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Pappagalli selvatici e commercio di animali esotici

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Il commercio di animali esotici in tutto il mondo mette in pericolo i pappagalli selvatici a rischio di estinzione a causa della diffusione di un virus.
Pappagalli selvatici e commercio di animali esotici
Ultimo aggiornamento: 19 maggio, 2019

Una ricerca dell’Università del Kent ha segnalato il pericolo rappresentato dal commercio di animali esotici per i pappagalli selvatici, in particolare per le specie a rischio di estinzione. Questo pericolo è dovuto al rilevamento in otto paesi di un virus che provoca la malattia del becco e delle penne, che colpisce, appunto, i pappagalli selvatici.

Tenendo conto del fatto che molte specie di pappagalli sono in pericolo di estinzione, questi dati risultano allarmanti. Si rende quindi necessaria una maggiore consapevolezza dei rischi legati alla diffusione di malattie infettive associate al commercio internazionale di esemplari vivi.

I nuovi paesi in cui si sono verificati casi di malattia del becco e delle penne sono Bangladesh, Pakistan, Giappone, Nigeria, Seychelles, Vietnam, Senegal e Gambia. La presenza del virus è stata rivelata grazie a una ricerca condotta dal Durrell Institute of Conservation and Ecology dell’Università del Kent in collaborazione con altri enti internazionali.

I rischi per i pappagalli selvatici legati al commercio di animali esotici

I pappagalli sono une delle specie di uccelli più a rischio di estinzione e sono soggetti a varie malattie infettive. Sono anche tra i volatici più venduti secondo i dati della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES). Dal 1975 a oggi il commercio illegale ha registrato un aumento di trasferimenti transfrontalieri di quasi 20 milioni di pappagalli.

Ciò ha indotto numerose colonie di pappagalli a stabilirsi al di fuori delle loro aree di origine. In particolare, il parrocchetto dal collare, specie altamente invasiva, attualmente conta colonie attive a livello riproduttivo in più di 35 paesi in tutti i continenti.

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Questa ricerca ha rilevato la diffusione della malattia del becco e delle penne nei pappagalli selvatici nativi dell’Asia meridionale e sud-orientale e dell’Africa occidentale. Risulta quindi necessario svolgere ulteriori ricerche in queste aree, perché il fatto potrebbe avere implicazioni serie per la conservazione delle specie a rischio locali.

Viene indicata l’esistenza di relazioni molto strette tra le sequenze genetiche delle popolazioni selvatiche in regioni distinte. Inoltre, si sono verificati diversi episodi di introduzione di nuove popolazioni in Africa occidentale.

La malattia del becco e delle penne dei pappagalli

La malattia del becco e delle penne negli psittacidi è provocata dal Circovirus ed è una malattia infettiva comunemente riscontrata nei pappagalli domestici.

Si ritiene che nei pappagalli selvatici tale malattia abbia avuto origine in Australasia. Questo virus è una causa ben nota di malattie infettive negli esemplari in cattività. Gli uccelli colpiti possono sviluppare anomalie del piumaggio e deformazioni degli artigli e del becco. Può portare alla morte, in particolare negli esemplari giovani.

Tutti gli psittaciformi sono soggetti all’infezione. La natura immunosoppressiva di questa patologia aumenta la probabilità che l’animale contragga infezioni secondarie. La diffusione del Circovirus è legata al commercio di animali esotici, alla sua elevata persistenza nell’ambiente e alla facilità di trasmissione tra specie simili.

Le crescenti segnalazioni di casi di malattia del becco e delle penne in popolazioni selvatiche, sia native che introdotte dall’uomo, tra cui anche alcune specie in via di estinzione, sollevano preoccupazioni sulla conservazione delle specie a rischio.

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La presenza stabile di specie invasive in un ambiente può risultare devastante per le colonie che vivono su isole di piccole dimensioni o per le specie a rischio. Ciò non soltanto per via della competizione per le risorse, ma anche per l’esposizione al virus. Una situazione del genere può costituire un rischio significativo per le specie già afflitte da scarsa diversità genetica e perdita del proprio habitat.

Suggerimenti

I ricercatori suggeriscono che le decisioni relative al trasferimento dei pappagalli vengano prese soltanto dopo aver effettuato un’analisi del rischio di contrarre la malattia. Tale analisi servirebbe a calcolare la probabilità di esposizione o di una precedente infezione e il potenziale rischio rappresentato per le popolazioni selvatiche.

Secondo gli studiosi, è particolarmente importante prendere in considerazione i rischi per la biosicurezza nelle regioni più rilevanti per la conservazione delle specie. Ciò vale sia per i pappagalli minacciati che per altre categorie di volatili a rischio di infezione.

Raccomandano anche di prestare attenzione all’esame sistematico dei pappagalli destinati al commercio di animali esotici. A tal fine, gli studiosi si sono appellati agli esperti di conservazione, agli allevatori di pappagalli, alle forze dell’ordine e ad altre parti interessate. Il loro coinvolgimento è di massima importanza al fine di aumentare l’impegno nell’effettuare test sui pappagalli selvatici e in cattività in tutto il mondo.


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Fogell, D., Martin, R., Bunbury, N., Lawson, B., Sells, J., y McKeand, A. et al. (2018). Trade and conservation implications of new beak and feather disease virus detection in native and introduced parrots. Conservation Biology. doi: 10.1111/cobi.13214


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