Scopriamo alcune curiosità sullo scarabeo

Venerato come un dio durante l'Antico Egitto, lo scarabeo è in grado di vivere in qualsiasi tipo di ecosistema, che sia molto arido o molto umido. È persino in grado di sopravvivere sulle aree montuose a oltre 5.000 metri di altitudine.
 

Diciamo che lo scarabeo non si trova di certo tra i nostri animali preferiti, ma non bisogna averne paura. Tutti da piccoli siamo stati incuriositi da questo piccolo coleottero nero e ci siamo fermati a guardare cosa stava facendo. Bene, oggi scopriamo alcune curiosità sullo scarabeo che vi sorprenderanno.

Scopriamo alcune curiosità sullo scarabeo

Curiosità sullo scarabeo: l’habitat

Una curiosità sullo scarabeo che ha sempre attirato l’attenzione degli scienziati è che non hanno un habitat naturale ben definito. Gli scarabei possono essere trovati ovunque sulla terra e in qualsiasi ecosistema, indipendentemente dal fatto che si tratti di un deserto, una foresta o persino un habitat vicino al mare.

In effetti, alcuni di loro vivono fra la sabbia delle spiagge, in quanto sono resistenti all’acqua salata.

Esiste da milioni di anni

Si ritiene che lo scarabeo sia uno degli animali più primitivi che esistano, poiché sono stati trovati fossili risalenti a 270 milioni di anni fa. Si ritiene che il primo esemplare sia stato ritrovato durante il periodo Permiano.

Né dovremmo dimenticare che antiche civiltà come quella egizia lo veneravano come un dio, il che è una prova inconfutabile che esistono davvero da milioni di anni.

 

Scarabeo antico Egitto

Le dimensioni dello scarabeo

Anche il più noto è sicuramente lo scarabeo comune di colore nero e dimensioni normali, e talvolta quello stercorario, che è molto simile, la verità è che ci sono scarabei di tutte le dimensioni e colori.

Possono essere trovati scarabei da un millimetro, che quasi non si vedono ad occhio nudo, ma anche scarabei che misurano 20 centimetri. Riuscite ad immaginare che esista uno scarabeo più grande della vostra mano? È vero che sono innocui e non fanno nulla, ma… che paura!

La bioluminescenza: una delle meno note curiosità sullo scarabeo

Gli scarabei hanno la capacità di riflettere la propria luce, come le lucciole. Anche se usano questa caratteristica a lungo come le lucciole, è un’abilità intrinseca che usano quando lo ritengono necessario.

Si comportano come se fossero un “caricabatterie solare”, poiché raccolgono la luce solare, la conservano e la usano quando ne hanno bisogno. Un vero e proprio capolavoro della natura che ha ispirato gli inventori delle lampade a luce solare.

Alcuni volano

Non tutti hanno questa capacità, ma ci sono molte specie di coleotteri che possono volare. Tuttavia, così come accade con la bioluminescenza, gli scarabei non volano per viaggiare se non strettamente necessario.

 

Lo sapevi che…

Questo è un fatto molto curioso che molti non sanno, ma le coccinelle sono scarabei! Siamo sicuri che non avreste mai pensato che un animale così bello possa essere uno scarabeo. E invece sì: le coccinelle sono scarabei, la specie più bella di scarabei mai vista fino ad ora.

Coccinelle

Alcuni nuotano

Abbiamo già detto che gli scarabei sono resistenti all’acqua salata, anche se ci sono alcune specie che sanno nuotare sia in acqua salata che in acqua dolce. Possono persino respirare sott’acqua. Chi l’avrebbe mai detto?

Vengono usati come gioielli

Gli scarabei che possono volare hanno ali bellissime che, data la loro capacità di bioluminescenza, presentano dei colori incredibili. Questo fatto non è passato inosservato ai mastri orafi, per cui gli scarabei vengono anche seccati, induriti e venduti come gioielli. Un lusso a cui pochi hanno accesso.

Agli scarabei piacciono le altezze

Abbiamo già detto che qualsiasi spazio naturale può essere l’habitat di uno scarabeo. Per questo motivo,  alcune specie sono sopravvissute in ambienti naturali estremi come nelle montagne a 5.000 metri di altitudine, il che non è un fatto normale date le loro dimensioni.

 
  1. Whipple S. Dung beetle ecology: Habitat and food preference, hypoxia tolerance, and genetic variation. Dissertation. 2011;