Doping nei cavalli da competizione

La questione del doping nelle competizioni animali è piuttosto complessa. Vi sono svariati retroscena e non è un tema così facile da affrontare come sembra. In questo articolo vi mostriamo alcune delle sue particolarità.
Doping nei cavalli da competizione

Ultimo aggiornamento: 19 agosto, 2022

La prima volta che viene fatta menzione del doping nei cavalli è in un dizionario inglese nel 1889. Al giorno d’oggi questo termine si usa per riferirsi all’uso di sostanze proibite che possono influenzare le prestazioni degli esemplari, sia in positivo che in negativo. E queste includono molti dei trattamenti veterinari comunemente somministrati nell’allevamento equino.

Siamo tutti consapevoli dell’esistenza del doping intenzionale, ma cosa fare nel caso in cui non sia così? Negli ultimi decenni si sono verificati diversi casi di doping derivati da sviste o mancanza di informazioni. Ecco perché è così importante che chi alleva animali da competizione si informi al meglio a riguardo.

Doping equino: una pratica antica

Il doping negli animali da sport e da spettacolo esiste fin dall’antichità. Diversi esempi sono riportati nella mitologia greca:

  • Diomede, figlio di Ares, nutrì i suoi cavalli con carne umana per renderli selvaggi e invincibili.
  • Filostrato ha raccontato che, tre secoli prima di Gesù Cristo, i partecipanti alle Olimpiadi usavano pozioni per migliorare le loro capacità atletiche.
  • Morgan C. E. (1958) afferma che nell’antica Roma ai cavalli veniva somministrato idromele per migliorare le loro prestazioni.
  • Nel XVIII secolo in Inghilterra, ai cavalli in competizione venivano somministrate bevande alcoliche per stimolarli.

Perché è così importante combattere il doping nei cavalli?

La pratica del doping viola tutti i principi dell’etica sportiva. Inoltre, compromette la salute degli animali perché devono far fronte all’effetto di sostanze nocive. Senza contare che di solito è praticato da non professionisti, senza conoscenza o rispetto delle regole dell’asepsi.

Il doping nei cavalli può anche influenzare i programmi di riproduzione e selezione. Immaginate un piano di riproduzione basato sui risultati ottenuti in una competizione manipolata. Tale piano sarà destinato al fallimento in quanto le rese ottenute non saranno imputabili al cavallo e verranno utilizzati cavalli di qualità mediocre per la riproduzione.

Quali sostanze sono vietate nei cavalli da competizione?

Secondo la normativa vigente, l’uso di qualsiasi sostanza che agisca su:

  • Il sistema nervoso, cardiovascolare, endocrino o immunitario, ad eccezione delle vaccinazioni obbligatorie.
  • Gli apparati respiratorio, digerente, urinario, riproduttivo e locomotore.
  • Sostanze antinfiammatorie, antipiretiche, analgesiche, antinfiammatorie e citotossiche.

Farmaci per vincere le gare

Questo tipo di farmaco viene solitamente somministrato dal responsabile del cavallo, a proprio vantaggio. È il caso degli stimolanti a breve durata d’azione, come le anfetamine, la cocaina o i narcotici, ma anche anabolizzanti somministrati in maniera ripetuta. Oppure, ad esempio, nel caso di cavalli paurosi, la somministrazione di piccole dosi di tranquillanti.

Farmaci per perdere le gare

In questo caso sono persone estranee all’animale a somministrarli. Spicca l’uso di tranquillanti ad alte dosi, sedativi o depressori del sistema nervoso centrale, al fine di nuocere alla resa del cavallo nelle gare.

Farmaci per ripristinare o recuperare le prestazioni

In questo ambito possiamo fare riferimento all’uso di antinfiammatori, sia steroidei che non steroidei, anche se in alcuni paesi il loro utilizzo è consentito, sempre sotto il controllo di un veterinario. Lo stesso vale per le fluidoterapie e le terapie a base di soluzioni elettrolitiche. L’esatto contrario invece si applica agli anestetici locali, il cui uso è sempre vietato.

Altre tendenze nel doping nei cavalli

Ad esempio, la somministrazione di determinate sostanze per mascherare la rilevazione di farmaci illegali. Oppure farmaci che aumentano la diuresi e quindi diminuiscono la concentrazione relativa di farmaci nell’organismo. Ma anche autotrasfusioni, digiuno per pregiudicare le prestazioni o l’uso dell’eritropoietina.

Nota finale

Le malattie ormonali nei cavalli sono molteplici.

È necessario evidenziare che da sempre si considera il controllo del doping un compito difficile. Il motivo è duplice:

  • Da un lato, devono essere prese in considerazione le difficoltà tecniche dei test diagnostici.
  • Dall’altro, la varietà di criteri che esistono al riguardo nei diversi Paesi di tutto il mondo.

Molte sono le sostanze comunemente utilizzate nella medicina equina che potrebbero alterare le prestazioni dei cavalli destinati allo sport. Pertanto, la possibilità di rilevarne alcune nei fluidi corporei dei cavalli è molto alta. Per non parlare del fatto che ogni agente viene somministrato a una dose specifica e viene metabolizzato per una via diversa.

Per questo motivo, parlare di controllo nell’uso dei farmaci è complicato e questi hanno un’alta probabilità di venire considerati doping.

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