Traffico illegale di specie: come e perché evitarlo

Prevenire il traffico illegale di specie è la priorità di molte persone e organizzazioni, ma in cosa consiste questo crimine e come evitarlo?
Traffico illegale di specie: come e perché evitarlo

Ultimo aggiornamento: 15 dicembre, 2021

Da anni è risaputo che la biodiversità della Terra è in pericolo e, con essa, il pianeta stesso. Questo problema richiede diverse soluzioni, ed oggi parleremo proprio di una delle più importanti: evitare il traffico illegale di specie.

L’inversione del cambiamento climatico, lo scioglimento dei poli, le pandemie e molte altre minacce alla vita dipendono da questa misura e da molte altre. In questo articolo ci concentreremo su una delle azioni umane che più danneggia il futuro e il globo: la cattura, il trasporto e la vendita illegale di animali e piante.

Il commercio illegale e la convenzione CITES

Se siete degli amanti della natura e vi interessa proteggerla, vi suonerà strano che in alcuni paesi sia considerato legale il commercio di determinate specie, così come di loro parti o derivati. Dovreste sapere che la legge di ogni paese regola la raccolta e la vendita di ciascuna specie principalmente in base al suo valore economico per l’uomo.

A livello internazionale esiste un regolamento chiamato CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione). Grazie a questo trattato, viene creata una rete mondiale di controllo del commercio di specie selvatiche minacciate.

Le transazioni registrate dalla CITES comprendono il 78% di animali esotici e il 22% di specie vegetali.

Ad oggi, più di 37.000 specie di animali e piante sono incluse nell’elenco CITES. All’interno di questo elenco sono presenti 3 appendici che determinano il grado di protezione per ogni taxon:

  • Appendice I: elenco delle specie minacciate di estinzione. Il loro commercio, così come le loro parti e derivati, è vietato.
  • Appendice II: elenca le piante e gli animali il cui commercio è regolamentato per motivi di conservazione, ma che non sono sempre in pericolo di estinzione.
  • Appendice III: quando una parte della convenzione richiede che il commercio di una specie specifica sia regolamentato, quel taxon entra in questa appendice fino a quando le altre parti non lo approvano o lo rifiutano.
Come e perché evitare il traffico di specie?

I numeri del commercio illegale

Sulla carta, i numeri e le regole sembrano impressionanti. Tuttavia, metterli in pratica comporta un gran numero di fattori avversi da controllare, con conseguenti problemi irrisolti come i seguenti:

  • I milioni di specie che non sono incluse nella CITES dipendono dalla legislazione di ciascun paese, che le rende suscettibili di continuare a essere raccolte e commercializzate, indipendentemente dalle conseguenze negative che questo comporta.
  • La CITES si limita a regolamentare il commercio: non ha il potere di fermare attività criminali come il bracconaggio e la raccolta illegale di piante se non vengono successivamente scambiate.
  • Se non è possibile dimostrare che le specie protette hanno attraversato il confine contravvenendo alle norme CITES, non esiste un modo legale per agire contro i trafficanti.

Pertanto, si presume che i crimini contro la natura siano molto più ampi di quanto si riflette nei documenti ufficiali, enormi di per sé. Nel 2017 (ultimo anno per il quale sono disponibili i dati) sono stati effettuati 20.762 sequestri di animali e piante alle frontiere e alle dogane.

Il traffico illegale di specie si muove tra i 10 e i 20 miliardi di euro ogni anno, una cifra paragonabile a quella del traffico di droga e superata solo dalla vendita illegale di armi.

Le 2 specie più minacciate sono gli elefanti (il cui commercio di esemplari e loro parti rappresenta il 33,1% del totale) e il palissandro, un legno esotico proveniente dalle aree tropicali dell’Africa, dell’America e dell’Asia. L’albero da cui proviene questo materiale occupa il 40,7% del commercio totale con specie minacciate.

Perché evitare il traffico illegale di specie

Le ragioni per evitare il traffico illegale di specie che tutti conoscono sono comuni a tutti: per il pianeta, per gli animali e per gli stessi umani. Non c’è molto da discutere con questi argomenti. Ora, i fatti che toccano il cuore sono molto più espliciti e concreti.

Sicuramente avrete visto le immagini di un rinoceronte della savana con la sua sagoma ritagliata al tramonto. È molto probabile che ricordiate anche rapporti in cui compaiono i pezzi inerti del corpo del rinoceronte, sia attraverso indagini sotto copertura che nei rapporti ufficiali del loro sequestro. Entrambi i lati di questa realtà alludono a un processo umano fondamentale: l’empatia.

Tutti gli esseri umani sono abbastanza sensibili da essere inorriditi dalla violenza e appassionati di immagini idilliache. Pertanto, il motivo principale per combattere questo traffico è semplice e, allo stesso tempo, ricco di sfumature: nessuno può assistere a un abuso senza sentire di dover fare qualcosa per prevenirlo.

Milioni di dettagli si aggiungono a tutto questo. Guerre finanziate con i soldi dello sfruttamento animale e umano, un’Amazzonia che si restringe, un orso polare che galleggia su un pezzo di ghiaccio, un elefante maltrattato in un circo, una pandemia globale, cani rannicchiati in una cella di laboratorio: la lista potrebbe continuare all’infinito e il traffico illegale di specie ne è solo una parte, distante per il mondo occidentale ma interrelato con ogni aspetto della vita quotidiana.

Come evitare il traffico illegale di specie

Infine, arriviamo alla parte più importante di questo argomento: cosa possiamo fare per evitare tutto questo? Che potere ha una singola persona contro cifre che contano milioni? La risposta è semplice: anche le persone sono milioni, uno per uno.

Spesso i dati che giungono alle nostre orecchie provengono da crimini fisicamente lontani: bracconaggio in Africa, sequestri negli aeroporti e così via. Tuttavia, e purtroppo, abusi e crimini contro animali e piante sono presenti ovunque. Se vogliamo combatterlo, ecco alcuni passaggi che possiamo eseguire:

  • Scoprire quali specie sono protette nella nostra zona: a volte un gesto innocente come strappare un fiore ha un impatto negativo sull’ecosistema. L’informazione è potere.
  • Segnalare i crimini che incontriamo nel nostro ambiente: l’allevamento e la vendita di animali e piante protetti sono all’origine di molti problemi, come le invasioni di specie estranee.
  • Ovviamente, non comprare animali: oltre a poter commettere un reato, ci sono migliaia di amici di un’altra specie che non conosciamo che aspettano di essere adottati.
  • Rifiutare ogni forma di sfruttamento animale: i soldi che vengono dati a industrie di pellicce, la caccia sportiva o il cibo stesso chiudono il ciclo di finanziamento di molte attività illegali.
  • Includere le abitudini ecologiche e di tutela dell’ambiente nella vita quotidiana: dal riciclaggio di una lattina all’acquisto di frutta sfusa, ogni azione ha un impatto positivo, quindi non sottovalutiamola.
  • Collaborare con i gruppi di pressione sociale: i cambiamenti vengono sempre dal basso. Sia a livello locale che internazionale, le organizzazioni che esercitano pressioni sui giganti dell’economia hanno bisogno di tutto il supporto possibile.
Le scimmie sono animali che possono deprimersi.

Soprattutto, non dimentichiamo mai che il nostro contributo individuale è inestimabile per il pianeta. Viviamo in tempi in cui le grandi imprese vengono compiute in gruppo, quindi non perdiamo mai la speranza di creare un mondo migliore per tutti.

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