La domesticazione della pecora nella storia

20 Settembre 2019
La domesticazione della pecora ebbe inizio in Mesopotamia intorno all'anno 11000 avanti Cristo. 

La domesticazione della pecora è stata una delle prime a verificarsi e la sua storia risale a oltre 13000 anni fa. Si tratta sicuramente di una specie a cui siamo l’essere umano è stato legato durante la sua storia, che conviene conoscere.

Alla pari di altri casi di domesticazione degli animali, si crede che questa abbia modificato enormemente la specie in questione. Il fenomeno di domesticazione potrebbe persino aver cambiato alcune delle abilità mentali delle pecore, come il fatto che questi animali riconoscono le persone.

La domesticazione della pecora in Asia

La domesticazione della pecora ha avuto inizio in Mesopotamia, intorno all’anno 11000 avanti Cristo. Si crede che l’antenato di questa specie sia il muflone asiatico, sebbene siano state proposte anche altre specie come l’argali e l’urial, i quali però presentano un diverso numero di cromosomi.

In un primo momento, questi animali venivano allevati come fonte di alimento, ma la loro selezione ha avuto inizio 8000 anni fa, momento in cui, a quanto sembra, in Iran venivano già impiegati per ottenere la lana. Tuttavia, si inizierà a produrre indumenti con questa lana solo 3000 anni dopo.

La lana è stata vitale per l’espansione dell’essere umano, poiché questo tessuto ci ha permesso di raggiungere luoghi più freddi. Durante l’Età del bronzo esistevano già pecore molto simili a quelle attuali, motivo per cui in quel periodo era comune trovare questi animali in molti luoghi del pianeta.

Domesticazione della pecora e pascolo al tramonto

La domesticazione della pecora in Africa ed Europa

Sebbene all’inizio la domesticazione della pecora sia avvenuta in Asia, questi animali giunsero attraverso il Sinai al continente africano, dunque nell’Antico Egitto esisteva già questa specie. Alcuni, di fatto, credono che la pecora abbia avuto un’origine parallela in Africa, anche se sembra poco probabile.

Anche l’Europa assistette in fretta alla diffusione delle pecore e durante il Neolitico francese erano già diffusi i bestiami di ovini. Greci e romani dipesero dalle pecore in larga misura e proprio a loro viene attribuita l’estensione di questi animali in Europa.

Durante il Medioevo, tra i paesi europei soprattutto la Spagna divenne famosa per la produzione ovina. Questo fu dovuto in parte alla comparsa della pecora merinos, la cui lana di ottima qualità finanziava in gran misura l’impero. A ciò si deve la fondazione di una delle prime associazioni di pastori, la Mesta, che realizzava transumanza con due milioni di pecore merinos.

Pecora merinos

Le pecore in età moderna

In seguito al valore di questi animali durante l’impero spagnolo, Colombo li portò con sé durante il suo secondo viaggio in America, continente nel quale non si addomesticò questa specie.

Si crede che la prima razza giunta nel continente americano sia la pecora churra e, di fatto, gli indiani Navajo possiedono una varietà discendente da questi animali. La domesticazione della pecora non è avvenuta nemmeno in Australia, dove è arrivata solo alla fine del XVIII secolo.

Nel frattempo un centinaio di nuove razze sono sorte dalle prime pecore che hanno convissuto con l’uomo. La selezione di questi animali continua a verificarsi e alcuni propongono persino di selezionare super pecore con gli ultimi progressi nel campo della genetica.

Al giorno d’oggi, la pecora è una di quelle specie da cui l’essere umano dipende di più per sopravvivere; allo stesso modo, il fenomeno di domesticazione della pecora ha reso questi piccoli ruminanti del tutto dipendenti dall’uomo per la loro sopravvivenza. Di conseguenza, dobbiamo a questi animali il massimo rispetto, infatti senza di loro la storia dell’uomo probabilmente sarebbe stata ben diversa.

Pedrosa, S., Uzun, M., Arranz, J. J., Gutiérrez-Gil, B., San Primitivo, F., & Bayón, Y. (2005). Evidence of three maternal lineages in Near Eastern sheep supporting multiple domestication events. Proceedings of the Royal Society of London B: Biological Sciences272(1577), 2211-2217.