L'unicorno siberiano che forse è vissuto con l'uomo

15 aprile, 2020
Uno studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution suggerisce che l'unicorno siberiano potrebbe essersi estinto 39.000 anni fa. Ciò significa che forse ha convissuto con la specie umana. 
 

Il mito dell’unicorno si è sempre basato su animali reali: dai rinoceronti ai narvali, di fatto, sono diverse le specie che hanno alimentato questo mito da migliaia di anni nelle varie culture del pianeta Terra. Uno degli animali in questione è stato l’Elasmotherium sibiricum o elasmoterio, anche conosciuto come unicorno siberiano. 

Si tratta di un enorme rinoceronte asiatico vissuto decine di migliaia di anni fa. Nel 2018 un gruppo di ricercatori ha avanzato l’ipotesi secondo cui forse questo animale è vissuto insieme all’uomo.

L’unicorno siberiano, quando si è estinto?

Fino a qualche anno fa si pensava che l’elasmoterio si fosse estinto tra i 200.000 e i 100.000 anni prima della nostra era. Ciò significava molto prima della maggior parte della megafauna euroasiatica, quando l’essere umano dominava tale continente.

Nonostante ciò, uno studio pubblicato su Nature Ecology and Evolution suggerisce che la sua estinzione potrebbe essersi verificata 39.000 anni fa, momento in cui gli esseri umani erano già presenti in Siberia, motivo per cui le due specie potrebbero aver convissuto.

Ricostruzione dello unicorno siberiano
 

Tramite il metodo del radiocarbonio, il gruppo di ricercatori ha potuti datare ventitré unicorni siberiani, il più recente dei quali risale a 39.000 anni fa, ovvero quando gli esseri umani erano già arrivati in Siberia e in Asia Centrale.

Alcuni esemplari potrebbero essere persino più recenti e se questi dati fossero confermati, vorrebbe dire che l’unicorno siberiano ha convissuto con l’essere umano.

Questi dati sono coerenti con l’estinzione delle megafauna dell’Eurasia, anch’essa avvenuta 40.000 anni fa. I ricercatori hanno visto anche che l’unicorno siberiano sarebbe l’ultima specie di questo lignaggio, motivo per cui mentre perivano gli ultimi mammut, è possibile che la stessa sorte toccasse anche all’ultimo di questi giganti con un solo corno.

Come era l’elasmoterio?

I ricercatori sono riusciti anche a risalire alla dieta di questo animale studiando gli isotopi contenuti nei denti dei fossili. È stato confermato che questo erbivoro seguiva una dieta a base di vegetali molto secchi e fibrosi.

Questo dato era già stato intuito dagli studiosi osservandone la dentatura, molto simile a quella di un cavallo, che indicava dunque che la sua dieta era molto specializzata. Questa tecnica è stata usata anche per rilevare l’apparente traffico di giaguari ai tempi dei Maya.

Scheletro dell'elasmoterio
 

Si crede che proprio questa dieta potrebbe essere la causa dell’estinzione di questo animale. Essendo molto molto specializzata, è probabile che i cambiamenti climatici ebbero delle ripercussioni devastanti sulla capacità dell’unicorno di nutrirsi.

Se così fosse, l’estinzione dell’unicorno siberiano non dipenderebbe dall’essere umano. Il suo contemporaneo rinoceronte lanoso, infatti, sopravvisse nel Nord della stessa area geografica di distribuzione dell’elasmoterio.

Questa specie di rinoceronte è stata battezzata con il nome di unicorno siberiano perché aveva un solo corno di dimensioni colossali: poteva raggiungere i due metri di lunghezza. Come nel caso dei rinoceronti moderni, il corno dell’elasmoterio era fatto di cheratina.

È probabile che questo animale venisse cacciato dall’uomo, in particolar modo dall’uomo di Neanderthal. Diversi indizi permettono di affermare che è stato così per il rinoceronte lanoso, ma sembra evidente che non ha causato l’estinzione di questo formidabile animale. Chi può dire se i nostri antenati hanno visto l’ultimo unicorno siberiano con i loro stessi occhi?