Differenze tra animali vivipari e mammiferi

La maggior parte dei mammiferi è vivipara, poiché in questo modo possono proteggere i loro piccoli durante lo sviluppo embrionale, garantendone la nascita nella maggior parte dei casi e aumentando il tasso di sopravvivenza degli embrioni.
Differenze tra animali vivipari e mammiferi

Ultimo aggiornamento: 14 settembre, 2022

Gli animali sviluppano varie caratteristiche adattive per far fronte al loro ambiente. Tra le più importanti c’è la viviparità, una strategia riproduttiva che consente di dare alla luce i propri piccoli senza che questi si formino all’interno di un uovo. Tuttavia, questa caratteristica non rappresenta una categoria tassonomica né è utile a classificare le specie.

Al contrario, i mammiferi fanno parte di un gruppo tassonomico che presenta caratteristiche comuni e le cui specie possono essere vivipare o ovipare. È possibile che questa frase vi confonda, perché i mammiferi vengono associati agli animali vivipari, ma in realtà tra i due vi sono grandi differenze. Continuate a leggere questo articolo e imparate a riconoscerli.

Cos’è un mammifero?

I mammiferi sono in realtà una classe tassonomica, la classe Mammalia, che raggruppa organismi che soddisfano le seguenti caratteristiche:

  1. Sono omeotermi. I mammiferi sono in grado di regolare il proprio calore corporeo grazie al loro alto tasso metabolico. Pertanto, possono colonizzare ambienti molto freddi a temperature inferiori allo zero.
  2. Hanno tre ossa nell’orecchio. Martello, incudine e staffa (a parte specie come l’ornitorinco e l’echidna).
  3. Hanno il pelo in almeno una fase della loro vita. Anche i mammiferi marini sviluppano del pelo durante lo sviluppo embrionale.
  4. Presentano ghiandole mammarie. Queste strutture sono in realtà ghiandole sudoripare modificate per secernere il latte. Questa caratteristica è quella più importante del gruppo e il motivo per cui tutti i rappresentanti del taxon vengono chiamati mammiferi.

Questo gruppo è monofiletico, il che significa che tutte le specie al suo interno hanno uno stesso antenato comune. In ogni caso, comprende esseri viventi molto diversi che vivono sia sulla terra che nell’acqua. Le loro capacità locomotorie li rendono capaci di nuotare, saltare, volare, correre e gattonare.

In breve, i mammiferi sono in grado di colonizzare quasi tutti gli habitat e mostrano caratteristiche diverse a seconda della specie analizzata.

Due capre che combattono

Tipi di mammiferi

La grande diversità dei mammiferi consente l’attuazione di strategie di vita nuove e distintive in molte delle specie. Con questo approccio, possono essere suddivisi nei seguenti tre sottogruppi:

  • Monotremi: sono organismi che detengono caratteristiche ancestrali simili a quelle dei rettili. La più rappresentativa è la presenza della cloaca, cioè il foro di uscita dell’apparato digerente, urinario e riproduttivo.
  • Marsupiali: sono molto simili ai placentari, con la differenza che il loro sviluppo embrionale nell’utero è molto breve. Per questo motivo le loro ghiandole mammarie si presentano in una specie di “sacca”, perché in essa i piccoli finiranno di svilupparsi mentre bevono il latte materno. Questa membrana simile a una sacca viene chiamata marsupio, ed è il motivo per cui hanno ricevuto il nome di marsupiali.
  • Placentari: la stragrande maggioranza dei mammiferi appartiene a questo sottogruppo. Comprende tutti gli organismi che si sviluppano completamente all’interno nel grembo materno. Per fare ciò, producono una membrana placentare che nutre il piccolo nell’utero.

Cos’è la viviparità?

La viviparità è una strategia riproduttiva tramite la quale si dà alla luce un piccolo vivo. Ciò significa che il completo sviluppo del piccolo avviene all’interno della madre. Come accennato in precedenza, questo termine viene usato per indicare una caratteristica in più dell’animale, ma non per classificarlo tassonomicamente.

Oltre alla viviparità, ci sono altre due strategie riproduttive a cui gli esseri viventi possono ricorrere. Le elenchiamo di seguito:

  1. Oviparità: caratterizzata dalla produzione di uova. L’embrione si sviluppa al di fuori del corpo della madre, ma all’interno di un uovo che fornisce tutti i nutrienti di cui ha bisogno. Ciò significa che una singola femmina può produrre più prole a ogni evento riproduttivo, dal momento che i feti non sono immagazzinati all’interno nel suo corpo.
  2. Ovoviviparità: è un punto intermedio tra l’oviparità e la viviparità. In questa strategia, viene prodotto un uovo che rimane all’interno della madre, ma viene rilasciato solo al momento della schiusa. Pertanto, i piccoli nascono (in apparenza) vivipari.

Ciascuna delle strategie di cui sopra offre alcuni vantaggi evolutivi alla specie. Ciò significa che ogni animale “sceglie” quella che gli dà i migliori risultati in termini di successo nel suo ambiente. Tuttavia, questi tratti non sono specifici di un singolo gruppo tassonomico.

Che differenze ci sono tra mammiferi e vivipari?

I mammiferi sono un gruppo tassonomico che presenta alcune caratteristiche in comune. D’altra parte, la viviparità è un tratto che qualsiasi specie può avere (o meno), indipendentemente dal gruppo evolutivo a cui appartiene. Entrambi i termini non sono equivalenti e nell’approccio biologico sono completamente diversi.

La confusione potrebbe essere dovuta al fatto che in genere i mammiferi sono vivipari, ma ne esistono alcuni che non lo sono. Ad esempio, l’ornitorinco, che è un monotremo, fa le uova. Per questo motivo, è sbagliato equiparare entrambi i termini o usarli come sinonimi.

Gli animali vivipari possono appartenere a diversi gruppi tassonomici come rettili, mammiferi, anfibi o pesci. Questi gruppi sono molto diversi tra loro e non tutti i membri che vi appartengono presentano questa caratteristica. Per questo motivo, il termine “viviparo” viene utilizzato solo per definire il tipo di strategia riproduttiva di una specie.

Esistono rettili, come alcuni serpenti, che sono completamente vivipari nonostante non siano inclusi nel gruppo dei mammiferi.

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Come potete vedere, mammiferi e vivipari sono gruppi animali molto diversi tra loro, anche se solo il primo rappresenta una classificazione tassonomica valida. Questo non significa che sia sbagliato usare uno o l’altro termine, ma piuttosto che è necessario riconoscere di quale gruppo si sta parlando per selezionare il termine appropriato.

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