Il criceto comune: un mammifero in grave pericolo

La IUCN ci informa dello stato critico di conservazione nel quale versa il criceto comune. Una specie di più tra quelle comprese in un elenco che non smette di crescere.
Il criceto comune: un mammifero in grave pericolo

Ultimo aggiornamento: 03 settembre, 2020

Recentemente, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha pubblicato un nuovo bollettino che aggiorna lo stato di conservazione di determinate specie. A richiamare l’attenzione è il cambiamento di stato presentato dal criceto comune (Cricetus cricetus), che passa da essere considerato vulnerabile a criticamente minacciato.

Questo roditore è un parente dei criceti siriani e nani, molto diffusi e popolari come animali domestici. Dotato di dimensioni molto maggiori, il criceto comune ha visto ridursi drasticamente la propria area di distribuzione, così come il suo tasso di natalità. Vi invitiamo a proseguire la lettura per sapere di più sul grave pericolo che corre questa specie di mammifero.

Perché il criceto comune è in grave pericolo?

Nel 2018, lo stato della specie catalogava il criceto comune come “vulnerabile“. Tuttavia, le cose sono peggiorate, perché nel corso di due anni il numero di esemplari ha subito una riduzione del 50%.

Era già noto che questo animale disponeva di uno spazio in cui vivere che era sempre più piccolo. Infatti, a Vienna era costretto a vivere nei cimiteri, a causa dell’avanzata dell’essere umano e della mancanza di suolo utile per la riproduzione e l’alimentazione.

La specie si sta riducendo di numero a una velocità tale che è molto probabile che, al ritmo attuale, scompaia prima del 2050. Alcuni dati suggeriscono che nel 2038 non ne rimarrà nessun esemplare. Negli ultimi anni, questo animale, in passato molto diffuso, è scomparso da almeno 13 paesi nei quali viveva.

La scomparsa del criceto comune è causata anche dalla riduzione della sua natalità.

La bassa natalità del criceto comune

Oltre alla riduzione dell’habitat, la causa principale della scomparsa del criceto comune consiste nella drastica riduzione della natalità. A partire dal 1954, il tasso di riproduzione del criceto comune ha iniziato a ridursi. Se in passato una femmina dava vita a 20 nuovi membri all’anno, oggi questo numero si è ridotto a 4.

Questo fenomeno si è sviluppato nel corso di diversi decenni. Tuttavia, la IUCN non ha cambiato lo stato della specie da “preoccupazione minore” a “in pericolo critico di estinzione” fino a questo sesso anno. Inoltre, la sua scomparsa dalla zona occidentale dell’Europa viene attribuita all’uso dell’agricoltura moderna, che provoca un’elevata mortalità tra i membri di questa specie.

Come suggeriscono gli studi, questa mortalità non è di per sé significativa, ma è solamente il ridotto tasso di riproduzione a fare sì che la specie stia scomparendo. Non parliamo, però, solamente dell’Europa occidentale, perché in quella orientale la specie si è estinta in otto regioni ed è diventata rara in 42 zone nelle quali la sua presenza era invece abituale.

Cause della mancanza di discendenza

Nonostante tutti gli studi che sono stati condotti alla ricerca della causa del declino di questa specie, i risultati non sembrano del tutto conclusivi. In fin dei conti, a essere responsabile dell’estinzione del piccolo roditore è un insieme di fattori.

Per quale motivo, però, se la mortalità non è così alta, il basso tasso di riproduzione è così significativo? Per rispondere a questa domanda, bisogna osservare il ciclo riproduttivo del criceto e i fattori che lo influenzano. Come la maggior parte dei mammiferi roditori, i criceti dispongono di un buon meccanismo che assicura la loro sopravvivenza in quanto specie:

  • Discendenza numerosa
  • Uso di tane di protezione
  • Grande gelosia nel periodo dedicato alla riproduzione
  • Capacità di accoppiarsi dopo il parto per dare inizio a un nuovo ciclo

Tuttavia, i cambiamenti nello sfruttamento del suolo, la distruzione e la frammentazione dell’habitat, l’inquinamento e i cambiamenti climatici sono riusciti a ridurre alcune popolazioni di criceti comuni al punto che queste ultime non sono più in grado di ristabilirsi.

La perdita dell’habitat come fattore chiave nella scomparsa del criceto comune

La crescita delle popolazioni umane, che distruggono a poco a poco gli habitat naturali di molte specie, sembra costituire un fattore limitante per il recupero di quella di cui ci stiamo occupando ora. Da molti anni il criceto comune è inserito in un programma di allevamento in cattività e reintroduzione nell’habitat naturale.

Ciononostante, il numero di individui non sembra destinato ad aumentare. Il motivo è dovuto alla scarsità di vegetazione che lascia gli animali particolarmente esposti di fronte ai predatori.

Il criceto comune non dispone di alcun luogo nel quale costruire le proprie tane né per spostarsi in maniera sicura all’interno del su habitat. La scomparsa della vegetazione ha quindi lasciato particolarmente esposti questi roditori, che non hanno la possibilità di riprodursi.

La mortalità infantile è alta perché gli individui giovani non dispongono di tempo sufficiente per mantenersi nascosti fino ad aver imparato a fuggire dai propri predatori.

La perdita del suo habitat naturale è il fattore più importante che sta determinando la scomparsa del criceto comune.

Che cosa si sta facendo per salvare la specie?

Le misure di conservazioni adottate per cercare di salvare il criceto comune si basano principalmente su due strategie. Da una parte, l’allevamento in cattività e il loro successivo rilascio nell’ambiente rappresentano una misura che continua a essere adottata. Ciononostante, questo progetto non è destinato ad avere alcun futuro, se gli animali non riescono a sopravvivere per mancanza di spazio.

Per fare in modo che l’habitat aumenti e si mantenga, si stanno sovvenzionando gli agricoltori per consentire loro di portare a termine diversi programmi:

  • Offrire habitat agricoli che consentano la convivenza con il criceto comune.
  • Aumentare i campi di erba medica, alimento e copertura fondamentale per la specie dopo il raccolto. In questo modo il paesaggio non rimane del tutto sprovvisto di vegetazione.
  • Ridurre l’uso di pesticidi.

Salvare una specie dall’estinzione non significa aumentare il numero di esemplari, ma fornire loro un luogo in cui vivere. Non è ancora troppo tardi per salvare il criceto comune, se si seguono tutte le indicazioni e si lavora insieme per raggiungere lo stesso obiettivo: rendere questo mondo un luogo adatto per tutti.

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