E se l’uomo non discendesse dalle scimmie?

Siamo sicuri che l’uomo viene dalla scimmia? Da quando Darwin ha rivoluzionato la storia dell’umanità, con la su teoria dell’evoluzione, questo interrogativo ancora oggi non ha una risposta. Certo, arrivati nel XXI secolo, ormai sappiamo che l’evoluzione è un dato di fatto piuttosto che una teoria. Eppure esistono alcune interpretazioni errate che continuano ad essere tramandate. Vediamo di far luce sull’argomento in questo articolo.

La teoria evolutiva di Darwin

Per esempio, è falso affermare che Darwin abbia detto che l’homo sapiens sapiens derivi dalla scimmia. La teoria dell’evoluzione sfidava la tradizionale proiezione scientifica del creazionismo, secondo cui gli esseri viventi sarebbero apparsi sulla Terra così come li conosciamo oggi. Nella teoria del celebre naturalista britannico, gli esseri viventi sono invece stati modellati da vari fattori legati all’evoluzione. E, tra queste “variabili”, la selezione naturale gioca un ruolo di primo piano.

una piccola scimmia mentre caccia nella giungla

E non solo. Charles Darwin ha osato includere gli esseri umani nella sua proiezione, introducendo l’idea che non derivassero da una favola biblica, ma piuttosto appartenessero ad una linea evolutiva modellata mediante un processo di umanizzazione. Nello specifico, Darwin ha scritto queste parole ne “L’origine delle specie” (The Origin of Species, 1859), uno dei suoi libri più famosi:

“Temo che la conclusione principale che emerge dalla lettura di questo libro, e cioè che l’uomo discende da una forma organica di rango inferiore, darà notevolmente fastidio a molte persone. Tuttavia, non c’è dubbio che siamo la progenie evoluta di creature primitive”. (Charles Darwin)

È vero che l’uomo viene dalla scimmia?

Una volta che, a grandi linee, si è decifrato il cuore della teoria dell’evoluzione, bisogna notare che per Darwin tutte le creature si sono evolute a partire da altri esseri. Quindi, anche l’essere umano prima era un animale come tanti. E, in particolare, un primate.

Alla fine del XIX secolo, la stampa e i creazionisti scientifici rifiutarono la matrice evoluzionista del pensiero darwiniano, spesso ridicolizzando lo stesso studioso. E’ celebre una vignetta che ritrae Darwin con un corpo di scimmia, ironizzando sul fatto che le sue idee fossero partorite da una mente “inferiore”. Questi denigratori, ad ogni modo, ebbero la colpa di fraintendere quella teoria. Sfortunatamente, ancora oggi accade la stessa cosa.

L’evoluzione, supportata dai ritrovamenti fossili, dimostra che i nostri antenati furono dei primati per milioni di anni, ma essi non provenivano dalle scimmie. O, per lo meno, da nessuna specie tra quelle ancora viventi. Condividiamo degli antenati comuni con questi mammiferi, ma occorre andare indietro di migliaia di anni per risalire a loro, in proporzione alle differenze che appaiono in modo evidente tra l’uomo e le scimmie.

A tal proposito, si sa che l’antenato che abbiamo in comune con gli scimpanzé viveva in Africa sei milioni di anni fa. Con il resto delle scimmie, come per esempio i gibboni, l’antenato comune che conosciamo è Alesi. Così è stato battezzato un cranio di un animale vissuto 13 milioni di anni fa.

Gli antenati dell’uomo, come si evince dai resti fossili, erano dei primati. Quindi non delle scimmie e non esiste un legame diretto con nessuna delle specie attualmente viventi sulla Terra. I possibili antenati in comune risalgono a migliaia di anni fa e, a partire da loro, le differenze si sono accentuate grazie all’evoluzione.

L’albero dell’evoluzione

Non è sbagliato ricordare che l’evoluzione è come un albero. È così che Darwin lo ha rappresentato nelle prime illustrazioni che davano supporto alle sue lezioni. I cosiddetti alberi filogenetici. I rami dell’albero evolutivo si sono sviluppati allo stesso modo, ma soltanto alcuni hanno dei punti in comune.

un orango penzola da un ramo

Partendo da qui, si capisce che, pur condividendo parte del percorso con diversi animali simili a noi, alla fine l’uomo ha intrapreso un cammino a sé stante. Allontanandosi da Alesi (13 milioni di anni fa) ma anche dallo scimpanzé (6 milioni). Questo approccio, l’unico corretto, va contro quella visione sbagliata che abbiamo, purtroppo, impresso nell’immaginario collettivo. L’evoluzione non va vista come una sequenza, una scala (come la famosa fila di ominidi), ma come un albero.

Gli oranghi o i bonobo non si trovano solo un paio di passi sotto di noi. La visione antropocentrica è una delle cause del nostro disprezzo per gli esseri “inferiori” e che spesso porta alcune specie all’estinzione.

Tutti gli animali sono ugualmente evoluti, sebbene ognuno di loro si sia adattato ad un ecosistema e a funzioni specifiche. Lo stesso essere umano difficilmente potrebbe sopravvivere nell’habitat di un delfino, o in quello di un batterio o di una tigre del Bengala.

Ricordate che l’evoluzione è un albero con un ramo per ogni specie e non esclude nessuno. Ciò è la dimostrazione, inoltre, che i nostri sentimenti, i pensieri e tutto ciò che ci rende umani, ci rende anche animali.

L’evoluzione non è una scala, in cui crediamo che gli oranghi o i bonobo siano un paio di passi sotto di noi, ma funziona come un albero in cui ogni animale trova il suo spazio ed è importante come tutti gli altri. La visione antropocentrica è una delle cause del nostro disprezzo per le altre forme di vita, scimmie incluse, che inevitabilmente tendiamo a schiacciare in nome di una illegittima “superiorità”.

Categorie: Curiosità Tags:
Guarda anche