Consigli per evitare di umanizzare il cane

La premura, le attenzioni e l’affetto, sono valori che possiamo facilmente distinguere in qualsiasi genitore. Esiste però una grande differenza tra avere un figlio e adottare un cane. Certo, tali animali sono splendidi, amorevoli e intelligentissimi, ma vanno sempre e comunque trattati come tali.

Spesso sentiamo ripetere la frase “Il mio cane è come un figlio” ma ciò nasconde, purtroppo, il pericolo dell’umanizzazione che può creare gravi danni alla personalità e alla convivenza col vostro amico a quattro zampe. Vediamo allora come fare per trattare il vostro animale domestico per quello che è, senza errori e costruendo, con lui, una relazione più sana.

Come inizia l’umanizzazione

Alcuni esperti sostengono che il concetto di sensibilità verso gli animali sia apparso, per la prima volta, durante il Romanticismo (fine del XVIII secolo). Una nuova forma di intendere e concepire il mondo animale, in modo più rispettoso e che mise le basi per la richiesta di riconoscere, anche agli altri esseri viventi, diritti fino ad allora esclusivi del genere umano.

Altri sostengono che l’umanizzazione degli animali domestici è un segno chiaro della trasformazione del concetto di famiglia.

Da un lato, denuncia l’isolamento dell’uomo moderno, che solamente grazie all’animale può contrastare la solitudine a cui è condannato. Dall’altro, rivela la difficoltà umana di comunicare ed esprimere i propri sentimenti (“Nessuno mi capisce come il mio cane”). Nel contesto della crisi etica, la rottura del senso di fiducia porta a vedere i cani più sinceri, genuini e leali degli esseri umani.

cucciolo di cane e padrona
Autore: Wagner Cezar

Insomma, un aspetto quasi poetico da parte di molti padroni. Il problema, semmai, è sopravvalutare il proprio cane, umanizzandolo e cadendo nell’errore di considerarlo, appunto, come un familiare.

Il cane non è come un figlio

In primo luogo, bisogna comprendere che se umanizzate un cane, non rispettate le caratteristiche proprie della sua specie. Ogni essere vivente ha proprie necessità, dal momento che il suo organismo è diverso da quello dell’uomo. Oltre a permettergli tutto, favorendo l’apprendimento di cattive abitudini, l’umanizzazione può causare anche problemi di salute.

Prendiamo come esempio il cibo. Molti proprietari considerano ‘normale’ condividere il proprio pranzo o cena con il proprio amico a quattro zampe. In realtà, l’ingestione di cibi cotti, stagionati o industriali può provocare gravi sconvolgimenti al metabolismo animale.

Abitini, scarpette, accessori… Sono necessari?

Un altro esempio interessante è dato dalla diffusione di vestitini e scarpe per animali domestici. Sono certamente belli, simpatici, ma sono oggetti a cui la pelle dell’animale non è abituata. Scarpette o stivaletti possono persino limitare la sudorazione e impediscono il contatto con il suolo. La reazione a qualcosa così strano e diverso può essere negativa e inficiare l’addestramento, generando stress e comportamenti, in apparenza, inusuali.

L’umanizzazione eccessiva spesso causa problemi comportamentali e di temperamento. Timidezza, aggressività, l’abbaiare in modo eccessivo, iperattività e atteggiamenti “di ricatto”. Sono tutti chiari esempi delle conseguenze negative dell’umanizzare il vostro animale da compagnia.

Tutto ciò senza scordare che, rimuovendo ogni limite tra uomo e animale, si possono innestare dinamiche psicologiche pregiudizievoli per il proprio equilibrio.

Addestramento e disciplina

Un addestramento adeguato e la disciplina permettono una convivenza tranquilla e senza rischi. A questo, va aggiunto l’indispensabile processo di socializzazione che riduce la probabilità di un comportamento aggressivo. Soprattutto, in caso di disputa di territorio.

Al contrario, l’umanizzazione e l’irresponsabile permissivismo alimentano il disordine. Il vostro cane, se considera opportuno qualsiasi comportamento, si sentirà padrone di ogni spazio, smettendo di riconoscervi come capobranco e prendendo l’iniziativa. Alcuni incidenti domestici (come arrivare a mordere componenti della famiglia) possono essere provocati da questo annullamento della gerarchia.

Inoltre, in nessun modo si deve precludere all’animale la possibilità di interagire con altri simili. Il vostro cane deve continuare a sentirsi tale, correre nel parco e rincorrere altri esemplari come lui e non finire con identificarsi, erroneamente, come un essere umano.

Creare un rapporto sano con il cane

La prima cosa è capire che il cane non è vostro figlio: tenete a mente questa frase. Ciò non significa amarlo di meno o trattarlo con distacco. Vi permetterà semplicemente di conservare i limiti tra i due mondi, umano e animale, costruendo una convivenza consapevole, sana ed equilibrata.

Il cane dev’essere considerato come parte del branco e mai come il leader. Altrimenti, farà tutto il possibile per prevalere, affermando la sua presenza con violenza e aggressività (distruggendo oggetti, urinando in casa, occupando il divano…).

cane al guinzaglio in campagna

L’addestramento, fondamentale per evitare di umanizzare il cane

Ecco perché imparare a dire “No!” è indispensabile. Anche se il cane vi si avvicina con l’espressione più tenera del mondo. Il divieto è necessario per poterlo educare. Per poter crescere un cane leale e obbediante, vi consigliamo di iniziare ad addestrarlo, e farlo socializzare, durante le 4 e le 20 settimane di vita. I cuccioli hanno un carattere ancora da plasmare e imparano più facilmente rispetto ai cani adulti.

È importante insegnare comandi di base all’animale, come sedersi, sdraiarsi, stare fermo, rispondere al nome e andare a cuccia. È anche possibile proporre diversi trucchi o addestrarlo professionalmente.

Evitate che dorma con voi o che occupi zone della casa pensate per un uso ‘umano’. L’animale deve imparare a rispettare i vostri spazi. Il mantenimento della privacy è essenziale in ogni rapporto, incluso quello con gli animali domestici.

Il rinforzo positivo è fondamentale per affermare e far memorizzare un buon comportamento. Al contrario, la violenza inibisce l’apprendimento del cane. Il cane non è vostro figlio, ma una vostra responsabilità.

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