Caratteristiche e habitat dell'urubù dalla testa nera

10 aprile, 2021
L'urubù dalla testa nera è una imponente specie di avvoltoio che vive negli Stati Uniti e in Sud America.

Gli avvoltoi sono degli uccelli imponenti che solcano il cielo con le loro grandi ali. Nei cieli e nelle praterie degli Stati Uniti e del Sud America, l’urubù dalla testa nera è uno degli esemplari più diffusi. In questo articolo vi racconteremo di più sulle caratteristiche e lo stato di conservazione dell’urubù dalla testa nera.

L’urubù dalla testa nera

La zoologia – tende a nominare o etichettare allo stesso modo gli animali con una certa somiglianza. Nel caso dell’urubù dalla testa nera, vale la pena fare dei chiarimenti. Sicuramente alcuni di voi conoscono l’avvoltoio monaco (nome scientifico Aegypius monachus), che vive in alcune zone montuose della penisola iberica.

Al di là del suo nome e della sua dieta da spazzino, l’esemplare europeo e quello americano non hanno nessun tipo di relazione fra loro. La somiglianza tra le due specie – per quanto siano distanti – è dovuta a un fenomeno noto in biologia come evoluzione convergente.

Ma la verità è che l’urubù dalla testa nera (Coragyps atratus) appartiene alla famiglia dei  Cathartidae, chiamati anche avvoltoi del Nuovo Mondo. Questa famiglia comprende sette specie diverse, tutte distribuite in America.

Coragyps atratus appollaiato su una roccia.

Questo animale prende un nome diverso a seconda dell’area geografica: si chiama poiana in Honduras e Messico, gallote a Panama o jote dalla testa nera in Venezuela. Attualmente ci sono fino a tre sottospecie.

Caratteristiche fisiche generali

Siamo di fronte ad un rapace dall’aspetto imponente. Pensate che l’apertura alare dell’urubù dalla testa nera varia da 1,30 e 1,65 metri, con una lunghezza massima di 74 centimetri. Il peso varia tra maschi e femmine e possono esserci anche leggere variazioni tra sottospecie.

Il corpo di questo avvoltoio ha la pelle rugosa ed è di colore grigio scuro. Questa pelle è facilmente visibile sulla testa e sul collo, perché mancano le piume. Come indica il nome, il piumaggio di questo avvoltoio è nero. In alcune zone le loro penne presentano una macchia bianca, visibili quando sono in volo.

Avvoltoio con il becco aperto.

Habitat e dieta dell’urubù dalla testa nera

In genere, l’urubù dalla testa nera predilige le praterie, ma è possibile trovarlo anche nelle aree boschive e nelle pianure. Di solito evita le zone di alta montagna, quindi è relativamente facile osservarlo nelle foreste umide e nelle paludi. È stato visto anche nelle città e nei piccoli paesi.

Essendo uno spazzino, questo avvoltoio è sempre alla ricerca di carne in decomposizione. Per trovarla, usa il suo acuto senso della vista. Possono localizzare la loro preda o seguire la traccia lasciata dagli altri avvoltoi fino a raggiungere la carogna che consumeranno. In generale, sappiamo che le abitudini alimentari degli avvoltoi sono di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell’ecosistema.

Se non riesce a trovare abbastanza carogne per nutrirsi, può anche mangiare la materia vegetale decomposta o le uova. In alcune occasioni, l’urubù dalla testa nera ha dimostrato di essere in grado di cacciare bovini vivi e cervi. Questo comportamento, molto insolito per un uccello di questo tipo, non è stato osservato in nessun altro avvoltoio del Nuovo Mondo.

Stato di conservazione

Ad oggi, l’Unione internazionale per la conservazione della natura IUCN classifica questa specie all’interno dei gruppi di “preoccupazione minima”. Ciò significa che le sue popolazioni si mantengono stabili, quindi per il momento non si trova a rischio di estinzione.

Tuttavia, in alcune regioni gli esemplari stanno diminuendo sensibilmente, probabilmente a causa della perdita di habitat per la nidificazione. In alcune regioni degli Stati Uniti, la caccia e il possesso di questi animali è punibile dalla legge. Nonostante ciò, molti agricoltori considerano l’urubù dalla testa nera come una minaccia per gli allevamenti di bovini.

  • Ballejo, F., & de Santis, L. J. (2013). Dieta estacional del Jote Cabeza Negra (Coragyps atratus) en un área rural y una urbana en el noroeste patagónico. El hornero28(1), 07-14.
  • Ballejo, F., Fernández, F., & De Santis, L. J. (2012). Tafonomía de restos óseos provenientes de egagrópilas de Coragyps atratus (jote de cabeza negra) en el Noroeste de la Patagonia argentina. Revista del Museo de antropología5(1), 213-222.