Rabbia negli animali selvatici: una pericolosa zoonosi

· 24 settembre 2018
Oggi, fortunatamente, molti paesi hanno quasi del tutto debellato questa pericolosa zoonosi. Oggi parliamo della rabbia negli animali selvatici.

La rabbia negli animali selvatici è una malattia virale considerata la zoonosi più mortale del mondo. Ogni anno, infatti, causa più di 60.000 morti. E’ la dimostrazione che la salute delle persone è strettamente correlata a quella degli animali e della fauna selvatica.

Questa pericolosa patologia viene trasmessa agli uomini dagli animali domestici, dal momento che vivono a contatto con le persone. Si stima che il 99% dei casi di trasmissione all’uomo sia dovuto a morsi di cane. Ecco perché il modo principale per proteggersi da questa condizione sono le campagne di prevenzione e cura della rabbia nei cani.

Tuttavia, questa malattia colpisce moltissimi animali selvatici. Essi fungono da ospiti e contribuiscono enormemente al contagio. Ecco perché conoscere le implicazioni della rabbia negli animali selvatici è di vitale importanza per poterla sradicare.

un cane randagio digrigna i denti nella neve

La rabbia viene trasmessa agli esseri umani dagli animali domestici. Convivendo con le persone, sono i maggiori responsabili del contagio. Si stima che il 99% dei casi di trasmissione all’uomo sia dovuto a morsi di cane.

La rabbia: un po’ di storia

La presenza di questa malattia viene documentata sin nell’Antica Grecia. Persino Aristotele ne parla, descrivendo alla perfezione i sintomi della rabbia. Già allora, il noto filosofo collegava la sua infezione al morso dei cani. In effetti, la rabbia è in parte l’origine del mito del lupo mannaro, perché alcuni dei suoi sintomi negli umani coincidono con le storie di licantropi.

Più tardi, il virus si sarebbe diffuso in tutta l’America per colpa dei primi esploratori, che portarono con loro, nel Nuovo Continente, anche animali già malati e che innescarono il pericoloso contagio. L’umanità non ebbe a disposizione alcuna cura, fino al successo delle scoperte di Louis Pasteur, che avrebbe prodotto il relativo vaccino e salvato la vita del giovane Joseph Meister, nel 1885. Joseph fu il primo essere umano ad essere vaccinato con successo.

Rabbia negli animali selvatici: i cicli epidemiologici della rabbia

Il ciclo urbano è quello che provoca il maggior pericolo per l’uomo. Parliamo dei morsi di cani alle persone, già menzionati, a cui si uniscono altri animali domestici come il gatto, il furetto o il procione.

Gatto morde la mano del padrone

Tuttavia, il ciclo silvestre è ugualmente importante, dal momento che espande il possibile contagio della malattia alle popolazioni di animali selvatici, che infettano i cani. Il suo controllo è molto più complicato, dal momento che è impensabile vaccinare migliaia di esseri viventi nel loro habitat selvatico.

La rabbia negli animali selvatici

In Europa, la rabbia negli animali selvatici è guidata sopratutto dalla volpe rossa, ma è stato possibile ridurre la prevalenza della malattia attraverso la vaccinazione orale. Nelle foreste viene lasciato del cibo “condito” con la medicazione, che agisce come un vaccino. Nonostante queste misure, la condizione delle volpi è una vera minaccia nell’Europa orientale.

Coyote corre su un terreno desertico

La rabbia colpisce altri animali europei, come il lupo. Sebbene gli attacchi di questi animali alle persone siano praticamente inesistenti, il virus produce cambiamenti nel comportamento degli animali selvatici e li rende meno timorosi e più aggressivi.

Negli Stati Uniti, uno degli animali più colpiti dal virus è il procione. È responsabile per quasi il 40% dei casi di rabbia nell’est del paese. Altri animali svolgono un ruolo importante, come sciacalli, puzzole, tassi e altri carnivori selvatici.

Abbiamo già parlato di alcuni animali che possono trasmettere questa malattia. Inoltre, la popolarità degli animali esotici, che vengono acquistati sul mercato nero e poi abbandonati, rende ora il ciclo urbano e quello silvestre sempre più vicini.

Il possesso irresponsabile di animali esotici è diventato un altro fattore da prendere in considerazione, dal momento che, anche in Italia, questi esemplari invasivi hanno più probabilità di mordere le persone, rispetto ad altri.

Piccolo pipistrello con la bocca aperta
Fonte: Dipartimento dell’Agricoltura USA

I pipistrelli hanno una grande importanza nella trasmissione della malattia. Alcuni ceppi del virus sono esclusivi di questa specie, che può trasmettere la rabbia ad altri animali. Sono considerati una vera e propria minaccia. Per fortuna, però, molto raramente questi mammiferi placentati volanti si avvicinano alle persone. In passato, i minatori erano spesso soggetti alla rabbia ma, oggi, siamo ben distanti da quell’emergenza.

Rabbia e salute unitaria

La rabbia è una malattia che ci aiuta a capire il concetto di salute unitaria e l’importanza della medicina veterinaria nella tutela del benessere pubblico. Solamente grazie ad un intervento serio ed efficace è possibile ridurre l’incidenza dei cicli epidemiologici della rabbia.

Inoltre, una possibile riduzione dei casi in Europa è impensabile senza le campagne di vaccinazione effettuate da questi professionisti, in tutto il continente. Oggi, fortunatamente, molti paesi hanno quasi del tutto debellato questa pericolosa zoonosi. Una dimostrazione evidente dell’importanza di prendere misure tempestive per prevenire il ciclo urbano e silvestre e mantenere una coesistenza sana e senza pericoli con i nostri amici animali.