Il parco nazionale più antico dell’Africa sfruttato per l’estrazione del petrolio

14 Marzo 2019
L'allarme è scattato con l'annuncio da parte del governo congolese di concedere quasi un quarto della grande riserva naturale alle industrie per lo sfruttamento del petrolio.

Alla fine di giugno 2018 si è diffusa la notizia: il parco nazionale più antico dell’Africa è stato dichiarato zona di interesse petrolifero e pertanto verrà sfruttato per l’estrazione.

Il progetto non riguarda solo il famoso Parco nazionale dei Virunga, ma anche il Parco nazionale di Salonga.

Il parco nazionale più antico dell’Africa apre le porte al petrolio

Il governo della Repubblica Democratica del Congo ha annunciato la brutta notizia.

Infatti, ha intenzione di cedere il 21,5% del territorio del parco nazionale più antico dell’Africa, il Parco nazionale dei Virunga, per lo sfruttamento del petrolio per un ammontare di 172.000 ettari complessivi.

Questo parco è uno dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO ed è l’habitat del gorilla di montagna, un primate unico.

Qui la popolazione dei gorilla di montagna ha recentemente raggiunto i 1.000 esemplari. Oltre a essere il più antico parco nazionale dell’Africa, il Parco nazionale dei Virunga costituisce anche parte dell’habitat di altre specie a rischio, come elefanti e ippopotami.

L’organizzazione no profit Global Witness ha denunciato il progetto, che avrebbe gravi conseguenze per la natura e la fauna congolesi.

In passato l’habitat dei gorilla ha ricevuto protezione grazie all’operato di eroine come Dian Fossey.

Questa straordinaria primatologa ha dato la vita per salvare la fauna del Parco nazionale dei Virunga.

Lo spettacolare recupero dei gorilla di montagna a Virunga è dovuto in gran parte a questa donna, morta a seguito dell’aggressione da parte di un bracconiere.

Gorilla di montagna

La violenza nel parco Virunga

L’intenzione di sfruttare il territorio del parco Virunga per l’estrazione del petrolio è un problema che si va a sommare alla già delicata situazione del parco.

Infatti, in tempi recenti l’accesso ai turisti è stato chiuso a causa di un’ondata di episodi di estrema violenza e dell’uccisione di alcune guardie forestali.

Il parco nazionale più antico dell’Africa ricopre un’area di 7.800 chilometri quadrati e si estende nella provincia del Kivu Nord, al confine con l’Uganda e il Ruanda.

Da sempre il parco è assediato da bracconieri e gruppi paramilitari, responsabili degli omicidi che hanno portato alla sua chiusura.

In quest’area gli scontri armati sono frequenti a causa delle numerose guerre scoppiate in Congo, fra cui il conflitto più cruento della storia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una delle ragioni è il controllo delle miniere di coltan, che ora potrebbero essere accorpate alle aree petrolifere.

Bonobo

Il Parco nazionale di Salonga

Non si conosce invece l’ammontare di terreno del Parco nazionale di Salonga che verrà ceduto alle industrie petrolifere.

In ogni caso, il progetto costituisce una minaccia per diverse specie di grandi scimmie, poiché mira allo sfruttamento di un’area in cui vivono le popolazioni più numerose di varie specie.

In origine il Parco di Salonga era stato creato per proteggere il bonobo.

Pur non essendo il parco più antico dell’Africa, il Salonga ospita il 40% della popolazione di bonobo, una delle poche grandi scimmie organizzate in società matriarcali.

Anche se molti non lo sanno, gli scimpanzé e i bonobo sono parimenti imparentati con gli esseri umani. A livello evolutivo si sono separati dall’uomo quasi contemporaneamente.

Il Parco nazionale di Salonga è la riserva forestale naturale più grande del continente africano, estesa su oltre 3,5 milioni di ettari.

Questa area di foresta pluviale offre rifugio anche agli elefanti e ai rinoceronti bianchi.

Finora l’area è riuscita a sfuggire al bracconaggio, ma non alla guerra civile che ha devastato il Congo, uno dei paesi più poveri del mondo.

La minaccia che lo sfruttamento del petrolio rappresenta per entrambi i parchi è senza precedenti. Solo pochi anni fa, un documentario denunciava l’intenzione della società britannica SOCO di effettuare trivellazioni petrolifere nell’area, ma l’ondata di proteste riuscì a fermare il progetto.

Ci auguriamo che questa volta accada la stessa cosa e che il territorio di entrambi i parchi venga preservato.