I rapporti di vicinato tra proprietari di animali

28 Luglio 2019
L'integrazione di un cane appena arrivato in una comunità di quartiere può attraversare diverse fasi. Può essere semplice fin dall'inizio, ma anche una notevole fonte di conflitti.

Sempre più diffuso è il possesso di un animale domestico presso le famiglie italiane. Poiché gran parte della popolazione urbana vive in appartamento, i rapporti di vicinato sono sempre più influenzati dai problemi in cui sono coinvolti animali da compagnia.

Logicamente, quando adottiamo un animale, non entriamo in conflitto con terzi. Ma se non siamo consapevoli delle responsabilità coinvolte nella sua educazione, il nostro adorabile cucciolo potrebbe finire per essere una seccatura per i vicini.

Per analizzare l’integrazione degli animali domestici nel vicinato, analizzeremo le possibili implicazioni legali e anche alcuni suggerimenti per evitare inconvenienti con i vicini.

Vicinato e animali domestici: cosa dice la legge?

L’articolo 16 del 18 giugno 2012, che integra la legge 220/2012 del Codice Civile, stabilisce che nessun regolamento condominiale può vietare il possesso o la presenza di animali domestici e da compagnia all’interno di un’abitazione. In sostanza, i proprietari hanno il diritto di condividere la loro proprietà con degli animali domestici. Gli animali inoltre non vengono considerati meri oggetti di possesso, ma esseri senzienti.

Cane su scale

In ogni caso resta inteso che, quando la proprietà dell’animale domestico può portare a qualche lesione o a danni ai vicini o al complesso residenziale, il proprietario può essere penalizzato per non aver rispettato le regole basate sulla normale coesistenza pacifica.

Quali sono gli animali domestici ammessi?

Ad oggi in Italia si stima la presenza di circa 60,5 milioni di animali domestici nei condomini. La maggioranza sono cani e gatti. Con l’aumentare del possesso di animali domestici sono anche aumentate le controversie fra vicini.

La legge italiana protegge gli animali e l’articolo 1138 del codice civile stabilisce che il diritto di possedere animali domestici non può essere limitato da norme condominiali.

In ogni caso, un vicino che si sente molestato e disturbato dalla presenza di un animale domestico, può intraprendere azioni legali contro il proprietario per interrompere attività inappropriate, secondo le regole della buona convivenza. Quando parliamo di animali domestici, ciò può significare controllare l’eccessivo abbaiare, i cattivi odori o i danni causati dall’animale al patrimonio comune o a terzi.

Cane sul'uscio

Quali azioni legali sono applicabili ai conflitti di vicinato che coinvolgono animali domestici?

Per prima cosa è bene che l’amministratore condominiale informi il proprietario del disagio causato dal suo animale domestico. Inoltre è necessario chiarire che, se l’inconveniente persiste, è possibile avviare azioni legali.

Se il proprietario non adotta misure specifiche, un vicino o la riunione dei condomini può presentare un’ingiunzione contro di lui. Se approvata, questa azione condanna legalmente il proprietario a interrompere la condotta denunciata e vieta che si ripeti. Allo stesso modo, prima di iniziare tale azione legale, è necessario raccogliere prove del comportamento inappropriato dell’animale domestico e del suo tutore.

In generale, è consigliabile presentare fotografie o riprese e rapporti alla polizia. È possibile anche chiedere ai vicini di dichiarare in tribunale la recidiva causata dal possesso inappropriato dell’animale.

Quando viene verificato che il possesso dell’animale provoca un disagio incessante ai vicini, il giudice impone la sentenza più appropriata al caso. Oltre a ordinare l’immediata cessazione di comportamenti inappropriati, può anche emettere ammende o richiedere il risarcimento dei danni a terzi o al patrimonio comune.

In conclusione, se non vogliamo avere problemi con il vicinato, è bene capire come gestire al meglio la convivenza con un animale domestico nel rispetto di tutti. Sarà quindi necessario osservare e rispettare i codici di buona condotta.