La convivenza tra lupi e bestiame è possibile in Italia?

La convivenza tra lupi e bestiame è possibile in Italia?

Ultimo aggiornamento: 25 aprile, 2018

Com’è il rapporto tra lupi e allevatori di bestiame? Negli ultimi anni, in Italia, la presenza di questo antico cacciatore ha fatto saltare molti equilibri. Oggi, la convivenza appare complicata, per via dell’aumento degli esemplari in molte zone della nostra penisola. Esiste, comunque, la volontà di preservare questi affascinanti predatori, come vedremo in questo articolo.

L’aumento dei lupi in Italia

Erano pochissimi gli esemplari di lupo presenti nello Stivale, dopo la II Guerra Mondiale. A partire dagli Anni ’70, però, il più celebre antenato del cane ha ricominciato ad apparire in modo significativo.

Per ovvi motivi, le zone maggiormente interessate da questo ritorno sono state quelle montane. Attualmente, sulle Alpi italiane si contano oltre 200 esemplari di lupo. Un’espansione territoriale che interessa anche gli Appennini. La regione che ha registrato il più alto numero di questi cacciatori selvatici è il Piemonte, dove vivrebbero stabilmente circa 160 lupi. Insomma, secondo gli ultimi dati, dal 1970 ad oggi, in Italia il numero complessivo è passato da 100 a oltre 2000 esemplari.

un branco di lupi si riposa all'aria aperta

Da un punto di vista di conservazione della specie, ciò è stato possibile grazie a una serie di tutele messe in atto, anche a livello europeo, per evitare la scomparsa di un animale che offre un contributo importante all’intero ecosistema nazionale. Sempre nella regione piemontese, negli Anni ’90 fu portato avanti il progetto Wolfalps che contribuì alla ricolonizzazione della popolazioni di lupo.

L’aumento dei numero dei branchi incide, evidentemente, su molti aspetti dell’economia. E non parliamo solo dei problemi arrecati agli allevamenti di bestiame: nel 2017 in Alto Adige sono stati registrati attacchi a circa 80 mila animali al pascolo. Ci riferiamo anche a possibili ripercussioni sul turismo e sulla sicurezza generale di alcune zone.

La posizione degli allevatori di bestiame

Il comportamento predatorio naturale del lupo ha sempre rappresentato una minaccia per il settore dell’allevamento di bestiame, che lo considera un pericolo per la sua economia. Tuttavia, il maggior danno causato da questa specie si verifica nelle regioni in cui i bovini non sono adeguatamente protetti.

Infatti, dati alla mano, nonostante l’aumento dei lupi, si registrano sempre meno attacchi. Ciò è dovuto ad una serie di motivi contingenti. Anzitutto lo sviluppo degli allevamenti massivi, dal momento che viene ridotta al minimo la percentuale di mucche o pecore che pascolano in zone aperte. In secondo luogo l’adozione di sistemi di controllo, come l’impiego di cani da guardia o l’installazione di moderne recinzioni elettrificate.

Chi alleva bestiame, dunque, ha tutto l’interesse di trovare un compromesso per limitare ulteriormente questo pericolo, migliorando la sicurezza di chi lavora in agricoltura ma senza minacciare la sopravvivenza dei lupi nostrani.

Conservazione della specie senza rischi

Insomma, occorre trovare un punto medio tra l’esigenza che questo fantastico animale continui a vivere, a patto che non rappresenti una minaccia eccessiva per chi vive dell’allevamento e del pascolo:

  • Informazione: le amministrazioni hanno l’obbligo di informare e rendere consapevoli cittadini e allevatori circa la presenza e la tipologia di rischio dei branchi.
  • Tutela: è doveroso creare una strategia di conservazione per il lupo italiano basato su una ricerca scientifica rigorosa.
  • Compensazione: stabilire dei criteri di tutela chiari per chi riceve le visite inaspettate di questi predatori. Ciò include anche aiuti alla popolazione rurale per garantire la coesistenza del lupo con le pratiche zootecniche.
  • Prevenzione: invogliare e supportare gli allevatori a dotarsi di migliori sistemi di sicurezza, statici e dinamici, che funzionino da misure dissuasive contro i lupi.

Esiste un’emergenza lupi in Italia?

I dati che parlano di oltre duemila esemplari presenti nel nostro paese, per lo più in zone di Alpi e Appenino, sono un indizio circa l’espansione di questo animale. Per vari motivi, la presenza dell’antenato del cane è sempre più notata da cittadini e allevatori, come dimostrano i recenti avvistamenti nel Parco dei Castelli Romani, addirittura a pochi chilometri da una metropoli come la Capitale.

Numericamente, comunque, siamo ben lontani dal parlare di un’emergenza. Semmai occorre interrogarsi sulle cause, sul perché i lupi vengano spinti ad attaccare gli allevamenti.

Tradizionalmente, i lupi cacciano diversi tipi di prede, come conigli, lepri e altri piccoli mammiferi. Per diversi motivi, malattie, caccia, ecc., questi animali sono mano mano scomparsi. Pertanto, il lupo italiano si trova costretto a spingersi oltre, per poter sopperire al proprio sostentamento.

lupo grigio

Lupi e bestiame possono convivere?

Proprio per permettere la convivenza tra lupi e bestiame, vi è l’idea di ripopolare boschi e montagne con la piccola cacciagione. In breve, si tratta di cercare di mantenere l’equilibrio della catena alimentare, così com’era prima del massiccio intervento umano. E’ un sistema già usato nell’ambito della caccia e potrebbe funzionare benissimo anche con i lupi.

Oltre ai già menzionati aiuti per migliorare il controllo e la protezione degli allevamenti, un’altra soluzione originale prevede l’utilizzo di asini. Questi animali rilevano molto facilmente la presenza dei lupi, ragliando in modo ossessivo e sono in grado di tenerli a bada, sfruttando i loro potenti zoccoli.

Il problema della convivenza tra bestiame e lupi non è facile da risolvere, ma è qualcosa che va fatto per il bene dell’agricoltura. Aziende e proprietari spesso devono sopportare costi assicurativi molto onerosi, senza considerare la questione di sicurezza relativa ai rifugi di montagna e gli agriturismi. La speranza è che, nel tempo, si riesca a pianificare un intervento capace di tutelare le due parti in causa.

Fonte dell’immagine principale: Eric Kilby

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