Pesce spada: cosa mangia e di quali problemi soffre

28 ottobre, 2020
Il pesce spada è una specie marina dall'aspetto peculiare, pescata per la sua carne prelibata. Ma è anche molto vulnerabile all'inquinamento.

conosciuto con il nome scientifico di Xiphias gladius, il pesce spada, è una delle specie marine più facilmente riconoscibili grazie alla sua morfologia. Spesso però non diamo troppo peso alle malattie e alle attenzioni necessarie che questa specie richiede. Scopriamo di più sui pesce spada in quest’articolo.

Caratteristiche principali del pesce spada

La caratteristica che salta all’occhio di questa incredibile specie è senza dubbio la morfologia della mascella superiore che si estende e si assottiglia ricordando una spada. A differenza di altre specie di pesce con il becco prolungato e cilindrico, la spada dello Xiphias gladius è molto lunga e appiattita, leggermente ovale.

Nonostante in commercio si vendano esemplari che vanno dagli 1 ai 2 metri di lunghezza, gli esemplari di pesce spada possono raggiungere i 4 metri e superare i 500 chili, e sono le femmine ad essere di dimensioni più grandi. Si contraddistinguono inoltre per l’assenza di pinne pelviche e di squame in fase adulta.

Il pesce spada raggiunge la maturità sessuale tra il secondo e il quarto anno di vita, periodo in cui i maschi corteggiano le femmine nuotando loro attorno fino a fecondare le migliaia di uova che queste depongono volta per volta. Normalmente, la riproduzione e la nascita dei piccoli ha luogo nei mesi tra giugno e settembre, in acque calde.

Un pesce spada nuota in superficie.

Il pesce spada si adatta facilmente alle variazioni di temperatura, fattore che lo porta ad essere presente in molte zone diverse. Normalmente frequenta zone dove sono presenti importanti correnti marine, tra i 45° a nord e i 45° a sud.

Alimentazione e attenzioni

Il pesce spada si ciba di una grande quantità di prede, e normalmente si concentra nelle acque altamente popolate da sgombri, sugarelli, acciughe, calamari, polpi e, in minor misura, crostacei e altri invertebrati. Da qui deriva la necessità dei pescatori di praticare la pesca in modo responsabile e rispettosa nei confronti della diversità marina.

Si tratta di un predatore molto attivo e si lascia guidare principalmente dal senso della vista quando va a caccia. Non è però immune alle minacce dei mari, in particolare gli squali, le orche e i cefalopodi di grandi dimensioni.

Rispetto alle normative nazionali e internazionali sull’attività di pesca di questa specie, le misure impongono un limite di cattura sostenibile per evitare il sovrasfruttamento degli stock ittici. Nel 2002 l’Unione Europea ha sancito il divieto di reti a tremaglio al largo.

Uomo pesca un pesce spada al largo su una barca.

Malattie

Oltre a convivere con esemplari simbionti come varie specie di remore, tra cui la Remora brachyptera, il pesce spada può contrarre una grandissima quantità di parassiti. Questi possono attaccarsi alle sue branchie, alle viscere, all’addome o ai muscoli; i principali parassiti del pesce spada sono i trematodi, i cestodi, i nematodi e i copepodi.

Secondo quanto documentano i pescatori, l’ectoparassita più frequente è quello appartenente al genere Pennella.  Dall’aspetto tubolare e nerastro, con un pennacchio ad un’estremità, è capace di attraversare la muscolatura del pesce fino ad arrivare agli strati più ricchi di vasi sanguigni, da dove trae nutrimento.

La presenza di questo parassita è maggiore nel Mar Mediterraneo, dove se ne possono trovare più di uno sullo stesso pesce spada.

Ma il pesce spada è anche un pesce vulnerabile all’inquinamento. Negli ultimi anni è stato dato l’allarme specialmente per le conseguenze dirette che ha sull’essere umano: gli accumuli di mercurio (sotto forma di metilmercurio) nei tessuti di questa e altre specie marine implica un rischio per l’uomo.

Ingenti quantità di questo metallo sono tossiche per il sistema cardiovascolare, per i reni e il sistema nervoso. Poiché il pesce spada è uno dei predatori più alti nella catena alimentare, c’è una reale possibilità che sia contaminato e che diventi fonte di rischio per chi lo consuma.