Il virus dell’immunodeficienza felina e le possibili cause

5 Novembre 2019
Il virus dell'immunodeficienza felina può essere contagiato solo attraverso un morso da parte di un gatto infetto.

Possono passare mesi o anni prima di rilevare l’HIV. Si tratta, infatti, di un lentivirus che non manifesta subito i supi sintomi sebbene l’infezione sia presente da diverso tempo nell’organismo. In questo articolo presentiamo le possibili cause del virus dell’immunodeficienza felina (FIV), un’affezione che colpisce un’alta percentuale di gatti nel mondo.

Sistema immunitario indifeso

Il FIV è stato scoperto nel 1966 in Europa. Questa malattia cronica distrutte i linfociti, uno dei principali tipi di cellule immunitarie, e causa uno stato di immunodeficienza nei gatti.

I linfociti B e T difendono l’organismo da diverse sostanze estranee, come virus, cellule tumorali o batteri. Producono anticorpi e proteine conosciute come gammaglobuline; questi elementi formano la  prima linea di difesa immunitaria del corpo.

I linfociti T si muovono lungo tutto il flusso sanguigno e il sistema linfatico. Garantiscono immunità cellulare producendo e rilasciando citochine, piccole proteine che modulano il sistema immunitario. I linfociti B sono presenti nei tessuti linfatici e formano le cellule che generano gli anticorpi.

Una volta all’interno dell’organismo del gatto, il FIV attacca direttamente il sistema immunitario, con preferenza per i linfociti T. Dal momento in cui entra nell’organismo fino alla comparsa dei primi sintomi può passare molto tempo. Questo lungo periodo di incubazione è l’aspetto che lo definisce come un lentivirus.

Il virus dell’immunodeficienza felina… e altri

Il FIV appartiene alla stessa famiglia della leucemia felina (FeLV). Si tratta di malattie molto simili, ma che differiscono perché il primo è un lentivirus, mentre il secondo è un retrovirus. Il virus dell’immunodeficienza felina ha una forma allungata, invece il FeLV è circolare; differiscono anche la loro genetica e la loro struttura proteica.

Il FIV è un lentivirus simile a quello che causa la polmonite nelle pecore, encefalite e artrite nelle capre, l’HIV negli umani e l’anemia infettiva nei cavalli.

Gatto con immunodeficienza felina

Attenzione ai morsi

Il morso di un gatto infetto è l’unico mezzo di inoculazione del virus finora conosciuto. Diverso tempo dopo, iniziano a presentarsi le cosiddette infezioni opportunistiche, che in genere rappresentano il primo indizio della presenza del FIV.

Questo virus approfitta dell’assenza degli anticorpi compromettendo la salute del gatto in diversi modi e più o meno seriamente. Le gatte, inoltre, possono trasmettere gli anticorpi del FIV ai loro cuccioli tramite il latte. Si è scoperto, tuttavia, che dopo i primi sei mesi di vita questi anticorpi spariscono. Solo in pochi casi il gattino resta infetto.

Principali sintomi del virus dell’immunodeficienza felina

I batteri, i funghi, i protozoi o i virus in genere coabitano con i gatti senza danneggiare la loro salute. Diventano un enorme pericolo, però, in presenza di anticorpi prodotti dai danni al sistema immunitario.

Al primo sintomo di febbre nel gatto, bisogna consultare il veterinario. Se questa è accompagnata da un calo dei leucociti, il professionista richiederà sicuramente un esame per verificare la presenza del FIV.

Non bisogna mai sottovalutare l’inappetenza dei nostri animali domestici, così come è bene fare attenzione allo stato del loro pelo. Un pelo poco lucente indica un problema di salute nell’animale.

Infezioni ricorrenti

Le principali infezioni che si presentano in un gatto con FIV sono la gengivite e la stomatite, che provocano ulcere nelle gengive e nella bocca. Saranno presenti anche l’anemia, la neutropenia o bassi livelli di globuli bianchi, insieme alla trombocitopenia o riduzione delle piastrine.

Gatto con il virus della immunodeficienza felina

In presenza di infezioni croniche delle vie urinarie o dell’apparato respiratorio, non bisogna esitare a chiedere il parere del veterinario. Lo stesso vale in caso di diarrea persistente, aborti o difficoltà riproduttive, progressivo dimagrimento, convulsioni e altri disturbi neurologici.

Una valutazione completa per diagnosticare il virus dell’immunodeficienza felina

Il medico esaminerà la storia clinica del gatto e i suoi sintomi prima di richiedere un esame degli anticorpi del virus dell’immunodeficienza felina. Si tratta di prove di laboratorio che in genere richiedono di essere ripetute dopo tre mesi prima di formulare una diagnosi certa.

I gatti appena nati presenteranno gli anticorpi della madre infetta fino ai sei mesi. Conviene pertanto realizzare questo esame medico dopo tale periodo per determinare la presenza o meno del virus.

Meglio a casa

Se la malattia è stata diagnosticata, il gatto non dovrebbe uscire da casa. In questo modo, se ne eviterà l’esposizione a infezioni, tra altre problematiche perché il sistema immunitario è danneggiato.

I farmaci antimicrobici, antinfiammatori e steroidei anabolizzanti lo accompagneranno per sempre. Il veterinario potrebbe prescrivere anche idratazioni, trasfusioni di sangue e integratori ad alto contenuto calorico.

Il modo migliore per contrastare le cause del virus dell’immunodeficienza felina è impedire che il gatto deambuli per strada. Tenerlo in casa eviterà il contatto con felini infetti con cui potrebbe litigare.