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Animali ovovivipari: definizione e caratteristiche

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Gli animali ovovivipari hanno un modo di riprodursi davvero particolare. Scopriamo come funziona e quali sono.
Animali ovovivipari: definizione e caratteristiche
Ultimo aggiornamento: 17 febbraio, 2021

In natura, vi sono diversi tipi di sviluppo embrionale: oviparo, viviparo e ovoviviparo. Gli animali ovovivipari sono quelli che condividono e le caratteristiche degli animali ovipari e vivipari.

Animali ovovivipari: definizione

Gli animali ovovivipari condividono le caratteristiche di riproduzione degli animali ovipari e vivipari. Questo tipo di riproduzione può essere definita come “la forma di riproduzione in cui le uova si sviluppano all’interno della madre senza che essa fornisca ulteriori nutrimenti. Le uova si schiudono al suo interno o subito dopo essere state espulse permettendo la nascita di animali vivi.”.

Etimologicamente questa parole deriva dal latino ed è l’unione di tre termini: ovum, che significa uovo; vivus, che significa vivo e parere, che significa deporre, partorire, generare.

Caratteristiche degli animali ovovivipari

L’ovoviviparità è un tipo di riproduzione in cui gli individui depongono le uova, ma queste rimangono all’interno delle femmine. Quando si sviluppa l’embrione, ci sono due possibilità:

  • La femmina depone le uova che si schiudono subito dopo la deposizione.
  • La schiusa avviene prima del parto ed i cuccioli nascono direttamente dalla madre.

Si può dire, quindi, che gli animali che hanno questo tipo di sviluppo embrionale portano avanti un processo intermedio tra viviparità e oviparità. Dunque, gli animali ovovivipari sono un mix dei due tipi di sviluppo embrionale.

Le caratteristiche che identificano l’ovoviviparità sono:

  • Se c’è fecondazione interna, i cuccioli nascono vivi e completamente sviluppati.
  • Non vi è connessione tra la madre e il cucciolo tramite la placenta.
  • In alcuni casi, l’apporto nutritivo dato agli embrioni può provenire solo dal sacco vitellino dell’uovo (in genere). In altri, no.

All’interno dell’ovoviviparità si individuano due gruppi a seconda del tipo di nutrizione che ricevono gli embrioni. La viviparità aplacentare è il modo in cui si definiscono gli animali ovovivipari.

La viviparità aplacenare si verifica quando gli embrioni rimangono nell’utero della madre, ma non ricevono nessuna nutrizione e non hanno nessuna connessione con la placenta della madre. In questo caso si distinguono due forme di sviluppo embrionale: matrotrofrico e lecitotrofico.

Quando le specie matrotrofiche esauriscono l’apporto nutritivo, per continuare a svilupparsi, ricorrono a nutrienti provenienti da altre fonti. Possono ottenerli da altre uova (ovofagia), da altri embrioni (cannibalismo intrauterino), oppure da forme simile a quella della placenta.

Nelle specie lecitotrofiche le riserve nutrizionali dipendono esclusivamente dalle riserve del sacco vitellino.

Esempi di animali ovovivipari

La maggior parte degli animali ovovivipari appartengono alla specie degli invertebrati. Tuttavia, alcuni animali vertebrati come i rettili, i pesci o gli squali mostrano questo tipo di sviluppo embrionale.

Invertebrati

All’interno degli animali invertebrati sono presenti diverse specie ovovivipare. Uno degli animali per eccellenza presente nei labori di ricerca è un insetto appartenente al genere Drosophila, che include anche la mosca della frutta.

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La Drosophila sechellia è un esempio di invertebrato ovoviviparo appartenente all’ordine dei Ditteri. Un altro gruppo di animali ovovivipari sono i Gasteropodi.

Pesci: cavallucci marini

I cavallucci marini sono dei vertebrati marini ovovivipari. Nello specifico, ci riferiamo ai cavallucci marini appartenenti al genere Hippocampus hippocampus. Questi animali monogami sono noti perché gli esemplari maschi sono quelli che si incaricano di portare le uova fecondate.

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A seconda della specie, la durata della gestazione dura approssimativamente tra i dieci giorni e le sei settimane. Terminato questo periodo, il maschio rilascia 200-300 esemplari in alcune ore.

Teleostei: squali

Alcune specie di squali, come lo squalo toro (Carcharias taurus), sono animali ovovivipari. Sebbene gli squali abbiano uno sviluppo embrionale lecitotrofico, lo squalo toro è un’eccezione.

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Lo squalo toro è una delle tre specie di squali più pericolose, insieme allo squalo tigre e allo squalo bianco. Queste sono le tre specie di squali che presentano una maggiore probabilità di attaccare l’uomo.

La prole dello squalo toro è considerata una specie matrotrofica perché effettua il cannibalismo intrauterino. All’interno dell’utero, l’embrione più grande divora tutti i suoi fratelli lasciandone vivo solo uno. Alla fine della gestazione, quindi, nasceranno solo due esemplari.

Rettili

All’interno dei rettili, l’ovoviviparità si manifesta in diversi gruppi: in alcune specie di vipere e serpenti (come l’anaconda), nei camaleonti e nel rospo del Suriname.

Solo alcune specie della famiglia Chamaleonidae sono ovovivipare. Tra esse ci sono il camaleonte dall’elmetto o camaleonte di Von Höhnel (Trioceros hoehnelii), il camaleonte di Jackson o camaleonte cornuto (Trioceros jacksonii) ed il camaleonte Trioceros hoehnelii.

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Gli animali ovovivipari sono dunque quelli che presentano uno sviluppo embrionale che ha delle caratteristiche vivipare e ovipare. In natura, esistono diversi esempi di animali ovovivipari, ognuno con le sue peculiarità.


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