Pesce pietra, l’abitante quasi invisibile delle scogliere

· 31 Gennaio 2019
Considerato il pesce più velenoso e mortale del mondo, il pesce pietra è un'artista del camuffamento; i nuotatori sprovveduti che si addentrano nel suo habitat sono spesso vittime del suo morso.

Anche se lo sembra, il pesce pietra non è una pietra; è una creatura che assume la forma di una roccia e può ferire molto gravemente le persone. Si tratta di una specie mortalmente velenosa che si camuffa da pietra grigiastra o marrone.

Le persone, quando nuotano in mare aperto, lo confondono con un sasso pestandolo, e ciò li pone in pericolo di vita. Quando le sue spine vengono schiacciate, libera un veleno molto potente.

Questa tossina causa un dolore e una paralisi così insopportabili che, se la persona non viene soccorsa in tempo, potrebbe morire.

Il pesce pietra non è aggressivo,e non attacca a meno che non venga provocato. E’ il suo meccanismo di difesa che si attiva se viene pestato accidentalmente.

Aspetto fisico del pesce pietra

Fedele al suo nome, il pesce pietra è simile ad una roccia crostosa o ad un detrito che si trova in fondo al mareMa se lo osserviamo attentamente, presenta delle caratteristiche interessanti.

La maggior parte di questi esemplari sono di colore marrone o grigio con delle macchie gialle, aranciate o rosse.

Il pesce pietra dell’estuario è generalmente di colore marrone o marrone rossiccio.

Delle escrescenze arancioni, come le spugne che si trovano su alcuni di questi animali, possono farlo sembrare un detrito che si trova nella Barriera corallina.

Pesce pietra su masso

In genere, le sue dimensioni raggiungono i 35 cm di lunghezza, anche se esistono alcuni esemplari che arrivano a 50 cm. Può arrivare a pesare circa 2,5 kg.

Ha gli occhi enormi, come quelli degli insetti, e la collocazione di questi li distingue tra la specie della Barriera Corallina e quella dell’estuario. Gli occhi di quest’ultimo sono più all’infuori e separati da una cresta, e quelli del pesce pietra della Barriera Corallina sono separatati da una profonda depressione.

Una delle caratteristiche più importanti di questo animale marino è la sua pinna dorsale a forma di ago, sulla cui base si trovano le ghiandole velenose sensibili alla pressione. Possiede 13 spine affilate, e ogni volta che si sente minacciato, le alza per difendersi.

Oltre a queste 13 spine, possiede 2 spine pelviche e 3 anali, che però rimangono nascoste sottopelle. Questo pesce non ha le squame; la sua pelle incrostata è quella che gli dona l’aspetto di una roccia ruvida.

Habitat e riproduzione

Il pesce pietra si trova nelle regioni costiere dell’Oceano Indiano e Pacifico, nelle acque a nord dell’Australia.

Il suo habitat principale sono le barriere coralline. Tuttavia, può trovarsi anche vicino e sotto le sporgenze rocciose, il fango e la sabbia, quando arrivano le maree.

Sebbene il pesce pietra sia in gran parte marino, sia quello della Barriera Corallina che quello dell’estuario possiedono lo stesso ceppo di riproduzione.

La femmina porta dentro di sé le uova non fertilizzate, che vengono rilasciate in fondo al mare o su una piattaforma rocciosa.

Pesce pietra camuffato

Quando il maschio raggiunge questa zona, spruzza il suo sperma sulle uova. Venendo fertilizzate, si schiudono dopo 3 giorni. I piccoli appena nati sono prede facili di altre specie, quindi solo pochi di questi raggiungono l’età adulta.

Altri dati interessanti

Il pesce pietra si alimenta principalmente di piccoli pesci e di gamberetti. Si tratta di un cacciatore paziente capace di aspettare per ore che una preda si trovi vicino a lui e poi di sorprenderla.

Alcune volte si sotterra nella sabbia in modo che solo la parte superiore della testa e delle spine rimangano esposte.

Se la preda si posiziona dietro alla sua testa, questo alza le sue spine dorsali spaventandola e portandola verso la zona dell’attacco.

Le ghiandole velenose ubicate sulla base di queste spine contengono delle neurotossine. La puntura può produrre dolore e prurito severi. 

A volte, può causare la morte del tessuto e paralisi, in base alla profondità della penetrazione e del numero delle spine che sono entrate.

Dopo aver rilasciato il veleno, le ghiandole hanno bisogno di qualche settimana per tornare a riempirsi. La quantità del liquido è proporzionale al grado di pressione applicato.