Se il latte crudo è pericoloso, perché viene venduto?

· 19 Aprile 2019
Questo problema deve essere compreso dal punto di vista dei piccoli agricoltori che, quando sono costretti a pastorizzare il loro latte per venderlo, devono passare attraverso degli intermediari che trattengono la maggior parte del profitto.

Qualche tempo fa è apparsa la notizia secondo cui la Catalogna consentirà la commercializzazione del latte non pastorizzato. Tuttavia, secondo molti, il latte crudo è pericoloso, quindi la misura è stata considerata azzardata da gran parte della società.

Scopriamo insieme perché se il latte crudo è pericoloso, viene venduto.

Il latte crudo è pericoloso?

Qualsiasi cibo che non ha subito un trattamento termico o che non è stato lavato accuratamente comporta alcuni rischi. Sì, il latte crudo è pericoloso, come il pollo o altri prodotti.

Il problema è che mentre noi tendiamo a cucinare il pollo, in molti paesi europei pochissime persone fanno bollire il latte crudo.

Bollire il latte crudo è importante per eliminare i batteri che eliminano il processo di pastorizzazione, ma questo procedimento deve essere realizzato correttamente, poiché il latte crudo è pericoloso quando non viene trattato.

Anche se molti media hanno avvertito di pericoli come la brucellosi bovina, la verità è che questa malattia viene considerata debellata in paesi come la Spagna.

In poche parole, il latte crudo è pericoloso se non viene consumato in modo responsabile. Indipendentemente dal fatto che sia consentito o meno, vi consigliamo di non consumarlo se non siete in grado di eseguire una corretta pastorizzazione.

Latte non pastorizzato

Se il latte crudo è pericoloso, perché lo vendono?

Anche se il latte crudo è pericoloso, pochi hanno approfondito le ragioni che stanno dietro l’intenzione di vendere questi prodotti. Molti pensano che sia un’altra moda pseudoscientifica, come l’omeopatia veterinaria. Ma sia la questione che il dibattito sono molto più profondi.

Uno dei principali motivi per cui la vendita di latte crudo è concessa è legato all’intenzione di dare maggiore autonomia agli agricoltori, in particolare a quelli che si occupano di allevamento intensivo. La vendita di latte crudo permette loro di vendere il latte direttamente ai consumatori senza ricorrere agli intermediari, che trattengono i loro profitti.

Attualmente, la maggior parte degli allevamenti bovini devono vendere il loro latte alle grandi multinazionali, che raccolgono i prodotti, li pastorizzano e li distribuiscono nei supermercati.

Anche se questo può sembrare conveniente per gli agricoltori, il fatto è che queste aziende trattengono una percentuale enorme del prodotto finale.

In questo modo, gli agricoltori sono costretti a vendere i loro prodotti a prezzi al di sotto del costo di produzione.

Cosa significa? Per i piccoli produttori di latte, i costi di produzione sono maggiori di quelli guadagnati con la vendita del prodotto, per cui la loro attività è destinata al fallimento.

Latte crudo Catalogna

Perché sono necessari i piccoli agricoltori?

Nelle piccole aziende di solito le mucche hanno a disposizione maggiore spazio per pascolare e vengono trattate meglio rispetto alle macro fattorie da allevamento intensivo. L’allevamento del bestiame, inoltre, ha grandi benefici per l’ambiente.

Non solo, le fattorie rurali incoraggiano lo sviluppo di queste aree con operazioni meno inquinanti, il che è molto importante per alcune specie come il barbagianni.

Inoltre, queste aziende sono quelle che devono convivere con specie carnivore come il lupo, per cui lottano su tutti i fronti, compresa la conservazione di questo animale.

Ecco perché, anche se vendere latte crudo è pericoloso, bisogna analizzare le ragioni di questa tendenza e cercare di trovare alternative per migliorare le condizioni del bestiame.

Ci sono molti prodotti che potete acquistare nei mercati rionali della vostra città o direttamente dai produttori locali che non sono pericolosi. Comprateli se volete favorire lo sviluppo rurale e aiutare l’ambiente senza mettere a rischio la vostra salute.

  • Piergiovanni, L., & Limbo, S. (2010). Tecnologie di packaging per la qualità degli alimenti. http://doi.org/10.1007/978-88-470-1457-2_13