I primati del mondo in via di estinzione

Una delle caratteristiche più straordinarie della natura è la grande biodiversità di fauna e flora che comprende. Tuttavia, molte di queste specie sono in serio pericolo.
I primati del mondo in via di estinzione

Ultimo aggiornamento: 11 maggio, 2022

Un titolo che potreste facilmente leggere su qualsiasi giornale o rivista è: “Un gran numero di primati nel mondo si trova in pericolo di estinzione”. Questa notizia senza dubbio non è recente, ma purtroppo il numero dei primati che fanno parte di questa lista aumenta sempre di più.

Dai grandi primati come gorilla e scimpanzé, a quelli più piccoli come tarsi o lemuri. Si stima che il 60% delle specie di primati sia a rischio di estinzione. La causa principale è l’influenza umana sul loro habitat, come la caccia e il commercio illegale.

Primati del mondo in pericolo

Attualmente il numero di specie di primati in via di estinzione è 512, che corrispondono al 60% delle specie esistenti. Secondo studi come quello condotto da Estrada e Collaboratori, le popolazioni mondiali di primati sono state profondamente colpite da varie attività umane.

Non solo il 60% è in grave pericolo, ma circa il 75% è in declino. Tra le azioni dell’uomo che hanno portato a questa situazione vi sono:

  • Commercio illegale e caccia: sfortunatamente, la cattura di questi animali per l’intrattenimento privato, per la vendita come animali da compagnia o per l’industria delle pellicce provoca la morte di tantissimi esemplari.
  • Deforestazione.
  • Estrazione del petrolio.
  • Perdita di habitat: l’espansione dei terreni agricoli, oltre che quelli per la costruzione di case o per il pascolo, hanno avuto un’influenza negativa riducendo l’habitat di queste specie.

Questo studio copre gli habitat dei primati presenti nel continente africano, così come nei paesi del sud e del sud-est asiatico, insieme ad alcuni Paesi a clima tropicale. Secondo gli autori, i Paesi che ospitano specie di primati hanno un PIL (prodotto interno lordo) e una sicurezza alimentare molto inferiori rispetto alle principali nazioni importatrici ed esportatrici.

Ecologizzazione del commercio

La risposta della maggior parte di questi Paesi è stata quella di espandere i propri terreni agricoli e l’agricoltura, tra gli altri settori. Ciò ha influenzato negativamente le popolazioni indigene di primati che ci vivono. Pertanto, gli autori suggeriscono una ristrutturazione del modello di innovazione del Paese. Per fare ciò, usano il termine “ecologizzazione”, che punta su proposte globali come:

  1. Dieta a basso contenuto di carne. Ridurrebbe la necessità di spazio agricolo.
  2. Consumo ridotto di semi oleosi.
  3. Diminuzione dell’uso di legno, combustibili fossili, metalli o pietre preziose provenienti dai tropici.
  4. Azione congiunta per promuovere il commercio a prezzi accessibili per tutti i gruppi sociali.
  5. Preservazione della natura e delle specie che la popolano.

Fondamentalmente, questi punti possono essere riassunti nel concetto di riduzione del consumo di prodotti non necessari e quindi di protezione dell’habitat dei primati. Riducendo il fabbisogno di spazio, gli animali sarebbero in grado di sopravvivere nei loro habitat senza la pressione dell’azione umana.

Esempi di primati del mondo in via di estinzione

Di seguito vi mostreremo alcuni esempi di specie di primati destinate all’estinzione nel prossimo futuro, se la situazione in cui si trovano non verrà arginata. Nello specifico, verranno brevemente descritte 3 delle 84 specie presenti nella Lista Rossa IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) che si stima siano in pericolo di estinzione.

Gorilla gorilla

Tipiche delle regioni del Congo e del Gabon, le popolazioni di Gorilla gorilla hanno subito negli ultimi anni una notevole perdita di esemplari. Tra i principali motivi per cui il gorilla occidentale è in pericolo vi sono l’invasione del suo habitat e la creazione di strade che attraversano la foresta, problemi ecologici (inquinamento) e problemi biologici (malattie virali o da prioni).

Tuttavia, il governo del paese ha proposto diversi piani di conservazione che includono la protezione del suo habitat, il tracciamento e il monitoraggio delle popolazioni, nonché investimenti nell’istruzione. L’ultimo aspetto è fondamentale, perché se la popolazione non comprende le conseguenze della perdita di questa e di altre specie, non potrà rimediare alla situazione.

Un primate che mangia.

Pongo abelii

Un altro primate in pericolo di estinzione è l’orango di Sumatra, il cui nome scientifico è Pongo abelii. Purtroppo anche la sua popolazione sta diminuendo, come nel caso degli altri esempi esposti.

Come il suo congenere, il gorilla, anch’esso vive nelle foreste, ma in questo caso a Sumatra, in Asia, ed è incluso nei piani di recupero della fauna selvatica. Tra le principali misure utilizzate spicca la reintroduzione della specie negli habitat in cui è stato assente.

Tarsius tumpara

Sebbene non sia famoso come le due specie precedenti, il tarsio dell’isola di Siau o T. tumpara si trova nella stessa situazione di declino delle popolazioni del gorilla e dell’orango. Inoltre, questa specie di piccole dimensioni era molto ricercata come animale domestico, il che ha notevolmente aumentato il pericolo a cui erano esposti i suoi esemplari.

Dopo aver analizzato queste 3 specie, abbiamo realizzato una rapida ricerca nella IUCN per scoprire l’entità della situazione delle specie di primati classificate nelle categorie “in via di estinzione” e “vulnerabili”. Mostra rispettivamente cifre agghiaccianti, dal momento che 140 specie sono in pericolo e 115 specie sono vulnerabili.

Sebbene alcune popolazioni rimangano stabili, come il gibbone di Hainan (Nomascus hainanus) o addirittura in crescita come il langur dalla testa bianca (T. poliocephalus), la stragrande maggioranza mostra una calo demografico.

Langur grigio: Comportamento

Se si sommano le tre categorie, si raggiunge un totale di 339 specie. Inoltre sono state verificate anche le specie classificate come estinte, lo Xenothrix mcgregori o scimmia giamaicana e il lemure Palaeopropithecus ingens. È necessario un piano di sensibilizzazione e d’azione collettiva per fermare la scomparsa di altre specie di primati.

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