e psicologica.

Per un animale è esattamente lo stesso: la condizione di cattività viene percepita come una minaccia continua, tanto che la conseguente attivazione fisiologica non si riduce mai. La fisiologia di questo stato si attiva per due vie principali:

  • Risposta surrenale: quando si percepisce il pericolo di essere imprigionati, il midollo surrenale rilascia subito adrenalina e norepinefrina. In questo modo, il corpo si attiva per rispondere a una situazione di vita o di morte con un aumento della frequenza cardiaca, del tono muscolare e della pressione sanguigna, tra gli altri.
  • Rilascio di glucocorticoidi: questa seconda fase inizia pochi minuti dopo la comparsa del fattore di stress dovuto alla cattività. Questi ormoni steroidei hanno un effetto importante sulla regolazione del metabolismo, che prepara l’organismo ad affrontare una situazione pericolosa per un tempo più lungo, smettendo di investire in processi a lungo termine come il sistema immunitario o la riproduzione.

Come potete immaginare, questi due processi sono progettati per riuscire a sopravvivere a una situazione momentanea. Tuttavia, quando la percezione soggettiva della minaccia non diminuisce, l’organismo continua a rilasciare corticosteroidi, compromettendo la salute dell’animale. È ciò che è noto come stress cronico, in questo caso indotto dalla cattività.

Stress cronico in cattività e glucocorticoidi

Pertanto, sono proprio i glucocorticoidi che mantengono il corpo in uno stato di risposta a una minaccia continua, sacrificando il normale funzionamento di alcuni sistemi per mantenersi in vigilanza immediata. I risultati degli studi in questo senso stanno rivelando che:

  • Per quanto riguarda il peso, il 60% degli studi ha rilevato che gli animali che si trovavano in prigionia non hanno mai riacquistato il peso perso a causa dello stress.
  • Quasi la metà degli studi (42%) ha mostrato che gli animali catturati avevano livelli più elevati di glucocorticoidi rispetto alle loro controparti selvatiche.
  • Il 45% delle specie esaminate ha mantenuto livelli elevati di glucocorticoidi tre mesi dopo la cattura.

Per illustrare tutto questo, vi mostriamo alcuni esempi. Il primo viene da uno studio pubblicato nel 2004, che ha scoperto che la cattività a lungo termine ha portato a un aumento della massa surrenale nei cercopitechi verdi africani. Inoltre, negli armadilli a nove fasce si è riscontrato che 6 mesi di cattività avevano provocato cambiamenti surrenali simili a quelli che si verificano dopo lo stress dovuto a un rigido inverno.

In che modo lo stress cronico influisce sul sistema immunitario?

Uno dei sistemi più colpiti dallo stress cronico è il sistema immunitario. Poiché non è necessario investirvi in una situazione di pericolo imminente, l’organismo dirige le risorse verso altri organi e processi. Pertanto, a lungo andare ne risente, e questo favorisce la comparsa di malattie.

A questo proposito, la sintesi dei risultati fa emergere dati interessanti. Vediamo i più eclatanti:

  • Il 24% degli studi ha mostrato un aumento delle risposte immunitarie, mentre un altro 24% ha mostrato una diminuzione delle risposte immunitarie (misurata dalla conta dei globuli bianchi).
  • Le risposte non sono chiare: sembra che dipenda dalla specie. Mentre alcuni animali mostrano un sistema immunitario iperattivato, altri soffrono di problemi causati dalla sua inibizione.

Un esempio di quest’ultimo caso sono i rospi, sui quali è stato rilevato un maggior numero di batteri sulla pelle e nell’apparato digerente quando vivevano in cattività.

Cattività e riproduzione

La riproduzione è una funzione legata anche ai livelli di glucocorticoidi. In effetti, questi hanno la capacità di inibire (o addirittura sopprimere) gli steroidi gonadici. Pertanto, una minore produzione di testosterone o estradiolo avrà effetti sul comportamento riproduttivo degli animali.

Negli esemplari giovani, inoltre, lo stress della vita in cattività provoca problemi nello sviluppo delle gonadi e nella maturazione degli ovuli.

Guardando al sistema riproduttivo, gli autori dello studio hanno scoperto che il 74% degli articoli mostra che gli animali prelevati in natura hanno una capacità riproduttiva inibita. Questo è un fenomeno molto diffuso ed è problematico, soprattutto per quelle specie che si vuole allevare in cattività e liberare successivamente.

Le scimmie sono animali che possono deprimersi.

Molti animali vivono prigionieri dell’essere umano per vari motivi: sperimentazione, allevamento, intrattenimento e un lungo eccetera. Quanti di queste situazioni possono essere evitate? Dove dirigere lo sviluppo della nostra specie senza danneggiare altri animali? Fortunatamente, c’è chi ci sta già lavorando, quindi non resta che supportarli in modo che nessun altro animale debba vivere in cattività per tutta la vita.

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