Maltrattamenti nella produzione animale: alcuni dettagli che forse ignorate

Molte delle comuni abitudini di manipolazione degli animali da macello hanno tutti i requisiti per essere considerate maltrattamenti. Come mai? Perché compromettono direttamente l'armonia animale, fisica, mentale o sociale.
Maltrattamenti nella produzione animale: alcuni dettagli che forse ignorate

Ultimo aggiornamento: 21 agosto, 2022

Il benessere degli animali da bestiame è direttamente correlato alle prestazioni produttive ed economiche dell’azienda. Pertanto, i maltrattamenti nella produzione animale sono un lusso che gli allevatori non possono permettersi. Esistono alcune abitudini che vengono portate avanti da secoli, in risposta a un’idea comune: sono animali e bisogna usare la forza per maneggiarli.

Questa ideologia mantenuta nel tempo ha già portato a conseguenze negative per diversi allevatori. Ma al giorno d’oggi, abbiamo a disposizione molte informazioni sui benefici degli animali tenuti in situazioni di benessere.

Maltrattamenti nella produzione animale

Di seguito parleremo di alcune delle pratiche usuali nella produzione animale che sono negative, anche se a prima vista potrebbe non sembrare così.

Continue aggressioni

Questa usanza è la madre di tutti gli abusi e probabilmente una delle più riconosciute. Quello che molti allevatori non capiscono è che stanno maltrattando il loro capitale produttivo. E qualsiasi danno fatto avrà un effetto immediato sui loro guadagni.

Non c’è bisogno di colpire l’animale. Se anche un solo dipendente assume un cattivo atteggiamento, gli animali diventeranno nervosi.

I bovini non rispondono bene all’aggressione, ma rispondono bene al rispetto. E questo può essere infuso con la semplice presenza, senza aggressività. Dopotutto, ci temono naturalmente.

Sovraffollamento

Etologia applicata agli animali da allevamento.

Anche in questo caso è un’abitudine che nasce dall’ignoranza sul comportamento degli animali. Il gruppo dei bovini, costituito da animali da branco, tende a fuggire dai suoi predatori. E indovinate un po’? Gli umani sono i loro predatori.

Ecco perché impedire loro la libera circolazione o la possibilità di scappare è un errore, perché ciò si scontrerà con il loro istinto di sopravvivenza.

Un allevatore inesperto non saprà che deve usare questo loro impulso naturale a fuggire a suo vantaggio. Pertanto, sceglierà di prevenirlo riempiendo i recinti più che può. Questo, oltre a non essere sicuro dal punto di vista sanitario, non faciliterà nemmeno la manipolazione.

Questa abitudine compare anche quando si utilizzano le gabbie di trattamento. Si tende ad aggiungere un animale in più piuttosto che metterne uno in meno, per ostacolare i movimenti. Ma la probabilità che questo animale in più complichi la situazione è alta. Gli animali in spazi ristretti si arrampicheranno l’uno sopra l’altro, ferendosi o addirittura scappando.

Accompagnare il bestiame da dietro e mettergli fretta

Gli animali in ritardo nella mandria in genere sono i più deboli. Quindi, pretendere che siano loro a muovere chi sta davanti è inutile.

Accompagnare il bestiame da dietro crea resistenza nella mandria. Gli animali che si trovano davanti tenderanno a voltarsi e ad affrontare quelli più deboli. E i deboli, per evitarli, si sposteranno ai lati.

Anche se sembra difficile, sul campo è necessario provare a lavorare con la mandria da davanti. Per un puro fattore di dominio, gli animali in ritardo tenderanno a muoversi dopo i primi.

Dovrete inoltre lavorare alla velocità del bestiame. La fretta non farà altro che aumentare la resistenza degli animali.

Avvicinarsi senza lasciare alcuno spazio

Quando il contatto tra gli animali e l’uomo è molto stretto, questi si spaventano e possono reagire. Ricordiamoci che considerano l’essere umano una minaccia, anche se remota. Basta fare due passi indietro per dare loro abbastanza spazio per rilevare una possibilità di fuga. Basta una mossa così semplice e i livelli di stress della mandria diminuiranno immediatamente.

Usare i cani da pastore

Questa affermazione sembra assurda, vero? Ma ha senso. Il cane è predatore; il bestiame, la preda. È vero che dopo anni di addomesticamento questa affermazione non risulta essere così assoluta, ma questo non deve far sottovalutare la loro genetica.

I cani da pastore sono stati usati per secoli per dominare la mandria. Il problema è che il cane, di per sé, non fa distinzione tra dominare e maltrattare.

Certo, la situazione è migliorata molto nel tempo, e al giorno d’oggi:

  • Le razze di cani vengono selezionate per lavorare con il bestiame, ad esempio il border collie.
  • Sono addestrate specificamente per svolgere questo lavoro.

Inoltre, con una corretta manipolazione, è possibile far abituare il bestiame al cane. Ma nel loro subconscio continueranno a vederlo come una minaccia. E questo provoca stress agli animali, il che finisce per influire sulle loro prestazioni produttive.

Conclusioni

Cadere in queste abitudini, come abbiamo visto, rende più difficoltoso maneggiare gli animali. E, in genere, l’unica soluzione è investire in:

  • Più personale.
  • Più cani.
  • Recinti con recinzioni più alte.
  • Più gabbie di trattamento.

Cosa comportano questi fattori? Più spese per l’allevamento. Per non parlare delle spese derivanti da animali feriti, stress, riparazioni, ecc. In altre parole, ciò si traduce in una minore redditività economica.

Veterinario per animali da fattoria

Non è facile cambiare abitudini radicate, al punto tale che vengono considerate l’unico modo di lavorare possibile. Ma basta fare un piccolo sforzo per far sparire queste abitudini, che costituiscono veri e propri maltrattamenti nella produzione animale. Questo problema va affrontato con una sola idea in mente: per poter lavorare con gli animali è necessario cambiare atteggiamento.

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