Il comando di liberazione nell’addestramento del cane

· 31 luglio 2018

Addestrare un cane non è un compito facile, soprattutto per le persone poco esperte o che non hanno sufficiente tempo da dedicare a questo tipo di attività. In questo articolo vi parleremo di uno degli step fondamentali nell’educazione dei cani: il comando di liberazione.

Non tutti i proprietari di animali domestici hanno la possibilità di rivolgersi ad un istruttore cinofilo, che garantirebbe un addestramento completo e un miglioramento generale nella gestione dell’animale. Per questo motivo è importante conoscere e saper usare il comando di liberazione.

Cos’è il comando di liberazione?

Quando vi trovate ad insegnare un nuovo “ordine” al vostro cane, di solito usate una parola o una frase che serve per collegare il comando all’azione. Ebbene, l’animale ha anche bisogno di una parola chiave che sancisca la fine dell’esercizio. E che, ovviamente, gli faccia capire che ha compiuto positivamente il suo obiettivo.

È simile all’effetto che ha il “clicker” sui gatti, per intenderci. Farà capire all’animale che ha fatto tutto correttamente e che riceverà la ricompensa. Invece del “click”, utilizzerete una parola: breve e chiara.

Se il comando di liberazione non viene utilizzato, comunicando al cane che l’esercizio è terminato, potrebbero insorgere vari problemi. In primis, facendo credere all’animale che è lui a comandare e decidere quando interrompere il gioco. Occorre evitare che si convinca di essere lui a prendere le decisioni. Ecco perché questo comando è importantissimo e dovrete includerlo nella sua routine di addestramento.

Cagnolino con zampa su mano del padrone

Può anche darsi che l’animale si mantenga in una posizione di disciplina, stressandosi inutilmente. Il rischio è che non memorizzi gli ordini appresi e che tutto il lavoro svolto, durante l’esercizio, non sia servito a nulla.

Come insegnare al cane il comando di liberazione?

Una volta compresa l’importanza della questione, ovvero che il comando di liberazione è fondamentale per la corretta educazione del vostro amico a quattro zampe, dovrete imparare ad usarlo in modo adeguato e senza commettere errori. Questo processo dovrà rispettare tre momenti fondamentali, che vi illustriamo di seguito:

1. Insegnate un ordine al cane

Per poter utilizzare il comando di liberazione, dovrete attirare l’attenzione del vostro animale domestico e insegnargli un nuovo ordine. Può essere anche molto semplice, come “molla”, “prendi”, “seduto”, “sdraiato”, “fermo”, “dammi la zampa”.

2. Esercizio di conferma

La conferma è il secondo passo. Se siete riusciti a far capire al cane quale deve essere l’azione che deve portare a termine, e l’obiettivo è stato raggiunto, è arrivato il momento di insegnargli espressioni positive come “bravo” o “ben fatto”. In tal modo, saprà che ha fatto qualcosa di corretto.

Ragazza impartisce un comando seduto al cane

3. Comando di liberazione

Ora arriva il passaggio chiave: liberare l’animale dalla pressione dell’obbedienza. I passi da seguire per insegnare questo ordine sono gli stessi di qualsiasi altro. Ma, in questo caso, dovrete prevedere una ricompensa.

Per prima cosa, scegliete una parola breve e comprensibile che potete pronunciare fluentemente e fermamente, ma senza essere bruschi. Molti scelgono l’espressione “libero” oppure “va bene” come comando di liberazione. Dovrete esercitarvi più volte finché il nostro animale domestico capirà che l’addestramento è terminato.

Un trucco che potete usare è quello di iniziare anche l’allenamento con una parola. In tal modo, stabilirete un prima e un dopo nella formazione del vostro animale domestico. Con il vantaggio di avere piena concentrazione da parte del cagnolino e di evitare fraintendimenti.

Dopo aver pronunciato il comando di liberazione, dategli un premio: capirà che ha agito bene e che può continuare la sua vita normale, senza sentire il peso dell’obbedienza.

Come vedete, il comando di liberazione è fondamentale nell’addestramento in quanto consentirà al cane di rilassarsi e rafforzerà il vostro legame. Spiegandogli, inoltre, che esiste un tempo per ogni cosa.