Situazione attuale dell’albatros codacorta

· 4 Aprile 2019
Durante la Rivoluzione Industriale l'albatros codacorta è stato ampiamente decimato a causa dello sfruttamento del suo piumaggio.

L’albatros codacorta è un uccello di medie dimensioni noto per il suo grande becco rosa.

In questo articolo vi informeremo su alcune caratteristiche dell‘albatros codacorta, e parleremo anche della sua situazione attuale.

Caratteristiche dell’albatros codacorta

Il suo nome scientifico è Phoebastria albatrus: può misurare circa 90 centimetri di altezza e pesare approssimativamente 10 chili quando è adulto.

L’albatros codacorta cambia colore in base all’età, poiché alla nascita e mentre è giovane ha il piumaggio bruno di colore nerastro ma, quando diventa adulto, le piume tendono al bianco e al dorato.

Sia il collo che il petto sono beige e attira l’attenzione per il suo enorme becco rosa quadrato. Un modo per identificare l’età di un esemplare è osservare il becco, poiché i più vecchi presentano un bordo bluastro.

Per quanto riguarda l’alimentazione, l’albatros codacorta include principalmente calamari nella sua dieta e, in misura minore, gamberetti, uova di pesce volante, piccoli pesci e crostacei. Sono state rilevate delle popolazioni che seguono i pescherecci per nutrirsi dei rifiuti e dei resti di pesce che vengono gettati in mare.

Un altro aspetto interessante del loro comportamento è che si raggruppano in colonie una volta all’anno, solo per covare e schiudere l’unico uovo a cui ogni coppia di albatros dà vita.

Questo avviene per più di due mesi. Gli adulti possono procreare dopo cinque o sei anni di vita.

Albatros codacorta in volo

Per quanto riguarda la sua distribuzione, vale la pena di ricordare che questo uccello nidifica a Torishima (Giappone) e nelle isole Senkaku e Minami-Kojima, rispettivamente in Cina e Giappone.

I territori in cui abita l’albatros codacorta comprendono l’Oceano Pacifico settentrionale, sebbene sia presente anche nella Russia orientale e persino in Alaska.

Passato, presente e futuro dell’albatros codacorta

Il boom delle piume di albatro iniziò nel tardo XVIII secolo, quando divennero molto popolari sia nel Nord America che in Europa. La rivoluzione industriale ha fatto la sua parte commercializzando capi e accessori realizzati con le piume di albatros.

Tra le qualità delle piume di questo uccello è possibile sottolineare che sono leggere, riparano bene e non permettono all’acqua di attraversare il capo. Pertanto, sono state utilizzate principalmente per cappotti o trapunte: pensate che, per la preparazione di una coperta, erano necessarie più di un chilo di piume.

Tenendo conto del fatto che le piume di ciascun esemplare adulto non superano i 20 grammi, venivano uccisi numerosi uccelli solamente per produrne uno.

La caccia commerciale dell’albatro codacorta in Giappone iniziò nel 1885 circa. La compagnia Tamaoki era incaricata di esportare le penne e, quando si rese conto che non c’erano quasi uccelli nelle vicinanze, decise di farsi strada e di catturare anche quelli che vivevano nelle isole vicine.

Altre società hanno fatto lo stesso sulle isole Hawaii. Le critiche su come i giapponesi hanno ucciso questi uccelli hanno presto raggiunto le orecchie di acquirenti e governi.

Nel 1903 le autorità hawaiane vietarono la caccia nel territorio e dichiararono persino questo uccello monumento nazionale marino.

Albatros steller

Una specie a rischio di estinzione

Tuttavia, hanno continuato a cacciare l’albatros codacorta ad altre latitudini. Nel 1930 in Giappone rimasero solo 2000 esemplari e la specie fu dichiarata a rischio di estinzione. Grazie al direttore dell’Istituto ornitologico Yamashina, nel 1933 l’isola di Torishima fu dichiarata un santuario, che ne impediva il massacro.

Nel 1958 quest’isola cominciò a essere studiata dai ricercatori e, naturalmente, venne studiato anche il suo principale abitante, l’albatros codacorta.

A partire dal 1981 il governo di Tokyo ha realizzato diverse attività alla ricerca di questo meraviglioso uccello, che ha permesso una maggiore riproduzione nella zona.

Ma ancora una volta la specie venne dichiarata a rischio di estinzione perché la presenza umana nella regione non permetteva a questi uccelli di riprodursi come avrebbero dovuto. Grazie ad una tecnica speciale di uccelli “intagliati” in legno che venivano usati per attirare i “veri” esemplari, in un decennio la popolazione degli albatros è aumentata notevolmente.

Attualmente, il numero di uccelli nelle isole giapponesi raggiunge quasi i 5000 esemplari. Una cifra bassa, ma che incoraggia gli scienziati a continuare con le procedure e le misure che aiutano l’albatros a riprodursi in libertà.

Sebbene sia una specie a rischio, diverse iniziative consentono la conservazione di questa specie nel suo habitat naturale.

Harada, T., Deguchi, T., Zaun, B., Sprague, R. S., & Jacobs, J. (2007). An artificial rearing experiment of laysan albatross chicks. Journal of the Yamashina Institute for Ornithology. https://doi.org/10.3312/jyio.39.87