Cosa significano i livelli del rischio d’estinzione?

31 Marzo 2019
L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura stabilisce dei livelli per catalogare le specie in una lista - che viene aggiornata ogni anno - in funzione della situazione della popolazione, sia a livello mondiale che in territori specifici.

Gli scienziati avevano bisogno di una base per poter allertare e risolvere la situazione degli animali a rischio d’estinzione, per questo è stata creata la lista rossa con dei livelli. 

Nel seguente articolo vi spiegheremo cosa significa ognuno di questi livelli.

I vari livelli del rischio d’estinzione

La Lista Rossa è l’inventario più completo mai creato delle specie animali e della grandezza della loro popolazione. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (UICN), l’ha creata nel 1963 per poter organizzare i dati sul numero degli animali, oltre a poterli trasmettere in modo semplice.

Questa lista si divide in tre grandi categorie: “minor preoccupazione”, “minacciata” ed “estinzione”. Ognuna di queste ha delle sotto categorie, nelle quali vengono classificate le specie di animali in base a dei semplici criteri.

La Lista Rossa viene aggiornata ogni anno e viene revisionata ogni 5 anni. I governi e le istituzioni locali si occupano di analizzare la situazione delle specie presenti nel loro territorio. 

I criteri a cui una specie si deve attenere per poter essere inserita in uno dei seguenti gruppi sono complessi, ma li abbiamo riassunti per farveli comprendere. Inoltre, queste definizioni possono essere assolute – colpiscono tutto il pianeta – o si limitano ad un solo territorio.

1. Estinto

Tutti gli esemplari di questa specie animale sono morti. Per esempio, il dodo o il mammut: l’ultimo esemplare è deceduto è non c’è la possibilità di trovarne né allo stato selvaggio né in cattività.

2. Estinto allo stato silvestre

Gli animali vivi di una specie si trovano in cattività o fuori dal loro habitat naturale. E’ frequente allevare in cattività gli ultimi esemplari di una specie per studiarli e per fare in modo che si riproducano con l’intenzione di aumentarne la popolazione per poi riportarli in natura.

Tartaruga sulla spiaggia

E’ il caso della tartaruga gigante delle Seychelles: il suo habitat naturale non era molto vasto, e dopo che è stato distrutto, solo pochi esemplari sopravvivono in cattività.

3. In pericolo critico d’estinzione

Esistono vari motivi per i quali una specie animale può essere inclusa in questi livelli del pericolo d’estinzione:

  • La sua popolazione si è ridotta almeno del 90% negli ultimi 10 anni, però si conoscono le cause e si sa che si tratta di una situazione reversibile.
  • La sua popolazione si è ridotta almeno dell’80% negli ultimi 10 anni, però non si conoscono le cause di questa situazione oppure è irreversibile.
  • L’area che occupano in libertà è minore di 10 km quadrati.
  • La sua popolazione comprende meno di 250 esemplari e continua a diminuire, oppure è minore di 50 anche se non si riduce.
Rinoceronte nero nel prato

E’ il caso del rinoceronte nero: negli ultimi decenni il numero degli esemplari è diminuito a causa della caccia furtiva. Si crede che ci siano in libertà circa 4000 rinoceronti neri, e si sta lottando per cambiare questa situazione.

4. A rischio d’estinzione

Il seguente dei livelli del rischio d’estinzione è preoccupante. I criteri delle specie minacciate sono simili, però meno allarmanti del livello precedente: 

Affinché una specie si trovi a rischio d’estinzione la sua popolazione deve ridursi del 70% per cause note e reversibili, o del 50% per cause sconosciute o irreversibili.

Viene colpito anche il numero totale degli animali: se ci sono 2500 esemplari in libertà e continuano a diminuire; o se sono 250 anche se il numero è stabile.

I diversi livelli del rischio di estinzione

In questa situazione si trova la lince iberica: la sua popolazione si è ridotta molto negli ultimi decenni, però si conoscono le cause e gli esemplari in libertà sono circa 400.

Gli sforzi per la sua conservazione stanno facendo in modo che aumentino sempre di più.

5. Vulnerabile

All’interno del gruppo “minor preoccupazione” si sta studiando lo stato delle specie per poterle registrare, così da avere un registro che permetta di vederne l’evoluzione, anche se la sua popolazione è sana.

Affinché un animale si consideri vulnerabile deve aver perso il 50% della sua popolazione negli ultimi decenni per cause conosciute o reversibili; o il 30% per cause sconosciute. Si considera vulnerabile anche se ci sono meno di 10.000 esemplari e questo numero scende, o se ha già raggiunto il minimo di 1000 esemplari.

6. Quasi minacciata

Il criterio per entrare in questo gruppo è più semplice degli altri: dopo aver studiato una specie, si è visto che ancora non si può classificare in nessuna delle categorie già descritte, però si sospetta che nei prossimi anni potrebbe rispettare i requisiti.

7. Minor preoccupazione o dati insufficienti

Per fortuna, non tutte le specie animali del mondo hanno bisogno di essere classificate all’interno dei livelli del rischio d’estinzione. Nel gruppo “minor preoccupazione” si raggruppano tutte le specie che, dopo essere state studiate, non solo non rispettano nessun requisito dei livelli precedenti, ma si sospetta che non li rispetteranno neanche nei prossimi anni.

Un caso a parte sono gli animali che non sono ancora stati studiati sufficientemente: non si possono categorizzare in nessuno dei punti anteriori perché non si sanno abbastanza cose su di loro. Almeno al momento, vengono inseriti in questa lista che si spera sia provvisoria, mentre si aspetta di avere più risorse o più tempo per conoscere la loro situazione reale.

I diversi livelli del rischio d’estinzione sono le basi per far conoscere agli scienziati come si evolve la salute di una specie animale. Tuttavia, ci serve il resto del pubblico per capire la situazione degli animali del pianeta.